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“Il 25 aprile appartiene a tutti gli italiani”

L’on. Ghizzoni: “Educare le giovani generazioni alla pratica della democrazia ma anche favorire la conoscenza della Costituzione tra i cittadini stranieri”

“Quando celebriamo il 25 aprile, quando rendiamo omaggio ai tanti che ebbero il coraggio di opporsi al nazifascismo, noi non rievochiamo semplicemente un passato lontano ma parliamo del presente, dell’Italia di oggi che ha nella sua Costituzione le regole fondamentali e condivise della democrazia.

Celebrare il 25 aprile vuol dire quindi riconoscersi nell’assetto democratico nato storicamente dalla Resistenza, frutto di una sintesi magistrale tra culture politiche differenti. Per questo il 25 aprile appartiene a tutti gli italiani, di qualunque schieramento politico essi siano. Uno sguardo più distaccato e obiettivo su quella stagione della storia nazionale, le nuove acquisizioni della ricerca storica – avviata in gran parte dei casi dagli stessi Istituti storici della Resistenza – la volontà di sottrarre gli studi sulla Resistenza ai condizionamenti della propaganda, tutto questo potrebbe contribuire finalmente alla formulazione di giudizi più sereni. Eviterebbe un uso politico della storia che, alimentato dalla logica degli opposti estremismi ha finora nuociuto, prima che alla verità, alla prospettiva di una democrazia compiuta. E invece ritorna la mai sopita tentazione della destra italiana di riscrivere la storia, di allargare le spaccature nel Paese anziché sanarle.

Il divieto di eseguire “Bella ciao”, imposto alla banda comunale dal sindaco di Alghero; la decisione del sindaco di Milano di non partecipare alle celebrazioni del 25 aprile; la richiesta di Gustavo Selva, senatore uscente di An, di abolire la festa del 25 aprile; l’invito del senatore Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi, a riscrivere i capitoli sulla Resistenza nei libri di testo per le scuole; il richiamo alla “razza forte e pura” pubblicato a pagamento sui quotidiani da un noto imprenditore bolognese: sono tutti segnali inequivocabili di un tentativo di delegittimazione del giorno della Liberazione.

Le parole possono avere destini diversi: consumarsi nella retorica e svuotarsi di senso oppure mantenersi vive nel legame con il loro contenuto materiale. A chi vorrebbe liquidare la Resistenza e i movimenti partigiani come mitologia o archeologia, noi rispondiamo che questo Paese – e tutto ciò che gli italiani hanno costruito e realizzato in oltre 60 anni di libertà – ha il suo atto fondativo in quella stagione di impegno civile, di lotta per la libertà e la democrazia. Per questo dobbiamo scongiurare la perdita di memoria collettiva e ogni tentativo di archiviare un capitolo di storia che non è patrimonio di una parte politica ma della Nazione nel suo insieme.

Opporsi alla smemoratezza significa educare le giovani generazioni alla pratica quotidiana della democrazia; promuovere nelle scuole la conoscenza di un sistema politico e istituzionale che è anche modello di civiltà, punto di convergenza delle grandi tradizioni di pensiero dell’Occidente. Ma anche favorire la conoscenza della Costituzione tra i tanti cittadini stranieri che oggi arrivano nel nostro Paese in cerca di lavoro, di benessere, di libertà per sé stessi e per i propri figli. Anche a loro dobbiamo proporre, nel rispetto delle tradizioni e delle culture, un sistema di valori nato per garantire i diritti universali di uomini e donne e che trova nella Carta costituzionale italiana una delle sue massime espressioni”.

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