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«Una risposta all’emergenza», di Stefano Fassina

La proposta del «buono spesa» illustrata ieri da Veltroni aggredisce uno dei più acuti problemi sentiti dalla stragrande maggioranza delle famiglie italiane: la difficoltà a far fronte agli anomali aumenti dei prezzi dei beni alimentari di prima necessità. I dati sull’inflazione di marzo, resi noti dall’Istat nei giorni scorsi, indicano un aumento, rispetto allo stesso mese del 2007, del prezzo della pasta del 17,2%, del pane del 13,2%, del latte del 10,5%, della frutta del 5,8%, degli ortaggi e della carne oltre il 4%.

È vero che l’indice generale si ferma al 3,3%, ma è la bolletta alimentare che pesa. E pesa tanto più quanto minore è il reddito di una famiglia. Ma, i dati sull’inflazione non dicono tutto se non vengono confrontati con l’andamento dei redditi da lavoro, in particolare da lavoro dipendente, e da pensione, i quali, da almeno 15 anni, a fatica riescono a tenere il passo dell’indice generale dei prezzi, ossia perdono potere d’acquisto in termini reali. In altre parole, i redditi da lavoro dipendente e da pensione non partecipano all’aumento della ricchezza prodotta dal Paese, nonostante contribuiscano o abbiano contribuito a produrla. La “torta” si allarga, ma le loro “fette” rimangono sempre della stessa dimensione, quindi, rispetto a quelle dei percettori di altri redditi (di lavoro autonomo, di impresa, di capitale) diminuiscono.

Dato tale quadro, le risposte dovute dalla politica economica e date dal Pd sono di due ordini: una di ordine emergenziale; una di ordine strutturale. In sostanza, la politica economica del Pd continua a seguire lo stesso schema proposto settimana scorsa per le pensioni (innalzamento delle detrazioni subito; revisione del paniere di riferimento per la rivalutazione annuale e modifica dei coefficienti di trasformazione per dare risposte strutturali).

Il bonus spesa è la risposta emergenziale, ad una emergenza sociale pressante, per la quale i tempi delle riforme strutturali, necessarie, sono tempi troppo lunghi. Il buono spesa, prospettato a partire dal prossimo primo Luglio, ha il fine “circostritto” di compensare almeno tre milioni di famiglie italiane per l’aumento dei prezzi dei beni alimentari. Ha un valore di 600 euro per una famiglia di quattro componenti in una “condizione economica equivalente” inferiore a 18.000 euro all’anno (ad esempio, una coppia con due figli a carico, un reddito complessivo inferiore a 18.000 euro all’anno, meno di 15.000 euro di risparmi e senza altro patrimonio che la casa di abitazione). Il livello di condizione economica per ricevere il buono spesa e l’ammontare del buono, secondo la proposta del Pd, variano in base alla numerosità del nucleo famigliare (in riferimento alla scala di equivalenza prevista per l’Isee, l’indicatore di situazione economica equivalente). In aggiunta, la proposta punta, attraverso una convenzione tra Governo e associazioni di rappresentanza degli esercenti attività commerciali, a potenziare il buono spesa con uno sconto del 5-10% sui beni acquistati nei punti vendita convenzionati.

Il buono spesa non è una trovata estemporanea, da campagna elettorale. Si iscrive nell’insieme di misure, già contenute nel programma del Pd, finalizzate a migliorare la condizione economica delle famiglie. In particolare, si iscrive nell’intervento per incrementare il potere d’acquisto dei redditi da lavoro. Infatti, nella bozza di Disegno di Legge presentata da Veltroni a metà Marzo («Un fisco per lo sviluppo e l’equità»), all’articolo 1, è prevista anche la restituzione dell’incremento delle detrazioni ai “contribuenti incapienti”, ossia, a quei contribuenti che devono un’imposta minore della detrazione ad essi spettante. In sintesi, è una specifica modalità di disegnare l’assegno ad essi dovuto dal fisco. Quindi, il suo impatto di finanza pubblica, quantificato in 1,4 miliardi di euro all’anno, è già coperto, non è un costo ulteriore. Come per l’aumento delle detrazioni fiscali per le pensioni illustrato da Veltroni settimana scorsa, si interviene contestualmente sulle classi medie e sulle situazioni “normali” (capienti) e sulle famiglie con maggiori difficoltà (gli incapienti appunto).

Il buono spesa, come la proposta per le pensioni e per i redditi da lavoro, è un “intervento mirato”, auspicato anche da Bini-Smaghi in una recente intervista, per affrontare nell’immediato la caduta del potere d’acquisto senza innescare pericolose spirali inflazionistiche. Infatti, il buono spesa, come le detrazioni fiscali, non ha effetti sulle aspettative di inflazione, non attiva le nefaste ricadute, sperimentate in passato, della scala mobile su crescita economica e redditi. Tale infausta prospettiva sarebbe, invece, conseguenza delle proposte di revisione indiscriminata dei meccanismi di indicizzazione di retribuzioni e pensioni propagandate da PdL e Sinistra Arcobaleno.

Veniamo ora alla risposta strutturale: come indicato nel programma del Pd, essa si articola in un ventaglio di misure intorno all’obiettivo di innalzamento della produttività di sistema, la produttività totale dei fattori, non solo (e non tanto) la produttività del lavoro. In altri termini, parliamo di riforma della scuola, dell’università, della ricerca, del primato della legalità, del rafforzamento della sicurezza, dell’ammodernamento delle infrastrutture, dell’efficienza delle pubbliche ammnistrazioni, della semplificazione degli adempimenti contabili e fiscali, delle liberalizzazioni, delle riduzioni di imposte. In sostanza, la risposta strutturale punta a difendere il potere d’acquisto dei redditi da lavoro attraverso l’innalzamento sostenibile della crescita economica del Paese e la distribuzione equa di tale crescita su tutte le forze produttive coinvolte. Inoltre, la risposta strutturale investe la politica energetica, a livello nazionale ed europeo. Investe le misure per l’efficienza delle catene della distribuzione commerciale. Investe, infine, la Politica Agricola Comune europea, oggetto degli (auspicabili) interventi di revisione del Bilancio europeo nel 2009.

In conclusione, equità e sviluppo, insieme. Attenzione all’emergenze sociali e determinazione a scogliere i nodi strutturali, insieme. Per un’Italia moderna, dinamica e solidale.

l’Unità.it 

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