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Walter Veltroni agli operai: «Siamo il partito del lavoro». Il leader del Pd boccia la Bossi-Fini

«Siamo un grande partito del lavoro». Un nuovo patto sociale quello che Walter Veltroni definisce nel suo intervento alla “Conferenza operaia” del Pd organizzata a Brescia, con la presenza dei segretari dei tre sindacati confederali. Veltroni propone poi un nuovo patto tra i produttori per la crescita del paese. «Un nuovo patto tra i produttori perché solo così l’Italia può crescere e la crescita è un obiettivo fondamentale, perché senza non c’è la possibilità di una redistribuzione equa. Questo patto deve coinvolgere anche gli artigiani e i piccoli e medi imprenditori che sono tra coloro -ha continuato il leader del Pd da Brescia- che mandano avanti l’Italia».
Veltroni ha poi ribadito «l’assoluto impegno per combattere la precarietà perchè i giovani devono essere giudicati in base al loro talento e non avere le occasioni della vita in base alla dichiarazione dei redditi del loro padre». Tra gli obiettivi primari del Pd, Veltroni ha poi confermato quello di «rendere più forte la capacità di acquisto di salari e pensioni. L’avremmo già fatto ma la destra non ha voluto. Bisogna adeguarli all’aumento del costo della vita. Si parla molto della quarta settimana ma in alcuni casi è anche difficile raggiungere questo traguardo».
L’ultima battuta il candidato premier del Pd l’ha dedicata al voto operaio che secondo un sondaggio di qualche giorno fa non premierebbe il Pd: «io so per certo che gli operai sono sempre molto attenti al loro voto perchè sanno che con il voto si può cambiare il destino del loro lavoro, della loro famiglia e dell’intero paese», ha concluso.
Nel suo discorso a Brescia Veltroni ha anche ricordato la strage di piazza Della Loggia e ha espresso solidarietà al professor Piero Ichino, candidato alla Camera nelle liste del Pd, per le minacce subite dalle Br.

La bocciatura della Bossi-Fini. Occorre «mettere mano alla legge Bossi-Fini in due direzioni», in modo da «rendere più facile» l’arrivo in Italia di quanti vogliono lavorare, e in modo da reprimere i reati commessi dai clandestini. Rispondendo ad una domanda di Ferruccio De Bortoli durante la trasmissione Primo Piano, Veltroni ha detto che «la prima cosa da fare è riformare la legge Bossi-Fini che era nata con l’idea di contrastare l’immigrazione clandestina, e ha prodotto l’opposto». Infatti se «per avere una badante filippina si devono attivare delle procedure talmente complicate tanto che nessuno le può seguire, va a finire che la badante filippina viene in Italia clandestinamente, poi ritorna a Manila e a quel punto scatta la procedura di assunzione». «Bisogna rimettere mano alla legge Bossi-Fini – ha spiegato ancora Veltroni – e bisogna farlo in due direzioni: bisogna rendere più facile l’arrivo in Italia di persone che vogliono venire a lavorare; dobbiamo essere una terra accogliente per le persone perbene che vogliono venire a lavorare; e poi dobbiamo essere molto severi nei confronti della clandestinità che non è legata alle difficoltà delle procedure ma al fatto che si arriva clandestini per compiere atti criminali. Bisogna essere molto, molto duri – ha concluso – reprimendo il fenomeno e garantendo che le pene erogate vengano davvero scontate».

«Qualche nome lo farò, non di persone che appartengono ai partiti, ma esterne». È un Walter Veltroni in gran forma quello che a Brescia spiega la composizione del suo futuro governo: e ci saranno «diversi» ministri esterni. «Come ci sono capilista non di partito, ci saranno ministri non di partito», spiega Veltroni. Il leader del Pd dice anche si aspettarsi una telefonata di Berlusconi nel caso in cui alle elezioni vincesse il Pdl anche di poco: «I leader di maggioranza e opposizione si devono telefonare. Non appartengo a quella schiera di politici, cui appartiene Berlusconi, che danno giudizi al lunedì e giudizi opposti al martedì».
Veltroni aggiunge: «Confermo che se vincessimo daremmo alle opposizioni una Camera e la presidenza delle commissioni di controllo», e che «quale che sia l’esito del voto vanno fatte subito insieme le riforme che andavano fatte prima». Questo non significa un governo tecnico per le riforme: «Assolutamente no. Le riforme si fanno insieme, ma a questo punto chi vince, fosse per un solo voto, governa».
Il leader del Pd, tra l’altro, pensa che su Alitalia Berlusconi abbia sbagliato. Ma «non sono mai per regolare le questioni sul piano giudiziario». Sostiene che la destra «un po´ stancamente vuole vincere per gestire il potere». Conferma la sua disponibilità al confronto tv con Berlusconi: «La stranezza è che non si faccia il confronto tv. Sono disposto anche ad andare sulle sue tv».

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