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«Precari da favola», di Massimo Gramellini

Questa è la storia più avvincente del mondo. Dieci ricercatori italiani hanno realizzato un telescopio rivoluzionario che la Nasa manderà in orbita mercoledì prossimo da Cape Canaveral.
A Houston lo chiamano Tiger Team, Squadra della Tigre: ragazze e ragazzi intorno ai 30 anni, laureati a Pisa in Fisica nucleare. Giovani, ottimisti, consapevoli di aver scelto un mestiere stupendo e di esportare la faccia sorridente dell’Italia. Il loro stipendio? 950 euro al mese.

Questa è la storia più avvilente del mondo. Un mondo dove un fisico nucleare che realizza telescopi per la Nasa guadagna 950 euro al mese, mentre quel manager telefonico che parlava per frasi fatte confondendo Waterloo con Austerlitz ne prende cento volte tanto. Il problema contro cui si sta inchiodando il liberismo è che non collega il salario al talento e all’impegno del lavoratore, ma alla commerciabilità del prodotto.

E’ giusto che i compensi li faccia il mercato. Ma in questo mercato senza regole prevalgono sempre le pulsioni più basse: sesso, calcio, tv, cellulari. Il fisico dei telescopi guadagna cento volte meno del manager dei telefonini o del centravanti della Nazionale perché voi e io usiamo i telefonini e guardiamo le partite della Nazionale, mentre dei telescopi non sappiamo che farcene.

Il giorno in cui quegli aggeggi servissero a scovare petrolio nel sistema solare o a rintracciare terzini sperduti nelle galassie, immediatamente il loro valore di mercato si impennerebbe, trascinando al rialzo anche lo stipendio del Tiger Team.

La Stampa

2 Commenti

  1. Annamaria dice

    Grande Gramellini, come sempre, su La Stampa.
    E bravissima anche Daniela a raccontarci di questa bellissima storia finita bene.
    Ma non va dimenticato MAI che in Italia, fra i manager di una delle industrie d’avanguardia di comunicazione c’è uno (temo fra tanti), un tal Luca Luciani, che dice con fare sicuro, motivato e saccente che a Waterloo Napoleone ha vinto.
    Parla e si comporta proprio come si fa oggi, a caso…
    E noi?
    Ci si ride su, invece di mandarlo a cogliere i sanmarzano.

    Ha tutte le caratteristiche che ben ci fanno definire un “manager”: blazer blu, cravatta a pois bianchi, capello finto spettinato, orologione da una tonnellata e, soprattutto, eloquio “fine, colto e forbito”, che mescola paralleli calcistici con molti “azz”.

    Non consideriamolo una macchia di “colore” e non fermiamoci al sorriso, perchè non è un cabarettista:
    1- E’ uno dei principali manager di Telecom, direttore generale con la responsabilità per la telefonia mobile in Italia.
    2- Nel 2007 ha guadagnato, stando al bilancio Telecom, 858 mila euro tra stipendio, bonus di risultato e incentivi vari. Più una cospicua dotazione di stock option.
    3- E’ in Telecom dal 1999, dopo essere stato in P&G, Bain e Enel. E’ stato anche direttore finanziario di Tim e, per un anno, assistente di Marco Tronchetti Provera. Nell’incarico attuale c’è dal 22 gennaio del 2007.
    4- Ma com’è andata a finire per NAPOLETONE a Waterloo lo sapete, vero?

    Per chi lo volesse vedere e mai più dimenticare…
    http://it.youtube.com/watch?v=xFMRubK2AZw

    p.s. Non è che per caso ce lo ritroveremo come “correttore” dei testi scolastici, eh?

  2. Daniela De Pietri dice

    Sul blog di Marco Cattaneo, direttore del mensile le Scienze ho trovato anche questa altra storia:

    “Un collega di “Scientific American” mi segnala un articolo uscito tre giorni fa sul “Boston Globe”. È il profilo di una giovane matematica italiana, Gigliola Staffilani, “l’unico professore donna di matematica pura – si legge – del MIT”.
    La storia di Gigliola è commovente. Nata a Martinsicuro, figlia di fattori, dopo la prematura scomparsa del padre sembrava destinata a una vita da parrucchiera. Ma si era innamorata della scienza leggendo le affascinanti biografie degli scienziati sulla copia di “Le Scienze” che arrivava in abbonamento al fratello, di qualche anno più grande. A prezzo di grandi sacrifici – leggetelo, sta tutto scritto lì – è riuscita a laurearsi in matematica a Bologna, a prendere un dottorato a Chicago, a lavorare all’Institute for Advanced Study di Princeton. E ora che siede nel suo spazioso ufficio della prestigiosa università bostoniana, con quegli scienziati che da bambina le sembravano venire da un altro mondo ci va a pranzo. Ci discute di teoremi e di equazioni differenziali.
    Forse dovrei dispiacermi per un altro cervello in fuga, ma non ci riesco. Quella di Gigliola mi sembra un’avventura così bella, quasi da favola, che riesco solo a vederne gli aspetti positivi. E mi aiuta a dare un senso al lavoro che faccio”

    La storia di Gigliola è talmente “italiana” che non ho resistito e le ho scritto una mail al Mit di Boston alla quale lei ha risposto con molta disponibilità e semplicità.
    Forse riusciremo ad averla come ospite a una nostra iniziativa sulla scienza.

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