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Pierluigi Bersani: «Il governo ci porta nel baratro della crisi sociale»

A ottobre se ne accorgeranno tutti: quando mancheranno servizi sanitari, quelli scolastici, e quelli garantiti dagli enti locali. Per ora si è visto solo qualche frammento, con gli assegni sociali e la questione precari». Pier Luigi Bersani suona l’allarme 24 ore dopo il sì del Senato alla manovra e a poche ore del varo definitivo: la cura Tremonti avrà un costo sociale altissimo. Per il ministro ombra dell’Economia finora l’opinione pubblica è piombata nella totale inconsapevolezza.

Poca attenzione?
«No, semplicemente potenti armi di distrazione di massa – continua Bersani – Per esempio montando sui giornali il pericolo zingari, e poi tagliando 3 miliardi alla sicurezza. Oppure parlando in pubblico di fannulloni, e poi tagliando le buste paga dei pubblici di 2-300 euro». In una parola: demagogia. Questa è stata l’arma letale del centrodestra esplosa in piena estate con le famiglie distratte da vacanze in tono minore vista la crisi economica.

E l’opposizione? Anche lei distratta?
«L’opposizione si è confrontata con una manovra sul filo delle regole, con procedure accelerate, esami in notturna, valanghe di emendamenti di governo e maggioranza depositati e non esaminati, due voti di fiducia. È chiaro che Tremonti ha approfittato della luna di miele, anzi di melassa, ed ha puntato a tirare dritto, scavalcando anche la sua maggioranza. Ma i nodi verranno presto al pettine. Il 6 ottobre il Pd terrà la sua Conferenza economica, dove si definiranno i punti d’attacco alle proposte del governo. Su questi punti c’è una grande convergenza con l’Idv e l’Udc, oltre che un rapporto continuo con le forze rimaste fuopri dal Parlamento».

Eppure la velocità di Tremonti è stata apprezzata: il Paese chiede decisioni.
«Fare alla svelta va bene: ma bisogna fare bene. Ma quando torneremo in autunno sarà difficile che Tremonti se la cavi con due tabelle. Rischiamo in realtà di discutere per nove mesi, invece che per tre».

Perché non gli basteranno le tabelle?
«Sa, l’esperessione “ tagli ai ministeri” è molto bella, ma nasconde cifre pesantissime per lo stato sociale. Significa 9 miliardi sottratti a scuola, sanità, sicurezza, servizi locali. Tremonti indica la cifra, ma non dice come si arriva ai tagli. Molte misure sono state prese nell’inconsapevolezza anche dei parlamentari di maggioranza. Ma i tagli senza riforme non sono credibili».

Qual è l’effetto dal punto di vista sociale?
«Da questo punto di vista la manovra è assolutamente inefficace. Non coglie il punto del potere d’acquisto. Quindi non risponde al problema sociale, che in questo modo si avvita a quello economico in termini di minori consumi. Per questo credo davvero che la manovra non è finita qui: anche perché ci sono tavoli con le forze sociali che da qualche parte dovranno pur portare».

Si aspetta allora una sessione di bilancio analoga a quelle già viste?
«Certamente l’intenzione di Tremonti è quella di chiudere al più presto. Ma questo è impossibile senza un lavoro compiuto. Scrivere di tagliare 84mila insegnanti senza dire come, dove e in che cosa, significa votarsi al fallimento. Questo vale per tutti i comparti. Certamente c’è bisogno di una riforma vera delle leggi di bilancio, che inserisca più razionalità. Ma procedere nottetempo come si è fatto finora, aggiungendo norme che non funzionano, non serve a nulla. Verrà fuori una miriade di problemi».

Intanto però Tremonti si è assicurato il risanamento.
«Su questo chiedo chiarezza. Gli ultimi dati confermano che il fabbisogno è nettamente sovrastimato. Continuano ad esserci 19 miliardi di differenza tra i dati e l’obiettivo indicato. Dove vanno a finire questi soldi non è dato saperlo. Anche scontando minori entrate per l’allentamento sulla lotta all’evasione, 19 miliardi sembrano davvero troppi».

Il ministro ha replicato sostendendo che i numeri sono certificati da autorità indipendenti e istituti internazionali.
«Ma lui deve spiegare, conti alla mano. È una cosa vergognosa: mi stupisco dei suoi colleghi di governo e della maggioranza. Il ministro deve dire cosa fa di quei soldi. Paga il debito della sanità? Stima una drastica crescita degli interessi sul debito? Noi dobbiamo chiedere e lo facciamo, ma anche la maggioranza e gli altri ministri devono farlo»

Chi colpisce e chi premia la manovra?
«Prima di tutto bisogna dire che la manovra rischia di avvitare la questione sociale con quella economica. Già la crisi tende a impoverire il ceto medio. Così come è impostata la manovra la forbice aumenta, l’inflazione si scarica sui più deboli, e certamente colpendo i consumi non si aiuta la crescita. La dinamica infernale è questa».

Il centrodestra replica però che non si sono chieste più tasse ai cittadini come ha fatto il governo Prodi.
«Veramente prima loro dicevano che le tasse erano troppo alte e che le avrebbero abbassate. Quest’anno le imprese avranno il cuneo fiscale, la nuova Ires e il forfettone per i piccoli, mentre tre milioni di pensionati più poveri ricevono stabilmente la quattordicesima inserita da Prodi. Il governo è caduto mentre si stava aprendo un tavolo per le detrazioni sul lavoro, detrazioni che poi abbiamo riproposto negli emendamenti alla manovra. La destra non può dire ora: non aumento le tasse. Deve dire perché non le abbassa, a cominciare dalle detrazioni, visto che ha urlato tanto prima. Noi abbiamo consegnato un bilancio nei binari».

C’è comunque chi ci guadagna dalla manovra?«C’è sicuramente uno scambio con il sistema produttivo. Deregolazione al posto della riduzione fiscale. Naturalmente la deregulation è mascherata da semplificazione. Alla ripresa dimostreremo qual è il messaggio fiscale: allentamento vistoso della lotta all’evasione. Questa operazione può essere accattivante per un’impresa, ma abbassare l’asticella non fa mai bene. Per non parlare dell’enorme settore di piccole imprese che lavorano sui consumi interni, come i commercianti. Come la metteranno con i consumi fermi? E come la mettono le piccole imprese con il credito d’imposta per l’occupazione del Mezzogiorno che è stato definanziato per eliminare l’Ici? Basta la deregolazione per sostituire queste misure?»

Tremonti dice però che fa pagare i forti: banche e petrolieri.
«Qui siamo davvero alla beffa. Questa manovra rappresenta il più grande compromesso tra governo e settori protetti. Banche, petrolieri e assicurazioni, in cambio di qualche soldo, hanno ricevuto parecchi vantaggi. Fuori la class action, nesuno parla più di massimo scoperto, , l’operazione sui mutui è vergognosa perché mette gli istituti al riparo dalla concorrenza (tutto sulle spalle dei consumatori), è stata intimorita l’autorità per l’energia, di cui volevano decapitare il vertice con un blitz. Il gioco è a tutto vantaggio delle società, perché i soldi in più saranno recuperati dai consumatori. Un governo che non incontra le parti sociali, ma fa tavoli con le assicurazioni che puntano a rivedere tutte le norme delle lenzuolate è assai strano. Questo è lo statalismo. avere un rapporto negoziale con questi comparti, non a nome dei consumatori».

E per i cittadini?
«Solo un messaggio populista, quello della social card che servirà a pochissimo: sono briciole. Ricordiamo che l’azzeramento Ici è andato ai ceti medio-alti, non certo ai poveri. Il centrosinistra avrebbe fatto cose molto diverse: le risorse Ici e quelle del maggior gettito sarebebro state destinate in parte alle detrazioni sul lavoro dipendente, in parte agli investimenti».

Infatti anche il capitolo sviluppo sembra a secco. In Parlamento si sono lamentati soprattuto i rappresentanti del sud. Sarà il Mezzogiorno il tallone d’Achille in ottobre?
«Il Sud è chiamato a pagare un prezzo altissimo perché sono state sottratte risorse consistenti. Si sono eliminati i fondi europei destinati a importanti infrastrutture. Ma anche il Nord non starà zitto: anche Formigoni e colleghi chiederanno qualcosa. Il nord non si accontenta certo di un dito medio alzato contro l’inno nazionale. Qualcosa dovranno raccontare agli elettori tutti gli amministratori locali chiamati da Tremonti a contribuire alla manovra con pesanti tagli. E allora saranno guai: il risveglio d’autunno sarà un vero incubo».

Intervista di Bianca Di Giovanni – L’Unità  3.8.2008

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