università | ricerca

Botta e risposta tra Di Pietro e Fini: solo una “gaffe” del Presidente?

Le cronache politiche della giornata di ieri – dedicata alla fiducia del Governo Berlusconi quater – hanno riportato la notizia della gaffe compiuta dal Presidente della Camera Fini nei confronti dell’on. Di Pietro. Da parlamentare esprimo un giudizio più severo: sarebbe infatti molto grave se l’episodio fosse foriero dello stile che caratterizzerà la Presidenza di Fini.

Di Pietro avvia la sua dichiarazione di voto di sfiducia con riferimento all’offerta ricevuta da Berlusconi nel 1994 di ricoprire la carica di Ministro dell’Interno, prosegue poi alludendo ai trascorsi giudiziari del Presidente del Consiglio. La maggioranza reagisce con proteste sempre più vibranti, mano a mano che Di Pietro procede nel suo intervento, tanto da determinare più interruzioni del discorso (rinvio al resoconto stenografico, che registra le parole pronunciate ma non può tener conto della intonazione delle voci, dell’indistinto rumoreggiare, della lunghezza delle pause, della tempestività delle reazioni).

È compito del Presidente della Camera garantire ai deputati di esprimere la propria opinione in Aula, senza che commenti e intemperanze verbali dei colleghi, che siedono sui banchi opposti, ne compromettano l’ascolto e la comprensione.

Passi che il Presidente Fini abbia atteso a questo compito senza solerzia (per non dire riluttanza: e a chi ritenesse severo il mio giudizio, propongo di rivedere la registrazione audiovisiva della seduta); sono comunque gravi le parole pronunciate alla richiesta di Di Pietro di poter esporre le argomentazioni in un contesto più sereno. La traduzione in vulgata di quel « Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di quest’Aula e sa che è abbastanza naturale che ci sia, nei limiti… Ovviamente dipende unicamente da ciò che si dice» sarebbe “quando non si dicono cose condivisibili (rispetto a quale pensiero? a quello della maggioranza?) è normale che l’intervento sia sovrastato da fischi e reazioni verbali e quindi sia interrotto”.

Ma come? Il Presidente della Camera, la terza carica dello Stato, si mette a sindacare sul contenuto delle dichiarazioni di un deputato, dimenticandosi della posizione di terzietà che è sostanza di questo ruolo istituzionale?

Pertanto, bene ha fatto Casini ad iniziare la propria dichiarazione di voto finale con un riferimento all’episodio: «Signor Presidente, proprio perché dissento totalmente dalle cose che ha detto l’onorevole Di Pietro, vorrei ricordarle che i parlamentari non possono essere sindacati, fatti ascoltare o meno a secondo di quello che dicono, altrimenti si apre un precedente assai pericoloso».

Male invece hanno fatto La Russa, Cicchitto e Bocchino a ribattere risentiti e con argomentazioni spuntate. Apre le danze il ministro della Difesa La Russa che affida ad una agenzia di stampa la sua fine argomentazione: «Casini ha fatto la maestrina dalla penna rossa, cercando di spiegare a Fini come si fa il presidente della Camera. Ma non credo sia in grado di dare lezioni. Del resto è l’unico che in aula ha dato ascolto a Di Pietro, che vive ancora di antiberlusconismo senza capire che l’antiberlusconismo è finito ed è senza argomenti”. Per la cronaca, Casini ha dichiarato in premessa di dissentire da Di Pietro ma, è vero, che non c’è peggior sordo di chi non voglia sentire, e in tal caso la sordità è determinata dall’attitudine a celare la politica dietro il velo della polemica ideologica e sterile. Intervengono poi il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto e il suo vice, Italo Bocchino, per dichiarare «Le polemiche dopo le parole del Presidente Casini sono strumentali. Gli interventi dello stesso leader dell’Udc e di Veltroni dimostrano che quanto ha affermato il Presidente Fini é esatto. Il rispetto dell’Aula nei confronti dell’oratore, infatti, è direttamente proporzionale a quello del relatore nei confronti dell’Aula. Se poi Casini ha il complesso dell’ex non per questo può pensare di dare lezioni ad altri». Insomma, confondono il rispetto con la libertà di esprimere opinioni in contrasto con la maggioranza (ma non è il sale della democrazia?) e poi non riescono a trattenersi da un giudizio sommario sulla persona di Casini (e non sull’uomo politico), che viene dipinto come rancoroso e stizzito.

Ma come, non è stata inaugurata ieri la Terza Repubblica, fondata sul dialogo e sull’apertura del Presidente del Consiglio Berlusconi alle opposizioni? E voi – La Russa, Cicchitto e Bocchino – volete già corrompere, con il vostro indice puntato, questo clima di positiva concordia? Le parole di Casini nulla avevano di irrispettoso e tanto meno di offensivo. Non sarebbe stato meglio – soprattutto dopo che il Presidente Berlusconi ha evocato una dialettica matura tra gli schieramenti – lasciar perdere e incassare la lezione da Casini, a fronte di un evidente scivolone del Presidente Fini? Così non è stato e non si è perso tempo a far battere agenzie “astiose” e finalizzate alla consueta polemica sterile. Allora viene quasi il sospetto che siate affetti anche voi (come tanti purtroppo in Italia) della diffusa sindrome di agire con discontinuità rispetto alle proprie dichiarazioni di principio – insomma, dire una cosa per farne un’altra –a meno che non intendiate per “dialogo” un soliloquio con un interlocutore narcotizzato.

Condividi
  Subscribe  
più nuovi più vecchi più votati
Notificami
Annamaria
Ospite
Mi capita spesso di seguire sul satellite le sedute parlamentari e credo che niente di più “salutare” possa esserci per comprendere un mondo quasi surreale, in cui si fanno le regole del Paese, poi non si rispettano nemmeno quelle della buona creanza. Tralascio gli episodi definiti “goliardici”, ma per me terrificanti in legislatori, quali le manette, i cappi, i cartelli vari, gli sputi, per finire con mortadella e champagne all’osteria del parlamento… Il “caso Fini” invece è diverso: dimostra che chi nasce tondo non muore quadrato. Puoi metterti il gessato di Caraceni, assumere un aplomb assoluto (che rasenta però più… Leggi il resto »