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Che scuola propone Mariastella Gelmini, neoministro?

“Merito e più poteri ai presidi”, ecco la scuola del nuovo ministro, di Salvo Intravaia
“IL MERITO, innanzitutto”. Ecco il pensiero del neoministro della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini. Nel totonomine dei giorni scorsi, il suo nome era già in circolazione proprio per la “casella” che le ha successivamente affidato il premier, Silvio Berlusconi. E assieme al nome, tra gli addetti ai lavori, sono cominciate a circolare anche le prime critiche: chi la considera troppo giovane e chi avrebbero preferito un tecnico con maggiore conoscenza sistema-scuola. Ma se qualcuno pensa che la trentacinquenne bresciana sia stata catapultata a Palazzo della Minerva quasi per caso si sbaglia. E di grosso. Lei ha le idee abbastanza chiare sulle mosse da fare per rilanciare il sistema dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Il suo pensiero, quasi fosse una premonizione, è contenuto in una proposta di legge (“Delega al Governo per la promozione e l’attuazione del merito nella società, nell’economia e nella pubblica amministrazione e istituzione della Direzione di valutazione e monitoraggio del merito presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato”) presentata lo scorso 5 febbraio, quando il governo Prodi era già caduto. Il disegno di legge prevede una serie di deleghe al governo: per la “valorizzazione del merito nel sistema scolastico e universitario”, per “la valorizzazione del merito nella pubblica amministrazione” e per “la valorizzazione del merito nel mercato del lavoro”.

Il motivo è semplice. “È noto – si legge nella relazione introduttiva della Gelmini – che il sistema-Paese sta attraversando, da molti anni, una crisi che attraversa tutti i livelli sociali e istituzionali; si tratta di una crisi di fiducia e di speranza tra le cui cause si può annoverare la scarsa valorizzazione del merito come criterio di distribuzione delle opportunità e di valutazione delle persone. L’impostazione statalista e dirigista che ha imperniato l’ordinamento degli ultimi cinquanta anni ha portato con sé la marginalizzazione del merito, che non è mai assurto a principio guida in grado di regolare i fenomeni sociali, i processi economici e le relazioni di lavoro”.

Per rilanciare la scuola occorrerebbe manovrare tre leve: “Valorizzazione del merito e piena applicazione del principio di autonomia scolastica”, “valorizzazione del merito degli studenti” e, infine, “valorizzazione del merito dei docenti”. Come? In primis, passando per il “rafforzamento dei poteri organizzativi e disciplinari dei dirigenti scolastici con compiti di gestione amministrativa e di reclutamento del corpo docente”. Proseguendo per “la promozione di una piena concorrenza tra le istituzioni scolastiche, mediante l’adozione di meccanismi di ripartizione delle risorse pubbliche in proporzione ai risultati formativi rilevati da un organismo terzo” che pubblicherà “annualmente una classifica regionale delle istituzioni scolastiche fondata su parametri trasparenti e verificabili” e attraverso “il riconoscimento alle famiglie di voucher formativi da spendere nelle scuole pubbliche o private”.

Gli studenti dovrebbero essere spronati a dare il meglio attraverso “la cancellazione del sistema dei debiti formativi e l’aumento della selettività dei meccanismi di avanzamento scolastico, anche attraverso la reintroduzione degli esami di riparazione”. Per coloro che sono in difficoltà occorrerebbe prevedere “all’interno del piano dell’offerta formativa delle singole istituzioni scolastiche, anche consorziate tra loro, appositi moduli integrativi obbligatori che diano l’opportunità, senza oneri a carico dello studente, di recuperare nel corso dell’anno eventuali insufficienze nelle singole materie” e per i più bravi incentivare “gli interventi volti alla concessione di borse di studio legate al merito, ferma restando la necessità di garantire un sistema adeguato di sovvenzioni a studenti meritevoli in stato di necessità”.

Per spingere i docenti a lavorare “meglio” dovrebbe essere eliminato “ogni automatismo nelle progressioni retributive e di carriera degli insegnanti”. Bisognerebbe liberalizzare progressivamente la professione docente “attraverso la chiamata nominativa da parte delle autonomie scolastiche su liste di idonei, con un periodo di prova di due anni scolastici propedeutico all’assunzione a tempo indeterminato” e dare “la possibilità alle singole istituzioni scolastiche di stipulare con singoli docenti contratti integrativi di tipo privatistico”.

Per fare decollare il sistema universitario gli studenti dovrebbero sottoporsi ad “esami preliminari obbligatori per l’accesso alle università pubbliche e private, anche ove non sia previsto il numero programmato per le iscrizioni ai corsi di laurea, al fine di valutare la preparazione di base e i successivi progressi degli studenti”. Bisognerebbe rimodulare “le tasse universitarie, con rafforzamento delle borse di studio destinate agli studenti meritevoli e aumenti delle tasse a carico degli studenti fuori corso”, ampliare “l’ambito di applicazione dell’istituto del prestito d’onore”.

Per la valorizzazione del merito dei docenti universitari e dei ricercatori si dovrebbe passare per la “la progressiva abolizione degli incarichi a tempo indeterminato”. Occorrerebbe rivedere “i meccanismi di reclutamento, mediante l’istituzione progressiva della chiamata nominale da parte delle facoltà universitarie” e “introdurre sistemi di verifica triennali dei risultati della ricerca, ai fini del mantenimento dell’incarico e delle progressioni di carriera”. Ma non solo. I finanziamenti agli atenei dovrebbero essere ripartiti in misura direttamente proporzionale ai risultati formativi qualitativi certificati da organismi terzi”. Stesso discorso per gli Enti di ricerca ai quali toccherebbe la privatizzazione e “la soppressione di quelli pubblici che risultano inadeguati rispetto agli standard internazionali”.
Repubblica.it – 8 maggio 2008

Il 4 maggio 2008 su l’Unità, in attesa di conoscere l’Esecutivo Berlusconi quater, Marina Boscaino ha proposto il seguente ritratto della Ministra in pectore.
La stella Gelmini, trentacinque anni per spegnere la luce alla scuola pubblica
Mariastella Gelmini, forzitaliota doc, cattolica oltranzista, potrebbe essere il futuro ministro dell’Istruzione (speriamo – ma non ne siamo certi – pubblica).
La cautela è d’obbligo: la Gelmini – trentacinquenne – è avvocato. Assessore al territorio della Provincia di Brescia, consigliera regionale e immediatamente dopo coordinatrice regionale di Forza Italia, la Gelmini viene eletta alla Camera nel 2006. Un pedegree di tutto rispetto; compreso il culto della personalità del Grande Capo (era lì, adorante, il 18 novembre dello scorso anno, quando da un predellino di una macchina parcheggiata a Milano nasceva un partito), che nelle seguaci non manca mai. Di Berlusconi parlava così, in un’intervista al «Giornale» di qualche tempo fa: «Ha carisma, libera in noi energie positive, tira fuori la parte migliore, suscita idee nuove. Dice che bisogna alzarsi al mattino con il sole in tasca. Ai giovani piace la sua idea che la politica sia una cosa a tempo. Si fa se c’è entusiasmo, finché si è utili. Il contrario del politicante di professione». Spregiudicatezza, dinamismo, “modernità”, freschezza: è questo che l’elettorato italiano apprezza, come dimostra – più o meno ininterrottamente – dal 1994. Atteggiamenti rincorsi affannosamente per tentare di ingaggiare un confronto impari sin dalla partenza. Che ha portato – nella generalizzata mancanza di progetto politico – alla pesante sconfitta elettorale.
La scuola rischia. È vero che siamo abituati da tempo al fatto che per occupare la poltrona di viale Trastevere non occorre titolo specifico, se non il fatto di averla frequentata, la scuola. E siamo anche abituati al fatto che l’ostinazione a non considerare la carica di ministro di un settore delicato come quello dell’istruzione vincolata a competenze e sensibilità specifiche sia un errore che nelle ultime due legislature è stato pagato a caro prezzo. Ma qui c’è di più. Il cursus honorum della Gelmini tradisce almeno elementi determinanti, che fanno presagire guai grossi per la scuola pubblica, qualora le previsioni dovessero avverarsi. Innanzitutto il suo essere “lumbard”, senza se e senza ma. Strenua fautrice del federalismo fiscale, sostenitrice entusiasta di Roberto Formigoni: è appena il caso di ricordare come Formigoni stesso sia stato in grado di ammettere – usando la riforma del Titolo V della Costituzione – il doppio canale (sistema di istruzione vs sistema di formazione professionale) in Lombardia, avvalendosi dell’autonomia regionale nel campo dell’istruzione. Il fatto che la Gelmini abbia presentato il 5 febbraio scorso una proposta di legge che si pone come primo obiettivo «L’attuazione concreta nella società italiana del principio del merito» è la cosa che preoccupa di più.
Protagonista principale, la scuola. I punti essenziali di questo, che si preannuncia come un assedio arrembante al sistema scolastico statale, sono riassunti nella scheda qui sotto. Quello che preoccupa, soprattutto, è l’assoluta miopia nel continuare ad ignorare una serie di elementi fondamentali, che rendono – come dimostrano i tanto sbandierati dati Ocse Pisa, mai letti con la necessaria attenzione – il sistema scolastico italiano tanto disomogeneo. Innanzitutto la mancanza di analisi rispetto alle differenti realtà locali, ai territori, alle regioni. Prevedere un sistema di valutazione che individui standard di prestazioni è già impresa estremamente difficile. Considerare poi che questi standard possano essere sovrapponibili a tutte le realtà, non tenendo conto delle differentissime condizioni di partenza, delle strutture, della composizione del territorio è miope o in malafede; perché propone implicitamente la peggiore delle discriminazioni: quella su base socio-culturale. La chiamata nominativa dei docenti, sostituita alla chiamata per graduatoria pubblica, significa virtualmente sostituire alla garanzia di pari opportunità di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori un criterio lobbystico e clientelare, quando non improntato alla necessità di consacrazione di un pensiero unico. La concorrenza nella scuola ha già creato danni e disfunzioni sufficienti, imponendo di concentrare l’attenzione su elementi più o meno fittizi che con la qualità dell’insegnamento e la capacità di costruire cittadini consapevoli e autonomi non hanno nulla a che fare.
Non saranno certamente la reintroduzione dell’esame di riparazione o l’aumento di selettività dei meccanismi di avanzamento scolastico a risollevare la scuola italiana dall’impasse culturale e formativa nella quale sta da anni scivolando.
La strada individuata dalla Gelmini (qualora dovesse essere lei il nuovo ministro) scatenerà l’applauso di opinionisti-accademici, le cui lobbies consolidate garantiscono incursioni spregiudicate in campi di cui non conoscono la complessità. Applicando a quei campi criteri manageriali. Ma, ne sono certa, non del mondo della scuola. Non è di un interventismo decisionista ed efficientista, acritico e mercantilistico di cui la scuola italiana ha bisogno.
La proposta del futuro ministro:
– Rafforzamento dei poteri organizzativi e disciplinari dei dirigenti scolastici e degli organismi di amministrazione che li adiuvano, con compiti di gestione amministrativa e di reclutamento del corpo docente
– La promozione di una piena concorrenza tra le istituzioni scolastiche, mediante l’adozione di meccanismi di ripartizione delle risorse pubbliche in proporzione ai risultati formativi rilevati da un organismo terzo tenuto a pubblicare annualmente una classifica regionale delle istituzioni scolastiche fondata su parametri trasparenti e verificabili
– Cancellazione del sistema dei debiti formativi e l’aumento della selettività dei meccanismi di avanzamento scolastico, anche attraverso la reintroduzione degli esami di riparazione;
– Valorizzazione del merito dei docenti, mediante: – l’eliminazione di ogni automatismo nelle progressioni retributive e di carriera degli insegnanti;
– la progressiva liberalizzazione della professione, da attuare attraverso la chiamata nominativa da parte delle autonomie scolastiche su liste di idonei, con un periodo di prova di due anni scolastici propedeutico all’assunzione a tempo indeterminato, garantendo comunque la mobilita` dei docenti;
– la possibilità, per le singole istituzioni scolastiche, senza oneri aggiuntivi a carico della Stato, di stipulare con i singoli docenti contratti integrativi di tipo privatistico.

15 Commenti

  1. elena dice

    Dunque, vorrei dire la mia in proposito…ci si lamenta del precarariato. Ci si lamenta degli stipendi e della malasanità
    allora cosa fare???
    seplice, invece di rendere tutto più facile, il quale serve solo a “sfornare”ignoranti, sarebbe opportuno rendere tutto più difficile, (attenzione: non “impossibile”) in modo da far si che chi entra nel mondo del lavoro e della ricerca sia preparato. Allo stesso tempo gli stipendi sarebbero più alti. Non è giusto andare all’università perchè “non ho cosa fare” ma bisogna andarci perchè si AMA fare quel mestiere.
    Le bocciature o rimandature SERVONO perchè è giusto che si impari! la scuola e l’università servono ad imparare non a “ruiscaldare la sedia”.
    Pertanto è giusto la reitroduzione delle rimandature, se poi è “pesante perchè rovina l’estate”, allora non sei portato per lo studio.
    Se lo scopo è avere la laurea ma divertirsi, allora non si ha capito nulla dello studio e del lavoro.
    E poi il paragone con l’America! ma dai! lo sanno tutti che l’istruzione americana FA SCHIFO! li ci sono ricercatori italiani, come in molti altri paesi d’Europa e non…perchè?perchè l’istruzione in italia è l’unica cosa che funzioni davvero e la stiamo perdendo!!
    è giusto fare una pre-selezione all’università.
    è giusto che l’università duri 5 anni! più altri 2 di dottorato o specializzazione o master. Perchè se si vuole gente brava! è giusto così.
    Più la strada è difficile più andranno avanti chi ama quel lavoro.
    Se non siete d’accordo, pazienza.
    Ma allora non lamentatevi degli stipendi bassi, della precarietà e della malasanità.
    Perchè magari quelli che fanno morire un paziente l’ha fatto perchè non sa distinguere un femore dall’avambraccio.

  2. Alessandra dice

    Chiedo soltanto di togliere da mezzo questi maledetti esami di riparazione che, al contrario di come pensate, non sono per niente utili.Le lacune nn si possono recuperare in sole dieci ore, personalmente da studentessa dico che questa riforma Fiornoni ci ha danneggiato poichè alla fine dell’anno o ci saranno più della metà dei bocciati rispetto agli altri anni oppure persone che avranno una sufficienza regalata e l’anno seguente si ritroveranno peggio di prima.

  3. valentina dice

    LA Gelmini propone l’abolizione dell’esame di stato e degli ordini professionali che a mio avviso non servono a nulla?

  4. Annamaria dice

    Ho trovato, dopo alcuni giorni, molti post interessanti, che ritengo una base molto interessante di ulteriore discussione per la Scuola Superiore:

    a) le bocciature sono un fallimento.

    Vero, verissimo, ma ogni bocciatura ha una propria storia ed è indagando su queste storie che la scuola può correre ai ripari.
    La Scuola DEVE dare una istruzione/formazione ai propri futuri cittadini per il periodo ritenuto più opportuno (14? 16? 18 anni? Parlaimone…), ma finito il periodo di “obbligatorietà” le strade devono divergere e la Scuola Superiore DEVE ESSERE SELETTIVA.
    Il messaggio sbagliato che è passato in questi anni è che l’Unica Scuola Superiore accettabile fosse il liceo. Al punto che si sono “licealizzati” tutti…
    Invece il vero nerbo dell’Italia produttiva ed immediatamente rispondente al mercato è da sempre stato l’Istituto Tecnico, quello da cui uscivano (ed escono) Periti già indirizzati ai bisogni del territorio.

    b) Una bocciatura NON è una catastrofe.

    Una bocciatura è spesso un evento quasi “luttuoso”, o per la famiglia, o per il ragazzo, o per ambedue, ma è anche un segnale forte per definire che qualcosa NON ha funzionato.
    Come ho detto prima, non è sempre possibile generalizzare (cosa che in genere detesto), ma possiamo comunque individuare gli elementi causanti: il ragazzo, la scuola.
    Se si tratta di un problema del ragazzo, sono possibili: un’impreparazione precedente inadeguata, una scadente organizzazione del metodo di studio, un periodo legato ai vari problemi dell’adolescenza, un rapporto scadente con il corpo docente e/o con i compagni, una scarsa motivazione allo studio o a “quel” tipo di studio.
    Se si tratta di un problema della Scuola: un inefficace dialogo docente/i col ragazzo, una scarsa corrispondenza del programma attivato con la classe, uno scadente controllo sul potere assoluto dei docenti nell’azione didattica da parte dei Quadri, una comunicazione Scuola/famiglia indirizzata più all’informazione che alla azione collaborativa.
    Sono quasi certa che ogni bocciatura trovi in queste componenti la propria motivazione, ma soprattutto sono CERTA che i ragazzi SAPPIANO PERFETTAMENTE la motivazione del loro insuccesso.
    Basterebbe, forse, un po’ di analisi (non c’è bisogno di psicologi o sociologi, basterebbe un po’ di buon senso) per individuare la causa e, di conseguenza, il rimedio.
    Permettete un aneddoto personale.
    Io ho avuto un anno “difficile” al Liceo, molti anni fa e sapevo bene che le mie difficoltà erano legate alla mia impossibilità di concentrazione fra le mille distrazioni della casa (i miei lavoravano); di fronte alla “minaccia” di mio padre, che considerava 1 anno perso come un evento possibile, ma 2 come un errore irreparabile, per cui sarebbe stato necessario cambiare percorso (per me la fine degli studi e un lavoro sulla macchina del puntino… so che l’avrebbe fatto!), ho chiesto di andare in collegio, l’unico posto in cui sarei stata obbligata a studiare.
    I ragazzi sanno perfettamente quello che vogliono, quello che fanno ed il grado di loro responsabilità: quindi credo che di fronte ai “fallimenti” il ruolo dei Genitori sia fondamentale.
    Certo che se un genitore si rivolge al TAR perchè il figlio fannullone è stato bocciato… come posso giudicare…: “Un pir al n’ha mai fatt ‘na brugna!” (Un pero non ha mai fatto una prugna!)

    c) Le lezioni private sono una vergogna.

    Non solo perchè sono costose e non solo perchè sono lavoro nero, ma perchè dimostrano che il metodo per recuperare ESISTE. Ed è il rapporto 1/1.
    Tuttavia, questo non è possibile, dati i fondi della Scuola Pubblica nei Corsi pomeridiani (se la smettessimo di dare soldi alle private… ma questo è un altro discorso, scusatemi): un escamotage potrebbe essere quello del “cambio docenti”.
    Spesso capita che un argomento, spiegato da un prof sia incomprensibile, spiegato da un altro sia chiarissimo. Credo quindi che anche questa variabile debba essere tenuta in considerazione nell’allestimento dei Corsi di Recupero (e meno male che ci sono… basta che i ragazzi però ci vadano spinti da una motivazione seria, inculcata dagli adulti, non per scaldare i banchi!), così come altre soluzioni strategiche che una Scuola “motivata” conosce benissimo.

    d) La dislessia, la discalculia, la disortografia sono stati spesso causa di insuccessi scolastici e di questo portiamo responsabilità tutti noi di un Corpo Docente.

    I ragazzi affetti da DSA (Disturbi specifici dell’apprendimento) sono persone in genere intelligentissime, che però incontrano ostacoli col penna, biro, righe scritte, tabelline e per questo vengono puniti, in genere, con una bocciatura.
    Per fortuna oggi molto si sta muovendo: a Carpi, partendo da un’iniziativa di due Dirigenti “illuminati” come Lia Durante del Monaco e Renzo Gherardi, si è avviato nel lontano 1999/2000 uno studio con il dottor Giacomo Stella sulla dislessia e sulla sua possibile correzione.
    Oggi TUTTI i bambini di Carpi (e delle Terre d’Argine) vengono sottoposti, in 1° elementare (primaria) a 2 screening che evidenziano problemi di dislessia: in questo modo solo i soggetti davvero portatori di questo DSA vengono inviati, tramite le famiglie, al Servizio Sanitario per un percorso individualizzato.
    Il “problema” della dislessia (oggi la Scuola Carpigiana e degli altri comuni sta lavorando sulla discalculia) è così passato da “incapacità” di affrontare la scuola a “disturbo” per cui è necessario attivare strumenti, come il computer per la scrittura, la scansione audio dei testi di studio, eccetera.
    Come si vede, quando la Scuola si assume l’onere di indagare anche sulle proprie responsabilità, anche grazie a Quadri responsabili e partecipi, i risultati si vedono…

    Adesso tocca alla Scuola NON dell’obbligo farsi carico di ragazzi intelligenti che richiedono un po’ più di “fatica” e “costo”: trasformare una pagina in un mp3 costa un po’ di impegno e di tempo, ma credo sia obbligatorio, all’interno dei doveri del docente, considerare anche i “bisogni” specifici del tuo alunno Pinco Pallino, unico ed irripetibile, che non impara, ma non per colpa sua e che quindi tu, prof., puoi “selezionare” o trasformare in un bellissimo cigno.

    Scusate, come sempre, la lunghezza.

  5. Fabbri Marco dice

    A Ludovica. Penso che fino ad ora i discorsi e le proposte, si siano orientati sul fatto di non “discriminare” gli studenti con più difficoltà di apprendimento(ma impegnati e presenti nello studio), anzi penso sia necessario aiutarli in tutti modi possibili e gratuitamente all’interno, magari, della fascia pomeridiana della scuola.
    E’ necessario però, a mio avviso, scremare le classi da ragazzi che NON HANNO IMPEGNO E VOLONTA’ di riuscire e di studiare, cercando di capire se eventualmente cambiando indirizzo scolastico si possa recuperare lo stimolo dello studente.
    Mi sembra giusto altresì, che un ragazzo volenteroso, capace e desideroso di spendere maggior tempo nello studio, possa aver a disposizione la possibilità, negli stessi modi, di integrare la sua cultura e conoscenza, senza nulla togliere ad altri.
    Solo così si può lasciare la libertà alla persona di decidere il prorpio futuro senza ledere la libertà di altri. Un ragazzo che non si trova di fronte ad un punto di resa dei propri debiti, può essere un ragazzo che ne deduce che nella vita non c’è differenza tra chi si impegna e chi non si impegna, danneggiando e demotivando chi, studiando, rinuncia a vivere una parte della sua adolescenza e giovinezza.
    Mi sembra doveroso insegnare a tutti la differenza tra “chi lavora e chi campa di rendita”, sia nella scuola che nel mondo del lavoro.
    Ciao a tutti

  6. A Ludovica: hai ragione, ogni bocciatura è un insuccesso del Paese, della scuola, del docente e dello studente. Per impedire che ciò accada, la scuola deve innovarsi e mettere in campo metodi non tradizionali di insegnamento, per consentire a tutti gli studenti, soprattutto a quelli che hanno più difficoltà, di poter apprendere, di crescere, di diventare adulti. Insomma, metodi didattici che siano in grado di far diventare la scuola davvero inclusiva, per gli studenti bravi, che devono trovare i necessari stimoli ai propri talenti, e per quelli che fanno più fatica, perché hanno bisogno di tempi di apprendimento più dilatati.
    Ma non possiamo nemmeno nasconderci dietro a un dito: se si accumulano debiti formativi, bisogna recuperarli perchè se no si resterà sempre indietro, fino al punto da non riuscire più a colmare le differenze. E consentire ad uno studente di “essere ultimo” senza intervenire significa, nei fatti, volere una scuola adatta solo ai più bravi e disinteressata all’insuccesso degli altri. E’ questo che vuoi per il nostro Paese? Se il problema fosse davvero il recupero dei crediti, come ti spiegheresti i tantissimi abbandoni scolatici di questi anni, in cui non c’è stato obbligo di recupero?
    La tua idea di corsi che vengono frequentati in base alle compentenze degli studenti è una realtà anche dei Paesi Scandinavi (la scuola si mette al passo con gli studenti e non il contrario), con buoni risultati: ne abbiamo parlato anche in un post precedente, nel quale l’amico Lucio proponeva una scuola a più velocità. Non so cosa ne pensi il nuovo Ministro: stando alla sua proposta di legge, mi pare più interessata a creare una scuola selettiva, che non si cura di chi ha difficoltà. La giudicheremo comunque sui fatti.
    Sulla dislessai hai completamente ragione. Nella legislatura appena conclusa, il provvedimento per i disturbi specifici dell’apprendimento (come la dislessia) era a metà cammino: approvato al Senato , era all’esame della mia commissione (la VII) alla Camera.
    Per seguire la discussione della passata legislatura clissa su http://legxv.camera.it/_dati/leg15/lavori/schedela/trovaschedacamera_wai.asp?PDL=2843
    Io sto comunque ripresentando una nuova Proposta di legge, a partire dal lavoro già fatto in commissione, per dare risposta alle esigenze di ragazzi come la tua amica.

  7. Ani dice

    Ministro faccia qualcosa x gli studenti e soprattutto tolga la riforma fioroni!!!!!

  8. Fabbri Marco dice

    Ciao. Anche io penso sia giusto che nel governo ombra si tengano in considerazione persone qualificate nell’ambito della scuola come Manuela o Mariangela. Questo perchè, solo chi ha vissuto, vive e lavora nel settore della scuola può capire le problematiche reali di studenti e docenti.
    Mi trovo d’accordo su una forte selezione degli studenti più meritevoli, ma è necessario dare a chi si impegna ma ha più difficoltà la possibilità, all’interno delle attività scolastiche, di poter recuperare le sue carenze. Dare anche la possibilità a chi è più portato allo studio, di integrarsi e di perfezionarsi.
    Non eccedere, a mio parere, nella competizione. La scuola, non deve essere vista come un’azienda che compete su un libero mercato di concorrenza. Bisogna piuttosto permettere alle scuole di presentere un piano formativo molto ampio nei suoi contenuti e nei servizi possibili a vantaggio di studenti e docenti.
    Penso che questo si possa ottenere, in parte, riconoscendo il giusto merito a docenti e dirigenti, in base alla loro professionalità, impegno e disponibilità.
    Non condivido che si debba creare un corpo docenti in base alla chiamata. Mi sembra un sistema che facilita le assunzioni in base a possibili conoscenze o clientelismi, piuttosto che in funzione della professionalità e preparazione del docente.

  9. ludovica dice

    Io credo che le bocciature siano solo un motivo di abbandono della scuola e non si misura il livello scolastico con il numero di bocciati o di rimandati anzi penso sia un elemento di errore,di fallimento per i docenti.Perche non si puo attuare in Italia un sistema scolatico simile a quello europeo o statunitense dove ci sono vari corsi nelle scuole stesse,che vengono frequentati in base alle capacità dello studente?ci saranno meno abbandoni e la possibilità a tutti di avere un istruzione di base…!perche davvero la scuola è l unico trampolino per il futuro ma non crediate che con l ‘introduzione degli esami di riparazione si risolvano le cose anzi…I corsi di recupero per il primo quadrimestre non hanno avuto grande successo credo che in pochi casi siano stati saldate l ‘insufficenze.In questo modo non si è fatto altro che rendere la scuola ancora più privata dato che molti studenti si sono recati,dato lo scarso successo dei recuperi,da professori privati(3o euro l’ora latino,35 matematica) ma come sappiamo tutti la situazione economica italiana è disastrosa e ben pochi genitori si sono potuti permettere professori cosi cari!!!mah…poi io m auguro che voi politici abbiate maggiore riguardo anche a problematiche come la dislessia perhè non sempre,sappia sign.Ghizzoni gli errori ortografici o sintattici sono dovuti a un scarso livello scolastico,dato che questo disturbo colpisce ben il 4% della popolazione e in molte scuole superiori i professori continuano ad avere pregiudizi verso cio.Pensi a una mia amica dislessica le hanno vietato di fare il liceo classico eppure a me sembra che la scuola sia pubblica e prima di tutto sia un diritto l’istruzione!Spero in un cambiamento radicale della scuola….

  10. A Manuele: anche a me piacerebbe conoscere l’opinione della ministra Gelmini sulla formazione e il reclutamento dei docenti. Aspettimo che proferisca verbo… Nell’attesta si possono fare valutazioni sulla scorta della sua PDL, nella quale è prevista la chiamata nominativa dei docenti su lista di idonei. A questo proposito la penso come Annamaria e la Boscaino: molto, molto pericolosa.

  11. manuele dice

    E COSA PROPONE LA GELMINI PER COLORO CHE VORRANNO INSEGNARE??? E LA SISS??? COSA DOVRà FARE UN LZUREATO DOPO LA SPECIALISTICA PER POTERI INSEGNARE….

  12. ho pubblicato questi primi profili della ministra Gelmini per cominciare a farmi/vi un’idea verso quale scuola, speriamo pubblica, e verso quale sistema universitario e di ricerca tenderà la sua azione di governo.
    alcune considerazioni (scusate la lunghezza, ma gli argomenti sono tanti):
    – la scuola è (e dovrà esserlo sempre di più) una “agenzia educativa”, nella quale valorizzare il merito e il talento degli studenti, ma soprattutto nella quale garantire a tutti i giovani pari opportunità di crescita, apprendimento, formazione.
    Insomma credo abbia ragione Annamaria: premiare il merito e i talenti è cosa bene diversa dal creare un sistema competitivo nel quale viene valorizzato solo colui che ha “una marcia in più” mentre è marginalizzato chi ha difficoltà. Non si tratta di tornare al 6 politico o all’appiattimento verso il basso, ma di prendere coscienza che la vera emergenza della scuola italiana è la dispersione e l’abbandono scolastico, che raggiungono cifre doppie rispetto agli altri paesi europei. Problema che ci riguarda tutti, poichè i giovani poveri di saperi e di competenze saranno meno attrezzati nell’affrontare le sfide imposte dalla globalizzazione e saranno i candidati a nuove povertà economiche e marginalità sociali. I dati OCSE PISA, poi, mostrano una relazione stretta tra successo scolastico e condizione sociale.
    Di tutto questo, però, nella PDL della Gelmini non c’è alcuna traccia: speriamo vi faccia riferimento nelle sue prossime dichiarazioni, nell’attesa di conoscere chi sarà il Sottosegretario con delega alla scuola;
    – la Gelmini vuole tornare agli esami di riparazione mentre Valentina Aprea, responsabile scuola di FI ed ex sottosegretario della Moratti (candidata ideale al Ministero di viale Trastevere, ma si sa, anche in politica il merito non è valorizzato…)propone il ritorno agli sbarramenti biennali: speriamo che, all’interno dello stesso gruppo, trovino un accordo. Ma una cosa è certa: la società e l’università stanno accogliendo tanti “analfabeti di ritorno”, che non hanno recuperato i debiti formativi prima dell’uscita dal sistema scolastico. A Federico: ma davvero è questo che vuoi, un Paese di giovani che fatica a comprendere un testo e che ne farebbe una sintesi sconclusionata zeppa di errori ortografici? Certo, il successo mediatico di veline e tronisti può far credere che le competenze non servano, in questo Paese: ma tu sai bene che la realtà (la vita vera) sta al di qua dello schermo televisivo…
    – da tempo il PD sostiene che il sistema dell’Università e della ricerca vanno innovati concedendo più autonomia “responsabile” basata sulla valutazione: a questo proposito è stata creata l’ANVUR, l’Agenzia di valutazione dell’Università e della ricerca. Vedremo se, nei prossimi atti di avvio concreto dell’attività dell’ANVUR, il Ministro sarà coerente con questa impostazione;
    – nella sua PDL, la Gelmini propone la privatizzazione degli Enti pubblici di ricerca e la soppressione di quelli che risultano inadeguati rispetto agli standard internazionali. Mi chiedo (ma trattasi di domanda retorica!) a che scopo privatizzarli, dato che i nostri Enti di ricerca sono di altissimo livello, così come i ricercatori; e lo sono ancora di più se consideriamo che sono abituati a far le nozze con i fichi secchi, a causa dei continui tagli (da destra e da sinistra, anche dal Governo Prodi e questa condizione, ammetto, l’ho vissuta come una sconfitta anche personale). Ciò di cui necessitano i nostri Enti di ricerca sono più risorse, attribuite anche secondo valutazione dei risultati conseguiti, e più autonomia, così come abbiamo predisposto nella delega al Governo per il riordino degl ienti di ricerca. La parola adesso alla nuova ministra, che dovrà predisporne i decreti attuativi.

  13. Annamaria dice

    per Federico

    Magari si potesse tornare indietro di 15 anni!
    Se fossimo nel 1993 faremmo ancora in tempo a bloccare qualche essere DEVASTANTE, altro che gli esami di riparazione!

    E STUDIA, così non avrai mai problemi di debito! :o)

  14. Annamaria dice

    Sono da sempre una sostenitrice del “merito”.
    Tuttavia l’accostamento “merito” – “competizione”, nella scuola PUBBLICA, mi fanno paura. Vedremo…

    E’ sicuramente necessario che un Istituto Terzo, qualificato e riconosciuto, ponga dei livelli standard di riferimento, ma un Ministro della Pubblica Istruzione (ari- MIUR) NON può ignorare che la Scuola non è un maglificio.
    Soprattutto, che la Scuola Italiana NON E’ SOLO LA SCUOLA SUPERIORE, per sua necessità “selettiva” e particolare. Certamente da riformare, ma non con la devastante licealizzazione…

    E’ per questo e tanti altri motivi che avrei auspicato finalmente una “tecnica” (l’età proprio non fa differenza). Lo stesso vale per il Governo-Ombra, per cui ripropongo la candidatura di Mariangela Bastico oppure Manuela Ghizzoni, che in quanto a “merito” non avrebbero, credo, rivali…
    Che c’azzecca la Merloni?
    Manager contro manager?
    Non se ne esce mai?

    La Scuola della Gelmini sarà certamente, viste le premesse, un’ennesima maldigerita managerizzazione della Scuola, senza però, mi pare, “investire” sulla formazione e definizione dei Quadri, oggi spesso (credo sia una realtà diffusa) ancora più “spenti” nella burocratizzazione e lontani dai problemi degli alunni di quanto non siano, certamente, gli insegnanti.

    La “chiamata diretta” sarebbe a mio parere, DEVASTANTE. Auspico da sempre concorsi rigorosi (meritocratici) ed un tirocinio verificato non da colleghe, ma da terzi, perchè si sa che “una volta entrati, non si esce quasi più”.

    Ma vediamo un po’ che succede… Ci sediamo sulla riva del fiume ed aspettiamo gli inevitabili tanti cadaveri.

  15. Federico dice

    Ma pensasse a levà l’esame di riparazione piuttosto,che siamo tornati indietro di 15 anni x colpa di quel maledetto di Fioroni…

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