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Roma: assalto neonazista, pestato un extracomunitario. Maroni: anche colpa di chi delinque

Un gruppo di venti ragazzi, guidati da un uomo, tutti con i volti coperti da foulard con il segno della svastica, ha fatto irruzione a Roma verso le 17:30 in un alcuni negozi nel quartiere Pigneto gestiti da extracomunitari bengalesi e senegalesi. Il gruppo che, a quanto raccontano alcuni testimoni presenti al momento dell’aggressione, prendeva ordini in italiano dall’uomo che li guidava, era armato di bastoni. Il gruppo ha colpito alcuni esercizi commerciali e un’abitazione tra via Macerata e via Ascoli Piceno. In questa seconda via hanno danneggiato due vetrine e un frigo bar di un negozio di alimentari ed le vetrine di un call center. In via Macerata sono stati assaltati un altro locale di alimentari e la vetrata di un portone di un’abitazione. Un cittadino del Bangladesh, che gestisce un bar, è stato pestato a sangue.

Paura nel quartiere, dove sono molti gli extracomunitari che gestiscono attività commerciali. Tutti sono scappati e molti hanno chiuso le saracinesche dei negozi. Una cronista dell’Agi, testimone dell’episodio, ha tentato invano di chiamare il 113, per molti minuti, ma nessuno ha risposto. Dopo un po’, la banda di neonazisti è scappata e molti abitanti del quartiere si sono riversati nelle strade e si sono affacciati dalle finestre per capire cosa fosse accaduto.

Il fatto che un agguato neonazista ai danni di un migrante si sia consumato al Pigneto assume un significato politico forte: il Pigneto è un quartiere popolare della Capitale fortemente simbolico dell’identità di sinistra e della capacità d’integrazione degli immigrati nella capitale. Vi si ritrovano luoghi di aggregazione come il centro sociale Snia Viscosa, uno dei più grandi e attivi della capitale, il Bar Necci, famoso per essere stato il bar di Pier Paolo Pasolini, e una storica sede dell’Associazione Partigiani Italiani. Set “naturale” di film del neorealismo – Rossellini scelse un suo condominio per ambientare «Bellissima» – ha conosciuto lunghi anni di degrado, fino alla «rinascita», a metà anni ’90, che lo ha portato ad essere luogo di ritrovo di artisti e musicisti che sfruttano gli spazi del Circolo degli Artisti per proporre le loro performance. È stato proprio in virtù del suo passato di quartiere degradato che molti immigrati, prevalentemente dal Bangladesh, hanno scelto di aprire al Pigneto attività commerciali di vario tipo, bazar e bar in particolare, sfruttando il basso costo dei locali.

Il bar in cui si è consumato l’agguato, in particolare, è luogo prescelto da immigrati bengalesi, cingalesi, indiani e pakistani della Capitale per seguire i mondiali di cricket, sport nazionale in quei Paesi, con in più una piccola delegazione di studenti italiani fuori sede, anche loro assai numerosi nei condomini che affacciano sulla Circonvallazione Casilina.

Non lontano dal Pigneto, a Casal Bertone, lo scorso anno un aggressione simile è stata subita dal laboratorio teatrale autogestito «Caslab», in via di Portonaccio. Un episodio duramente contestato dai cittadini, oltre che dai frequentatori del laboratorio, che accusarono il Circolo Futurista, vicino a posizioni di destra, che ha sede nella stessa zona.

dall’Unità.it

In un intervista a Repubblica.it il ministro Maroni commenta l’accaduto nel modo seguente:

C’è il pericolo di un nuovo razzismo in Italia? A Roma due neonazisti hanno picchiato un barista del Bangladesh.
“L’Italia non è un paese razzista. Episodi di questo tipo talvolta sono alimentati dai delitti commessi dai clandestini. Nomadi che rapiscono neonati, violenze sessuali dei rumeni, incidenti stradali provocati da extracomunitari che finiscono pure in tv. Il pacchetto cerca di evitare reazioni che sono ovviamente da condannare. E che hanno a che fare con miti e subculture del passato che vanno combattute oltre che col codice anche sul piano culturale”.

E il cerchio si chiude…

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Fabbri Marco
Ospite
Forse Maroni non ricorda il ragazzo romano che ubriaco si filmava alla guida di un’auto senza mani che ha ucciso due ragazze di 14 anni. ITALIANO. Maroni sta giustificando la giustizia fai da te, tra l’altro verso gente qualunque che non ha commesso reati, ma come colpa ha la provenienza da un paese diverso? Penso alla storia. Quando erano gli italiani a portare la mafia in america o in germania, hanno subito trattamenti del genere? Questi sono fatti da condannare e reprimere. Deve pagare chi sbaglia, ma non si deve dare man forte al razzismo. Sicuramente, comunque gli italiani hanno… Leggi il resto »
patrizia
Ospite

Stiamo assistendo a qualcosa di veramente preoccupante:
un ministro della nostra Repubblica non solo non condanna un episodio di violenza gratuita, ma addirittura lo giustifica. Il messaggio che arriva a coloro che hanno organizzato il raid è rassicurante, come dire state agendo per il bene di tutti i cittadini che si sentono minacciati. Credo che abbia ragione Michele Serra che ieri in un suo commento sui fatti di Roma affermava: “..Questo Paese, in questo momento, ha la febbre”.
Ecco il link all’articolo, mi sembra una riflessione molto lucida:
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=51664

Annam
Ospite

Mi sembra di rivedere un brutto film già visto, e temo che anche questa volta noi ariani ce ne staremo tutti a guardare: la violenza non è diretta contro di noi, gli extracomunitari “delinquono”…
Siamo già al secondo passo della sequenza della politica antisemita di Hitler individuata da Zygmnud Baumann: 1.La comunità da eliminare è stata “isolata” dal contesto della popolazione e definita come nociva e “spontaneamente” gruppi di coraggiosi si difendono, assaltando i loro negozi. 2.Per alcuni, molti, la ghettizzazione è già in atto. A quando le prossime tappe?

Manuela Ghizzoni
Member

Il venditore dell’Avon ha colpito ancora………
Complimenti per l’analisi. Giustificare l’assalto con l’idea che la colpa è degli extracomunitari che “delinquono” è esattamente come legittimare una violenza contro una donna perchè gira in minigonna.
Insomma, qui il makeup che ha tentato di darsi questa destra fa già acqua da tutte le parti.

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