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Bersani: «Tutta apparenza, il governo è solo capace a spostare i soldi», di Alessandro Barbera

Onorevole Bersani, il premier e il ministro dell’Economia hanno annunciato un piano da 80 miliardi. Secondo lei sono sufficienti a fronteggiare la crisi?
Stanno spostando carri armati di cartone per la parata. Parlano di risorse già stanziate, anzi meno di quanto già c’era.

Che significa? Si spieghi meglio.
Le faccio l’esempio delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate. Il nostro governo varò un piano settennale per 60 miliardi. Tremonti con la manovra dei nove minuti ha bloccato la destinazione di quei fondi e ne ha destinati 13 per fare altro: ci hanno pagato l’Ici, colmato il buco da 800 milioni per la sanità, pagato i debiti di Roma e Catania. Il ministro Scajola li ha usati perfino per finanziare un’agevolazione per i benzinai. I fondi del Fas sono diventati la borsa di Mary Poppins.

Qualunque governo sposta risorse da un capitolo all’altro. Anche a voi capitava di farlo. Non è così?
Figuriamoci, peccato che questa volta ci troviamo di fronte alla peggior crisi dal dopoguerra. E invece di stanziare risorse spendibili subito, Tremonti annuncia lo sblocco di 16 miliardi di infrastrutture già programmate.

E’ un passo. Alcune di queste attendono da anni di partire o di essere completate.
Benissimo, ma allora bisogna parlare chiaro. Tremonti dice che ci saranno dieci miliardi di investimenti sulle autostrade con la rimodulazione delle tariffe. Siccome è già stato deliberato un aumento senza meccanismi di controllo sugli investimenti, non ci ha solo annunciato che quelle opere le pagheremo noi? E invece di venderci lo sblocco di finanziamenti già deliberati, perché non finanziano nuovi interventi?.

Insomma, lei boccia il governo su tutta la linea. In un momento di emergenza compito dell’opposizione non sarebbe quello di aiutarlo a fare le scelte migliori?
Assolutamente sì, se fossi in loro farei un tavolo di crisi con l’opposizione: noi non abbiamo nessuna intenzione di fare a cazzotti sul Titanic. Invece Brunetta dice sciocchezze, Berlusconi tenta di dividere i sindacati e Tremonti nullifica il Parlamento.

La linea del rigore di Tremonti ci ha messo al riparo dalle turbolenze sui mercati. Che cosa sarebbe successo se la Finanziaria fosse ancora in Parlamento?
Capisco, ma temo che non abbiano la dimensione di cosa sta accadendo e di cosa ci aspetta. Di tutti i provvedimenti che hanno preso l’unico a favore dell’economia reale è stata la detassazione degli straordinari: cose da pazzi. Intanto, per la prima volta dal 1998, quest’anno il saldo fra chiusure e aperture di negozi sarà negativo.

Lei al loro posto cosa farebbe?
Grazie allo spazio concesso da Bruxelles, c’è spazio per 7-8 miliardi di interventi a favore delle famiglie e dei più deboli. Invece ho la sensazione, e gradirei essere smentito, che l’unica cosa che faranno è un qualche sconto una tantum ai poverissimi.

E per le imprese? Si parla di Tremonti-ter, di sgravi Irap. Non aiuterebbe l’economia?
Anche se Confindustria l’ha dimenticato, in due anni gli abbiamo tagliato il cuneo fiscale di sei punti. Per le imprese l’unica cosa importante è evitare il credit crunch da parte delle banche.

E l’accordo sul secondo livello con i sindacati?
E’ una questione importante, ma l’agenda delle priorità è cambiata repentinamente. Insisto: bisogna mettere un po’ di soldi in tasca alla gente che non arriva alla fine del mese e aumentare i fondi per gli ammortizzatori sociali. Lo dicono sia l’Europa che il G20: bisogna sostenere i redditi medio-bassi. A dicembre ne discuteremo con i socialisti europei in Spagna, ma credo che questo messaggio dovrebbe partire da tutte le forze liberali e progressiste d’Europa.

La Stampa, 17 novembre 2008

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