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«I sindacati e il tremontismo da Casino Royale», di Tito Boeri

Concertazione estesa? Infilata di tavoli verdi? Casino Royale? È difficile trovare un termine adeguato per descrivere lo stile di governo di Giulio Tremonti, dopo che è tornato a sedersi, per la terza volta in 7 anni, al tavolo di Quintino Sella. Se il buongiorno si vede dal mattino, è un metodo che vedremo all´opera nei prossimi cinque anni.Bene, quindi, studiarlo a fondo, capirne il significato e le possibili implicazioni.

Il primo atto di Giulio Tremonti è stata la convocazione del tavolo con le parti sociali sulla detassazione di straordinari e premi di risultato. La riunione si è svolta, come di consueto, nella Sala verde di Palazzo Chigi. Posti preassegnati attorno al tavolo, come nelle cene di gala. Ma anche doppie e terze file per le sigle minori. Qualcuno in piedi. Non si discute, non si cercano compromessi. Nessuna informazione aggiuntiva rispetto a quanto riportato dai giornali della mattina. È solo un rito.

Per primo parla il governo. Poi, come da copione, Cgil, Cisl e Uil, e Confindustria, un po´ risentita per non aver preso la parola subito dopo il governo, dato che era la prima apparizione di Emma Marcegaglia. Decisioni già prese. La riunione non serve neanche ad evitare errori grossolani nella finalizzazione delle misure.
Come si potrebbe, d´altronde, discutere di queste cose con 40 sigle attorno a un tavolo? Il provvedimento varato su straordinari e premi di produttività è tra i più intricati della storia repubblicana. Due tetti, esclusione del plus orario per i lavori part-time avviati dopo il decreto. I datori di lavoro avranno bisogno di assumere un altro commercialista e almeno un altro contabile per verificare tutti questi requisiti. È questa l´occupazione aggiuntiva? E perché allora queste riunioni? La verità è che sono pubblicità gratuita per Governo, Cgil, Cisl, Uil e Confindustria che entrano in diretta nelle cucine degli italiani. La concertazione diventa carosello.

Atto secondo, il tavolo con l´Abi, la concertazione con le banche. Modalità diverse, ma effetti molto simili, cioè nulli. La convenzione sottoscritta con l´Abi offre a una persona di spalmare su più anni le rate di un mutuo per renderle meno pesanti. Il valore del mutuo non cambia, quindi la banca non ci rimette, mentre le famiglie che sono a corto di liquidità hanno un po´ di respiro nell´immediato (dovranno poi pagare le rate più a lungo). Per le altre famiglie non cambia nulla. Diverse banche già offrivano questa opportunità. Quindi l´unico risultato della convenzione potrebbe essere stato quello di spingere un maggior numero di banche ad offrire questa opzione ai propri clienti.
Il condizionale è d´obbligo perché la convenzione non vincola le banche a rinegoziare i mutui come previsto dalla convenzione e l´Abi non era stata in grado di imporre alle banche quanto pattuito in occasione del pacchetto Bersani. Se lo avesse fatto davvero, oggi avremmo piena portabilità dei conti correnti e dei mutui. Quindi il cittadino potrebbe cambiare banca: se ha problemi di liquidità e la sua banca non gli permette di rinegoziare il mutuo, potrebbe rivolgersi a un´altra banca, che magari gli offre questa possibilità a condizioni più vantaggiose di quelle previste dalla convenzione.

Atto terzo, la concertazione coi petrolieri. Si sta per aprire un nuovo tavolo, anche questo annunciato ancor prima che venga imbandito. La novità è che in questo caso il Governo, azionista di rilievo in Eni, siede da entrambe le parti del tavolo. Singolare che minacci tasse contro i petrolieri e tetti alle tariffe elettriche proprio mentre procede alle nomine di presidenti, consiglieri e amministratori di Eni ed Enel.
Difficile, dunque, che anche questo tavolo porti davvero a qualche risultato. Sarà un´altra pausa pubblicitaria. La concertazione estesa serve, dunque, solo per dare visibilità. Cosa c´è di male in tutto questo?

La verità è che questa pubblicità non è affatto innocua. In primis dare lustro ad associazioni che sono portatrici di interessi di parte non sempre è una buona strategia. Il Governo che dice di attaccare le banche in realtà sta offrendo lustro a Faissola (che sorride felice su tutti i giornali) in un momento in cui le banche avevano un´immagine diremmo un po´ offuscata agli occhi delle famiglie. Dando spazio ad alcune rappresentanze poi se ne escludono altre. Giusto che, ad esempio, casalinghe e studenti (i futuri lavoratori) siano esclusi dal tavolo sulla detassazione degli straordinari? Se fossero state invitate avrebbero accettato il trattamento discriminatorio contro il part-time? In secondo luogo, la concertazione estesa rischia di creare o rafforzare cartelli, a scapito della concorrenza. Non a caso, l´Antitrust ha chiesto che la convenzione Governo-Abi non sia obbligatoria, perché avrebbe scoraggiato banche vogliose di portare via clienti ad altre banche dall´offrire condizioni ancora più vantaggiose. Quando gli accordi rendono tutte le offerte commerciali uguali tolgono ancora di più sovranità ai consumatori.

È la concorrenza ciò che può davvero togliere profitti ai monopolisti e distribuirli ai cittadini sotto forma di prezzi più bassi. Mentre se è la politica a decidere cosa farne di questi profitti, è sempre forte il rischio che finiscano a qualche altra categoria protetta. Ma c´è anche un´altra implicazione del metodo della concertazione estesa che andrebbe debitamente soppesata. Stiamo creando un precedente. Se deve intervenire la politica quando i tassi dei mutui vanno su ed è conveniente passare dai tassi variabili a quelli fissi, dovremo chiamarla in causa anche un domani, quando avverrà il contrario e sarà meglio passare dai tassi fissi a quelli variabili.

Ho sempre pensato che un buon politico sia colui che si rende sempre meno indispensabile. Deve creare le condizioni per cui le cose funzionino per il bene dei cittadini anche senza il suo continuo intervento. Non è certo questo il metodo di Tremonti. E la propaganda di queste settimane può anche diventare un boomerang. Verrà ritenuto responsabile anche di nefandezze di cui non ha colpa.

da Repubblica

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