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Scuola, On. Ghizzoni: maestro unico sarà pagato da singole scuole

Siamo alla farsa” così la capogruppo del Pd della commissione cultura della Camera, Manuela Ghizzoni, commenta l’emendamento presentato dalla relatrice e condiviso con il Governo all’art, 4 del decreto Gelmini (quello sul maestro unico) dopo le richieste della commissione Bilancio della camera.

“La scorsa settimana – spiega Ghizzoni – la commissione Bilancio della Camera ha evidenziato l’assenza di coperture finanziarie per la norma che introduce il maestro unico. Oggi si risponde prevedendo che per i nuovi oneri (dovuti al fatto che il maestro unico lavorerà 2 ore in più rispetto al contratto vigente) si attinga dai bilanci dei singoli istituti scolastici sottraendo così importanti risorse all’offerta formativa”.

“Siamo alla farsa: è un modo del tutto inconsueto di finanziare un provvedimento governativo, e non si capisce per quale ragione debbano essere le scuole, che sono con l’acqua alla gola, a pagare le scelte populiste di questo governo. Alla faccia dell’autonomia scolastica! Ancora una volta – conclude – abbiamo la dimostrazione che mentre il governo continua a dichiararsi a parole federalista le sue scelte politiche sono sempre più centralistiche e penalizzanti per l’offerta formativa”.

Roma, 30 settembre 2008

4 Commenti

  1. Redazione dice

    L’Unità di oggi riprende la dichiarazione dell’On. Ghizzoni in un interessante articolo di Maristella Iervasi.

    “Saranno le scuole a pagare il maestro unico”

    La Gelminite colpisce ancora. Il maestro unico, inserito con forza di legge nel decreto, non ha la copertura finanziaria. E per uscire dall’impasse ecco l’ultima trovata della finanza creativa: la restaurazione del maestro unico alle elementari sarà a totale carico delle scuole. Le due ore in più che i docenti unici della Gelmini saranno costretti a fare rispetto al contratto vigente, verranno pagate con i fondi di istituto. Cioè, con le risorse che le singole scuole destinano all’offerta formativa. Poi, solo nel 2010 le scuole verrebbero semmai risarcite. Sempre attingendo da quel famoso risparmio del 30% frutto della pesante manovra Gelmini-Tremonti già destinato alla carriera dei docenti e all’incremento del tempo pieno. Una sorta di partita di giro i cui tempi non tornano: mentre i fondi alle scuole verranno sottratti da settembre 2009 la restituzione del denaro alle scuole se avverrà sarà dilazionata nel tempo.

    L’emendamento che toglie le castagne dal fuoco alla ministra Mariastella Gelmini è già pronto e porta il nome di Valentina Aprea, l’ex vice Moratti e oggi relatore del decreto 137 che andrà al voto dell’aula della Camera la prossima settimana e sul quale il governo non eslude il ricorso alla fiducia.

    «Alla faccia dell’autonomia, siamo alla farsa!», denunciano immediatamente Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Cultura e Maria Coscia, responsabile nazionale del partito. E Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil sottolinea: «Un altro colpo alla contrattazione. È sempre più urgente uno sciopero unitario del settore della Conoscenza. Per una questione di costi si tende a scaricare le due ore di salario in più degli insegnanti sui bilanci dei singoli istututi scolastici. Con articoli legislativi si continua svuotare il contratto della scuola».

    Ma andiamo con ordine. Attualmente per contratto l’orario dei maestri delle scuole elementari è di 22 ore settimanali in classe più altre 2 ore per la programmazione. Le classi affidate ad un insegnante unico volute dalla Gelmini, invece, devono funzionare con orario di 24 ore settimanale. La V commissione di Montecitorio, quella del bilancio, la scorsa settimana ha posto il problema: ha imposto la riscrittura dell’articolo 4, chiedendo esplicitamente la data di avvio del maestro unico e in particolare l’indicazione delle risorse per il nuovo modello didattico, specificandone gli oneri conseguenziali. Così ieri, ecco l’emendamento Aprea salva Gelmini: «Il trattamento economico dovuto per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all’orario attuale – spiega la stessa Aprea – viene definito con apposita sequenza contrattuale».

    E con quali fondi? «Per l’anno 2009 – si legge nell’emendamento del relatore -ove occorra, si provvede sulle risorse del fondo d’istituto delle istituzioni scolastiche». Le scuole, dunque, dovranno accollarsi il costo di 200euro lordi pro capite per maestro unico, per 13 mensilità.

    L’Unità, 1 ottobre 2008

  2. Sono in aula, sto scrivendo dal pc portatile, ma siamo in sessione di voto, quindi posso dare solo una risposta veloce. Come da lei ricordato, il contratto prevede 22 ore di insegnamento e 2 di programmazione, mentre il maestro unico svolgerà 24 ore di insegnamento frontale. si tratta quindi di una materia “contrattuale” e, così come lo stesso Governo e la Commissione Bilancio riconoscono, si prefigurano nuovi oneri. La relatrice, Valentina Aprea ha dichiarato che si tratterà dipochi spiccioli che graveranno a carico delle scuole stesse.
    La vicenda denota comunque la fretta e l’insipienza con cui si è concepito questo articolo: il maestro unico non ha fondamento pedagogico-educativo e nemmeno ha la necessaria attenzione per la prassi di contrattazione collettiva e gli eventuali nuovi oneri. Non si legifera con tanta disinvoltura.
    Su tutto, incombe poi, il voto di fiducia, ormai certo. Alla faccia del dialogo: ci impedisco perfino di mettere in votazione i nostri emendamenti.

  3. Paola Piu dice

    On. Ghizzoni,
    vorrei capire quali sarebbero le 2 ore in più da pagare al “maestro unico” senza copertura finanziaria…Faccio presente che noi docenti di scuola primaria abbiamo già contrattualmente 24 ore settimanali di cui due non di insegnamento ma di programmazione delle attività con i colleghi dei moduli organizzativi. Quindi o si vogliono far fare 26 ore oppure qualcuno ha preso un grosso abbaglio…
    Mi faccia sapere…
    Cordiali saluti
    Paola Piu

  4. Redazione dice

    Dall’Unità online di oggi, pubblichiamo un articolo di Massimo Franchi

    Ennesimo colpo di mano del governo sul maestro unico. Non è bastato il decreto, né la minaccia della fiducia pur di esautorare il Parlamento e le relative proteste. C’è altro e ancora più grave: le due ore in più che i maestri delle scuole primarie (dalle 22 attuali alle 24) saranno costretti a pagarle attingendo agli stessi fondi di istituto.
    Alla faccia dell’autonomia scolastica, ogni singola scuola dovrà accollarsi anche finanziariamente la scelta del governo di ridurre a uno i maestri per classe. saranno costretti per di più a tagliare altre attività che al momento facevano parte dell’offerta formativa di ogni scuola, come corsi di recupero, attività extracurricolari, eccetera.

    Il tutto è contenuto in un emendamento presentato dal relatore della conversione del decreto legge Gelmini. Di chi si tratta? Ma di Valentina Aprea, ex vice della Moratti ai tempi dello smantellamento della scuola pubblica nel precedente governo Berlusconi.

    La furbata della Aprea è dovuta alla richiesta di copertura finanziaria della commissione Bilancio. Nonostante gli 7 miliardi di tagli che il maestro unico produrrà, l’aumento delle ore lavorative da 22 a 24 non aveva copertura. Tremonti non voleva problemi e allora si è arrivati alla brillante conclusione: i costi aggiuntivi (ancora non stimati) saranno a carico dei “fondi di istituto” come prevede l’emendamento 2-ter della Aprea.

    I tagli della Gelmini e di Tremonti previsti nella manovra infatti non si possono toccare. Il governo pensa di ottenere dei risparmi ma solo dal 2010, mentre il maestro unico entrerà in vigore dal 1 settembre 2009.

    La questione riguarda anche il contratto di lavoro dei maestri, visto che le due ore in più sarebbero a tutti gli effetti “straordinario”. Un costo ancora più alto per il governo che infatti corre ai ripari e prevede di definire «con apposita sequenza contrattuale il trattamento economico rispetto all’orario d’obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali», come previsto nell’emendamento 2-bis. Ciò significa che andrà riscritto il contratto di lavoro e andrà fatto tramite trattativa con i sindacati e l’Aran, l’agenzia che si occupa dei contratti degli statali.

    Immediata la denuncia del Pd. «Siamo alla farsa – spiega Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Cultura – è un modo del tutto inconsueto di finanziare un provvedimento governativo, e non si capisce per quale ragione debbano essere le scuole, che sono con l’acqua alla gola, a pagare le scelte populiste di questo governo. Alla faccia dell’autonomia scolastica!». «Ancora una volta – conclude – abbiamo la dimostrazione che mentre il governo continua a dichiararsi a parole federalista le sue scelte politiche sono sempre più centralistiche e penalizzanti per l’offerta formativa».

    Tra tante note scure, c’è almeno una positiva: le modifiche previste anche un recupero di fondi per l’edilizia scolastica e l’inserimento in graduatoria dei precari delle siss «a pettine e non più in fondo alla lista come avevamo proposto noi con un nostro emendamento», chiude Coscia.

    Il decreto Gelmini verrà votato dalla aula di Montecitorio la prossima settimana, a partire da lunedì. Lo ha stabilito la riunione dei capigruppo. Venerdì invece ci sarà la discussione sugli emendamenti.

    Il governo per ora non ha posto la fiducia sul provvedimento; l’auspicio di Elio Vito, ministro dei rapporti per il Parlamento, è che non sia necessario un voto di fiducia. Ma il sottosegretario Giuseppe Pizza (quello dello scudo crociato della Democrazia Cristiana) dice: «Non posso escludere che si ricorra alla fiducia sul dl Gelmini, ma l’ultima parola spetta al Cdm. Il ministro dell’istruzione, comunque, non ha ancora deciso in proposito».

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