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La finanziaria che non aiuterà il paese è stata approvata

E’ stata approvata alla Camera dei Deputati, con 295 voti a favore e 241 contro, la  finanziaria 2009-2011 che passa ora all’esame del Senato.

Riportiamo la dichiarazione di voto dell’on. Marina Sereni

Signor Presidente, onorevoli colleghi, poche ore fa, con il voto sulla presidenza della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi si è consumato uno strappo gravissimo nelle relazioni tra maggioranza ed opposizione; uno strappo – ve lo diciamo – che non rimarrà senza conseguenze nel lavoro parlamentare che ci attende. Non esiste una democrazia in cui la maggioranza si arroghi il diritto di scegliere gli esponenti dell’opposizione.
Tuttavia, vogliamo oggi restare al merito. Il voto del gruppo del Partito Democratico su questa vostra finanziaria non può che essere negativo. Tanto grande è la crisi economica e sociale che il nostro Paese sta vivendo, tanto piccola la risposta che questa legge finanziaria propone. Ci si è detto che bisogna tenere i conti pubblici in ordine: giusto. Quando è toccato a noi governare, abbiamo fatto del risanamento della finanza pubblica una delle nostre priorità, ma oggi siamo di fronte ad una vera emergenza, che non si può liquidare burocraticamente: le famiglie non ce la fanno ad andare avanti, i lavoratori precari diventano disoccupati, aumenta la cassa integrazione, le imprese subiscono gli effetti del terremoto che ha colpito i mercati finanziari. Vi è paura e sfiducia ed è compito della politica dare risposte concrete, immediate. Lo ripeteremo fino alla noia: è urgente alleggerire le tasse sui redditi da lavoro e da pensione, a partire dai più bassi. È una misura di equità sociale, perché aiuta i ceti più colpiti dalla crisi ed è una misura che sostiene l’economia, perché serve a far ripartire i consumi. È urgente aiutare le imprese a resistere di fronte alla crisi internazionale. Quando affronteremo i provvedimenti sulle banche, vi proporremo con forza di condizionare l’aiuto dello Stato alla garanzia che il credito, in favore delle imprese e delle famiglie, non venga ridotto. Ci si è detto che non vi sono i soldi; permetteteci di farvi una domanda: ma se è così, non credete che sarebbe stato meglio non ostacolare la proposta di acquisto di Alitalia da parte di Air France e risparmiare oltre 3 miliardi di euro. In questi giorni una protesta selvaggia e corporativa sta creando enormi disagi negli aeroporti italiani. Abbiamo nettamente preso le distanze da queste forme di lotta, ma ciò non può nascondere la debolezza di quella che voi avete enfaticamente presentato come la soluzione del problema Alitalia. È urgente uscire dal caos, è urgente trovare un partner straniero. Sarebbe onesto, da parte vostra, ammettere che avete sbagliato a far saltare l’accordo con Air France e che ora il prezzo lo pagano tutti gli italiani. Non ci sono i soldi, dite. Ma allora, invece di tagliare le spese sociali dei comuni, non sarebbe stato meglio magari rinviare l’abolizione dell’ICI sulla prima casa dei più ricchi

Avete buttato lì altri 3 miliardi di euro ed oggi siete costretti a dire che non vi sono i soldi per i libri di testo dei bambini non vedenti o per gli insegnanti specializzati nella lingua dei segni dei bambini sordi.
Dite almeno, oggi, che col senno del poi avreste fatto diversamente. Al Paese servono scelte meno propagandistiche e più efficaci: qualificazione della spesa pubblica, eliminazione degli sprechi, lotta all’evasione fiscale sono essenziali per reperire nuove risorse per lo sviluppo. Ma voi avete imboccato un’altra strada: tagli indiscriminati e meno rigore sul terreno della fedeltà fiscale. Ecco perché i vostri tagli sono iniqui, pericolosi ed irrealistici: iniqui perché colpiscono i più deboli nella società, pericolosi perché toccano settori strategici per lo sviluppo (come l’istruzione, la ricerca e gli investimenti per le infrastrutture e l’ambiente); irrealistici perché è fin troppo facile prevedere che non riuscirete a mantenere le riduzioni della spesa corrente senza vere riforme. Il nostro giudizio su questa legge finanziaria è molto severo, per ciò che c’è, ma soprattutto per ciò che non c’è.
Parliamoci chiaro. Oggi sui giornali dite che tra qualche settimana varerete un provvedimento a sostegno dei redditi più bassi. Se, come sembra, sarà un contributo una tantum certo non potrà essere sufficiente. Ma vi domandiamo, ancora: se riconoscete l’emergenza, perché aspettare? Se li potete trovare tra una settimana i soldi, perché non era possibile trovarli una settimana fa, quando avete respinto ogni nostra proposta in questo senso ? In questa finanziaria la vita reale delle persone, delle famiglie e delle imprese non è presente. Soltanto la nostra caparbietà e la nostra determinazione hanno fatto sì che si aumentasse il Fondo per gli ammortizzatori sociali, estendendolo ai lavoratori precari, che si introducesse qualche piccola correzione al Patto di stabilità per i comuni e che si approvasse una norma-manifesto che impegna il Governo, voi, ad usare eventuali risorse aggiuntive per sostenere stipendi e pensioni.
Vi siete vantati di aver varato una legge finanziaria in nove minuti e mezzo, ma se è una legge sbagliata e inutile non era meglio pensarci un po’ di più? Non avete voluto ascoltare l’opposizione ma, in realtà, non avete voluto ascoltare neppure la vostra maggioranza. Il Paese reale pretende risposte. Ora la luna di miele è davvero finita. Correggete la direzione, cambiate strada. Soltanto gli sciocchi non cambiano mai idea.
La crisi economica è gravissima e la recessione sarà lunga. Il Governo, fin qui, non è stato all’altezza della drammaticità della situazione che abbiamo di fronte. Servirebbe una grande capacità di dialogo con le forze sociali ed economiche. Per noi l’unità delle forze del mondo del lavoro è un bene in sé, tanto più per fronteggiare un momento così difficile sul piano economico e sociale. Chi, oggi, prova a dividere i lavoratori e le loro organizzazioni commette un errore enorme: giovani e anziani, donne e uomini, nord e sud. Questo Paese si salva e si può rimettere in moto se vi è una politica che unisce, se vi è una classe dirigente che si assume la responsabilità di costruire una visione comune, un progetto, se si fanno le riforme necessarie a far funzionare meglio le cose. Servirebbe un grande patto tra produttori, tra lavoratori e imprese per la crescita e la modernizzazione dell’Italia e servirebbe un Governo che punti a costruire questo patto, che sappia unire le forze vitali del Paese anziché giocare la partita, tutta politica, della divisione tra i sindacati.
Abbiamo detto più volte – e lo ribadiamo – che il Partito Democratico è pronto a dare il suo contributo in termini di proposte. Di fronte ad un’emergenza senza precedenti servirebbe, però, un Governo più attento alla funzione del Parlamento. Abbiamo contrastato – noi, l’opposizione – con fermezza, nei giorni scorsi, la tentazione di ricorrere ad un nuovo voto di fiducia. Sarebbe stata un’ennesima e inutile forzatura delle regole de normale rapporto tra Governo e Parlamento, come ha ritenuto di sottolineare lo stesso Presidente della Camera.
Servirebbe un Governo disposto ad un confronto diverso con l’opposizione. Non più insulti, polemiche quotidiane e provocazioni che ancora, come ho ricordato all’inizio del mio intervento, solo poche ore fa si sono consumate. Servirebbe, più in generale, un Governo meno attento ai sondaggi, ai titoli dei giornali e dei telegiornali e più attento alle persone in carne ed ossa, ai loro problemi e alle loro necessità. Se non ci penserete voi ci penseremo noi a loro (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Unione di Centro – Congratulazioni).

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