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Un cumulo di debiti formativi da recuperare

Alle scuole superiori sette studenti su dieci hanno insufficienze. La notizia è apparsa questa mattina con grande risalto sui quotidiani nazionali, in particolare la Stampa di Torino. In base ai dati forniti dal ministero della Pubblica Istruzione, due milioni di studenti, passati al vaglio degli scrutini di febbraio, hanno totalizzato 8 milioni di debiti formativi, in media 4 per ciascuno. La situazione è particolarmente grave negli istituti professionali dove l’80 per cento degli allievi risulta gravemente insufficiente.

“La notizia – commenta l’on. Manuela Ghizzoni – può essere vista da due diversi punti di vista. Per un verso, si tratta certamente di un dato allarmante, anche se non nuovo, in particolare dopo le ultime rilevazioni Ocse Pisa. Emerge la difficoltà che la nostra scuola incontra nel dare la adeguata preparazione e le necessarie competenze alle ragazze e ai ragazzi, affinché possano affrontare le sfide del loro futuro, professionale e culturale. Al contempo, si confermano i limiti degli attuali metodi didattici, prevalentemente fondati sulla lezione frontale e adatti agli studenti più disciplinati e motivati: ne deriva che vengono lasciati inevitabilmente indietro tanti giovani, i cui talenti non sono valorizzati e “catturati” da queste modalità di insegnamento, tradizionalmente trasmissive. L’innovazione nella didattica si rende pertanto sempre più necessaria.

Per un altro verso, i dati forniti dal Ministero dimostrano che durante la legislatura che sta per concludersi, il problema è stato affrontato di petto, con la chiara volontà di riportare serietà nella scuola. Abbiamo iniziato con al riforma dell’esame di Stato (per ridare serietà e rigore a questo passaggio fondamentale verso la “maturità”, per valorizzare il merito degli studenti e l’impegno degli insegnanti, per contrastare efficacemente i “diplomifici”), poi ad ottobre 2007 si è intervenuti sui debiti formativi. Il ministro Fioroni ha stabilito per decreto che i debiti devono essere sanati prima degli scrutini di giugno o, al più, nel corso dell’estate successiva, entro il 31 agosto. Gli studenti, pertanto, potranno accedere all’anno superiore solo dopo aver colmato le proprie lacune: in questo modo, saranno in grado di affrontare il programma scolastico e non si sentiranno più “esclusi” del lavoro che si svolge in classe.

A seguito di tale provvedimento, a febbraio le scuole hanno fatto un primo bilancio delle lacune pregresse degli studenti, portando alla luce la “montagna” di debiti formativi accumulati nel tempo e mai “smaltiti”. Per far fronte all’attività di recupero organizzata dalle scuole, il Ministero ha messo a disposizione circa 300 milioni di euro. Sanare questa situazione non è certo impresa facile, ma è la premessa necessaria non solo per riportare la nostra scuola ad essere competitiva con quelle degli altri paesi europei, ma soprattutto per permettere ai ragazzi di uscire da scuola ricchi di competenze, di senso critico, di cultura e curiosità. Inoltre, è indubbio che il mancato recupero dei debiti formativi penalizzi soprattutto gli studenti in condizioni sociali disagiate, poiché la povertà di saperi e di competenze, che difficilmente potranno colmare dopo la scuola, può rappresentare un limite alla loro successiva affermazione professionale e lavorativa.”

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