comunicati stampa

On. Ghizzoni e Miglioli “Proseguire nel processo per la strage di Monchio”

Manuela Ghizzoni e Ivano Miglioli firmano un’interpellanza per mantenere aperto il Tribunale di La Spezia, impegnato nei processi per le stragi nazi fasciste del dopoguerra
“Il Tribunale di La Spezia rischia la soppressione e così corrono il rischio di non trovare giustizia le vittime e i famigliari della strage di Monchio, e con essa di altre sei stragi nazi fasciste avvenute in Italia”. A lanciare l’allarme sono i parlamentari modenesi Manuela Ghizzoni e Ivano Miglioli, che compaiono tra i firmatari di un’interpellanza urgente rivolta al Presidente del Consiglio, al Ministro della Giustizia e al Ministro della Difesa. Era il 18 marzo 1944 quando, a Monchio, Susano e Costrignano, furono trucidate dai nazisti 150 persone. Tra le vittime, che contavano indistintamente donne, uomini e anziani, si trovarono anche numerosi bambini. Le truppe naziste si mossero per rappresaglia contro la costituzione delle prime brigate partigiane sull’Appennino modenese, compiendo quella che è riconosciuta come la più feroce strage perpetrata nella provincia di Modena. Di quella strage, e di tutte le stragi nazifasciste rimaste a lungo insabbiate nel famoso ‘armadio della vergogna’, si occupa il Tribunale Militare di La Spezia, che riveste un ruolo di grande importanza in quanto depositario delle indagini atte a far luce sulle stragi avvenute nella seconda guerra mondiale. “La soppressione del Tribunale provocherebbe di fatto l’interruzione delle indagini in corso e dei relativi processi sulle stragi nazifasciste. La soppressione – affermano i parlamentari – dovrebbe avvenire per tutti i Tribunali Militari a partire dal 1 luglio 2008. Il provvedimento troverebbe applicazione anche per il Tribunale e la Procura spezzina che, in questi anni, hanno operato per rimediare ad una ferita giudiziaria che colpisce la memoria e la dignità dello Stato italiano, visto che i fascicoli riguardanti questi crimini furono scoperti solo nel 1994 perché rimasti sepolti per anni presso la sede della Procura Generale Militare di Roma”. A seguito delle indagini del Tribunale spezzino, in Germania sono stati recentemente aperti altri 69 procedimenti sulle stragi nazifasciste in Italia: “ Potremmo trovarci davanti ad una situazione paradossale – spiegano i parlamentari – con le sentenze dei processi in Germania e un nuovo insabbiamento di quelli in Italia. Per questo chiediamo che il Tribunale di La Spezia venga escluso dal provvedimento consentendo così la conclusione dei processi, o, almeno, venga concessa una proroga del termine fissato, che consenta di assumere misure adeguate a garantire la prosecuzione dei processi nell’ambito penale”.

1 Commento

  1. Manuela Ghizzoni dice

    Si pubblica di seguito l’interpellanza

    “”On. Andrea ORLANDO

    Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, al Ministro della Difesa.
    – Per sapere – considerato che:
    il Tribunale Militare della Spezia riveste un ruolo di grande importanza in quanto depositario delle indagini atte a far luce sulle stragi nazi-fasciste che provocarono la morte di migliaia di civili durante la seconda guerra mondiale;

    grazie all’azione dei Magistrati Militari della Spezia, negli ultimi anni, si è potuto riscattare la memoria delle vittime, le cui vicende sono state insabbiate nel famoso «Armadio della Vergogna»;

    tale Tribunale rischia ora, la soppressione, provocando di fatto l’interruzione delle indagini in corso e dei relativi processi sulle stragi nazi-fasciste;

    tale soppressione dovrebbe avvenire, assieme alle altre Procure e Tribunali Militari, in base all’articolo 2, commi 603-611, della Legge Finanziaria (contenimento dei costi della giustizia militare) a partire dal 1° luglio 2008;

    tale provvedimento, che prende origine dalla riduzione del numero di reati commessi dai militari conseguenti alla riforma della leva e, in specie, all’abolizione del servizio militare di leva, sarebbe applicato anche al Tribunale e alla Procura spezzina, che in questi anni, hanno operato per rimediare a una ferita giudiziaria che colpisce la memoria e la dignità dello Stato italiano;

    tra il 1943 e il 1945 vennero massacrati dalle truppe nazi-fasciste più di quindicimila civili, in maggioranza donne e bambini, e i fascicoli riguardanti tali crimini furono sepolti nell’«Armadio della Vergogna» presso la sede della Procura Generale Militare di Roma, dove fu rinvenuto casualmente nel 1994;

    su 695 fascicoli riguardanti le stragi nazi-fasciste, contenuti in tale armadio, ben 214 sono stati assegnati al Tribunale Militare della Spezia per competenza territoriale. Fra le stragi più significative per crudeltà e numero delle vittime per le quali sono già stati già effettuati i processi, ricordiamo Sant’Anna di Stazzema con circa 500 vittime; Marzabotto, Grizzano e Vado di Monzuno con 1.830 vittime; Civitella, Cornia e S.Pancrazio con 244 vittime; San Polo con 65 vittime; Fra i processi ancora in corso ricordiamo S.Terenzo, Vinca con 350 vittime; Monchio con 150 vittime; Padule di Fucecchio con 180 vittime; Stia, Vallecciole con 200 vittime; Fragheto nel marchigiano con 80 vittime;
    a livello internazionale l’interesse mediatico che circonda questi processi è tale che un rallentamento dei procedimenti causato dalla soppressione del Tribunale competente arrecherebbe al nostro Paese notevole discredito;
    a seguito delle indagini del Tribunale spezzino, in Germania sono stati recentemente aperti altri 69 procedimenti sulle stragi nazifasciste in Italia, ciò a testimonianza della diffusa sete di verità su tali vicende; con il possibile e paradossale esito che i processi in Germania arrivino a sentenza mentre quelli in corso in Italia vengano insabbiati, perpetuando così la “vergogna”;
    chiede:

    se non si ritenga, di assumere iniziative affinché il Tribunale e la Procura Militare della Spezia siano esclusi dagli enti da sopprimere in base all’articolo 2, commi 603-611 legge finanziaria, consentendo così la conclusione dei processi relativi alle stragi nazi-fasciste, o comunque non si ritenga necessario per gli enti suddetti provvedere ad una proroga del termine del 1° luglio fissato dall’ articolo 2 che consenta di assumere misure amministrative adeguate a garantire una continuità nell’ambito penale sulle vicende richiamate.””

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