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«Vi racconto mia figlia Eluana e il nostro patto», Beppino Englaro*

Vi parlerò di Eluana. Questo ho fatto, con le mie limitate capacità, per oltre sedici anni infernali: vi ho voluto parlare di lei. Questo potrà servire a capire nel profondo cosa la Corte d’Appello di Milano ha reso possibile, il 9 Luglio 2008, con la sua pronuncia, se qualcuno vorrà farsene un’idea precisa e consapevole. È evidente che chi non abbia conosciuto Eluana possa non comprendere il suo desiderio e possa non comprendere la mia ferma volontà di procedere verso la liberazione da tutto quello che lei avvertiva come una violenza: la continua profanazione del suo corpo patita per mani altrui, in una condizione di totale inconsapevolezza, impossibilitata ad esprimersi, a compiere un qualunque movimento volontario, incapace di avvertire la presenza del mondo e di se stessa. Questo è il contrario del suo modo di vivere, del suo stile di vita, che emanava da tutto quanto faceva: dai modi di atteggiarsi, di fare, dal suo stesso essere. Questo è quanto ha esplicitato anche nelle due concretissime occasioni in cui si è parlato della eventualità che poi le è capitata.

Questo è quanto è stato giustamente riconosciuto dalla Corte d’Appello di Milano che ha seguito, nel caso di Eluana, i criteri fissati dalla sentenza n. 21748 della Corte di Cassazione, che rendono lecita la sospensione del trattamento vitale in caso di stato vegetativo permanente: l’irreversibilità della condizione – “prolungatasi per un lasso di tempo straordinario” come ha scritto la Corte d’Appello – e la presunta volontà di Eluana, che era proprio quella riferita dal tutore e confermata senza esitazioni, dopo un attento e scrupoloso supplemento d’indagine, dal Curatore Speciale avvocato Franca Alessio.Ciò che ho più apprezzato di questo provvedimento è stato lo sforzo di comprendere Eluana per quello che era: una giovane informata e consapevole, con idee e principi personali pieni di valore, almeno per lei. Ho apprezzato la tutela delle scelte personali che la Magistratura ha messo in atto pronunciandosi, il rispetto per l’autodeterminazione, l’altissimo valore riservato alla persona che Eluana aveva manifestato di essere prima dell’incidente e alle sue riflessioni individuali. Come ho affermato in questi giorni, c’è da essere fieri di una Corte così. Su tale pronunciamento sono state avanzate obiezioni, remore che, come padre attento, come uomo umile, sento in profondità non riguardare il caso specifico, unico al momento, di mia figlia Eluana. La sua natura indomita la rendeva testarda, contraria alle imposizioni, straordinariamente consapevole ed era inoltre libera, libera di virtù congenita, libera come natura propria.

Con lei, fatta così, io avevo fatto un patto e l’ho rispettato. Ho rispettato e onorato la parola che avevo dato a mia figlia. Non ho tradito la sua fiducia e non potevo fare altrimenti. Non me lo sarei mai perdonato. Se Eluana non voleva intrusioni di sorta nella sua vita – non parliamo poi nel suo corpo! – fossero anche di carattere “terapeutico”, se non voleva vivere una vita contrassegnata dalla mancanza della possibilità di vivere, gliene possiamo fare una colpa? La dobbiamo obbligare a subire oltraggi – credo che anche le terapie e gli atti di cura, se indesiderati, si trasformano in aggressioni ingiustificate alla propria integrità fisica – e a vivere inconsapevole ancora per tanti anni perché altri più di lei sanno cosa avrebbe dovuto desiderare? Non è un segreto che il mio pensiero personale coincide con quello manifestato da mia figlia. Forse per questo ho compreso, giustificato e protetto la sua volontà dal principio, senza mai alcun dubbio. Siamo stati condannati dalla stessa insopprimibile inclinazione alla libertà.

Ma se anche non avessi condiviso il suo giudizio sul valore da attribuire alla vita e alla morte, come avrei potuto, da padre, rassegnarmi nel vedere la sorte volgere proprio verso ciò che – i genitori, le sue amiche, le insegnanti lo sapevano – Eluana aborriva? Non è stato facile per me dover ripetere un numero spropositato di volte cosa diceva Eluana e chi era Eluana, prodigarmi nel chiarire che io davo solo voce a lei che non poteva più esprimersi. Se avesse potuto parlare ve l’avrebbe spiegato da sé. Eluana era per noi una perla rara, un inedito inebriante di indipendenza, autonomia e buonumore, caparbia e pestifera. Se non accettava compromessi quando non veniva trattata da persona libera e responsabile delle proprie scelte di coscienza, potevo io ignorare la sua natura? Fare finta che non mi fosse capitata in sorte una purosangue della libertà? Le molte persone che hanno conosciuto mia figlia hanno realmente compreso che con questo pronunciamento si stava compiendo la sua volontà. Veglierò su di lei e ne avrò cura come non ho mai smesso di fare da trentasette anni a questa parte, fino alla fine della sua vita, che continuerà nella nostra e nell’altrui memoria. Il sentimento assoluto che ho provato per lei dal nostro primo incontro non le verrà mai meno. Ho perso mia figlia già sedici anni fa, adesso le permetterò quello che hanno interrotto in passato, quello che hanno ostinatamente impedito, ad oggi, per seimilatrentasei giorni: morire per non continuare a subire un’indebita invasione del suo corpo e per non vivere una vita che aveva manifestato reputare indegna di lei.
*Padre di Eluana, socio della Consulta di Bioetica (Sezione di Milano)

L’Unità, 26 luglio 2008

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Manuela Ghizzoni
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Per chi sta col Signor Englaro Eluana, l’ultimo affronto di Maurizio Mori* Una cosa è certa: i coniugi Englaro non avrebbero mai immaginato di innescare un caso storico di proporzioni tanto grandi. Volevano rispetto e giustizia per la loro figlia, della cui volontà si sentono gelosi custodi. Mai avrebbero pensato di arrivare a sollevare addirittura un “conflitto d’attribuzione” tra poteri dello Stato, giungendo così a mettere in crisi i massimi vertici della vita sociale e giuridica del Paese. Invece è capitato. Ieri, a maggioranza, la Camera ha approvato la mozione del centro-destra che afferma che su certi temi fondamentali come… Leggi il resto »
Manuela Ghizzoni
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Sempre sul tema, vi invito a leggere l’articolo di Ignazio Marino senatore del PD e medico chirurgo pubblicato su La Repubblica Eluana e la legge che non c’è di Ignazio Marino “”In questi giorni il Parlamento discute di un ipotetico conflitto tra il potere legislativo e quello giudiziario. Si discute cioè se la Corte di Cassazione abbia travalicato il proprio ruolo invadendo il campo del Parlamento in merito alla drammatica vicenda di Eluana Englaro. Non essendo un esperto di diritto costituzionale non mi permetto di entrare nel merito, ma penso di non essere smentito affermando che il ruolo del legislatore… Leggi il resto »
Manuela Ghizzoni
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Possiamo tentare di dare una risposta a domande come quella di Anerella con le parole di Maurizio Mori, docente di bioetica all’Universita’ di Torino, presidente della Consulta di Bioetica Onlus, direttore della rivista “Bioetica”.

“”L’errore sta nel fatto che nulla e’ certo circa il futuro: neanche che domani il sole sorga ancora. Dobbiamo accontentarci delle (altissime)
probabilita’. E queste ci dicono che dopo 16 anni e’ fuor di dubbio che per Eluana non ci sara’ mai piu’ un “risveglio”.””

Anerella
Ospite

Un dubbio, solo un dubbio…
Salvatire Crisafulli uscito dallo stato vegetativo in cui si trovava, dice che sentiva tutto, aveva fame e freddo e ascoltava i luminari dire che i suoi erano solo riflessi condizionati. Imprigionato nel suo corpo non poteva reagire, oggi lo fa e si racconta.
E se Eluana ci sentisse, e avesse cambiato idea, grata alle persone che se ne prendono cura, grata per il sole che entra dalla finestra o per le carezze di chi la pettina la mattina? A voi non viene mai il dubbio? Anerella

Annamaria
Ospite

Ammiro la tenacia di questo padre che non ha smesso, nonostante conti i giorni ormai a migliaia, di combattere la battaglia di sua figlia.
I magistrati gli DOVEVANO una risposta ed io, personalmente, sono grata che la loro risposta sia stata conforme i desideri di Eluana.

Questo avrebbe dovuto essere uno di quei casi in cui i giornalisti, i filosofi, i sacerdoti, i politici tacciono, spengono i riflettori ed attendono, per fare le loro elucubrazioni, un progetto di legge che riguardi tutti e non solo una ragazza che chiede di avere una morte, finalmente, “naturale”.

Io sto col signor Englaro.

patrizia
Ospite

Hai fatto bene Manuela a pubblicare questa testimonianza del padre di Eluana.
E’la voce di un uomo che con grande dignità sta affrontando un dramma personale, consapevole delle implicazioni etico-politiche e del pericolo di strumentalizzazione che ogni vicenda di questo tipo comporta.
Credo che a questo uomo noi tutti dobbiamo solidarietà e rispetto.
Allego un’intervista a Vannino Chiti sull’argomento, mi sembra molto interessante:
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=56261

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