newsletter

News Letter n°3: Piano Gelmini sulla scuola, proposte PD Università, Carpi e la crisi internazionale, 64° anniversario dei Fatti d’armi a Limidi…

“Il Piano Gelmini e la finta retromarcia della maggioranza”, di Manuela Ghizzoni

Nelle settimane scorse è approdato in commissione alla Camera l’irrazionale piano di razionalizzazione della Gelmini che attua i tagli sulla scuola definiti dalla manovra d’estate. Il Partito Democratico ha espresso la sua totale contrarietà perché il piano è il prodotto di una legge che riteniamo miope e che prefigura una profonda riforma del sistema dell’istruzione, pur non essendo mai stata discussa né in Parlamento, né con le parti sociali e le componenti della scuola. L’OCSE invita l’Italia a non depotenziare il settore della formazione, della ricerca e dell’istruzione e invece il centrodestra procede in direzione contraria, dequalificando un sistema educativo che deve affrontare le sfide della società della conoscenza.

Il Governo dovrebbe investire nel sapere e attrezzare i giovani per la competizione nei mercati globali e viceversa cala la sua scure proprio sul settore più strategico per il Paese. Il piano programmatico è privo di un credibile progetto educativo e culturale per il sistema scolastico, è esclusivamente diretto a soddisfare la fame di risorse del Ministro Tremonti, non propone soluzioni alle profonde ragioni di disagio espresse dal mondo della scuola, non mantiene le promesse di un re-investimento in premialità per gli operatori, non affronta i nodi reali dello sviluppo della scuola e si limita ad allegare inattendibili, ingiustificate e irreversibili tabelle di esubero di personale (freddi numeri che celano nella realtà migliaia di vite di docenti e di unità di personale ATA precari che per anni hanno consentito il funzionamento della scuola e contribuito all’educazione delle giovani generazioni). La discussione in commissione si è conclusa con quella che pare una sorprendente retromarcia del centrodestra. La relatrice di maggioranza ha formulato un parere favorevole condizionato da 21 punti che smontano pezzo per pezzo i provvedimenti precedenti della Gelmini. Ad esempio sulla scuola dell’infanzia l’orario obbligatorio deve essere «garantito prioritariamente » a 40 ore con l’assegnazione di 2 insegnanti per sezione. L’assegnazione dell’insegnante unico ci sarà, ma deve essere previsto «soltanto come modello organizzativo residuale» sulla base dell’esplicita richiesta delle famiglie. Per quanto riguarda la scuola primaria, l’attivazione di classi affidate al maestro unico (24 ore settimanali, modello da preferire nel decreto Gelmini) deve essere effettuata solo in base alle «specifiche richieste» dei genitori e non sulla scorta dell’organico docenti attribuito dallo Stato. Inoltre le condizioni della relatrice di maggioranza prevedono di garantire 2 docenti per classe nel tempo pieno. Sulla scuola secondaria di primo grado si condiziona il parere favorevole alla garanzia del tempo prolungato «soddisfacendo a pieno le domande delle famiglie». Un’altra retromarcia della maggioranza riguarda l’aumento degli alunni per classe: si prevede di innalzare il numero medio minimo degli alunni e non quello massimo. Sui disabili si prevede di tutelare il rapporto di un docente ogni 2 alunni disabili. Per il personale Ata si condiziona il parere alla revisione delle tabelle che determinano gli organici per evitare il ricorso all’«esternalizzazione dei servizi».

Potremmo rallegrarci di queste puntualizzazioni perché a prima vista la protesta di studenti, famiglie, insegnanti e la battaglia condotta nelle sedi politiche dal Partito democratico parrebbero aver raggiunto i loro obiettivi. Ma i conti non tornano. I punti condizionati della proposta di parere del relatore al piano programmatico farebbero inevitabilmente saltare i tagli di Tremonti che però non vengono modificati. Gli 8 miliardi di euro in meno nei prossimi in 3 anni restano confermati, così come i tagli sul personale: 87.400 docenti in meno e la perdita di 44.500 posti di lavoro per amministrativi, tecnici e personale di custodia. Come è stato deciso dal governo e approvato in luglio. Un taglio indiscriminato di denaro e lavoro che è stato aggravato successivamente. Sono infatti venute meno altre risorse economiche: 22 milioni per l’edilizia scolastica solo per il prossimo anno, 50 milioni per i fondi degli istituti. Ed è vergognoso che Berlusconi parli di fatalità a proposito della tragica morte dello studente torinese.

Dunque i tagli rimangono e testimoniano la scelta di colpire, per mezzo di una riduzione dei finanziamenti, il mondo della scuola pubblica. Allora come si spiega tutto ciò? Sembrerebbe di partecipare al gioco della sedia. Si gira tutti intorno ed alla fine ci si siede, ma sempre con un posto in meno. La sedia l’ha tolta Tremonti e l’impressione è che, con l’inganno, a rimanere in piedi e smarrito sarà tutto il sistema scolastico. E con esso tutto il Paese.

Mutatis Mutande, di Giovanni Taurasi

Adesso basta!!! La pazienza ha un limite. Ne abbiamo parlato a lungo con mia moglie perché temevamo di essere troppo duri. In fondo ha solo 7 anni. Però l’ultimo colloquio con le maestre è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci hanno raccontato che ha offeso Fouad, un suo compagno di classe, dandogli dell’abbronzato. Si è giustificato dicendo che si trattava di una carineria e che Fouad (il quale peraltro conosce due lingue più di lui: francese e arabo) dovrebbe frequentare una classe separata. Durante la foto di classe ha fatto le corna al suo compagno di banco. Quando il Preside ha consegnato le pagelle del primo quadrimestre lo ha minacciato facendo il gesto del mitra. Ieri si è nascosto dietro la porta e quando è entrata l’insegnante madrelingua tedesca è saltato fuori all’improvviso urlando “cucù”. Lei è rimasta basita e lui l’ha guardata con modi melliflui vantandosi di essere un piccolo playboy. A quel punto frau Muller gli ha ricordato che non arriva nemmeno all’altezza della sua vita e quella piccola canaglia ha osato darle del Kapò. Quando è troppo è troppo. Anche se mi ha detto che non era tenuto a ubbidirmi perché dal prossimo anno avrebbe optato per il genitore unico (sua madre), l’ho preso per le orecchie e gli ho detto: “Ma chi ti credi di essere, moccioso???”.

“I tempi diversi di scuola e famiglia”, di Daniela Del Boca e Silvia Pasqua

(da www.lavoce.info

) La legge di riforma della scuola, da poco approvata in Parlamento, non risponde alle esigenze delle famiglie, né delle madri, né dei padri e ancora meno dei figli. Gli effetti più importanti riguardano l’occupazione, gli orari e l’organizzazione del tempo della famiglia, nonché i contenuti del tempo di scuola. In particolare, la riduzione del tempo-pieno scolastico può rallentare la tendenza verso una maggior simmetria tra i genitori e avrà effetti diversi sulla divisione del lavoro domestico per famiglie appartenenti a fasce di reddito diverse.

Leggi il resto

Gelmini, retromarcia sulle scuole di montagna

Nuova marcia indietro del governo sulla scuola. In un decreto che nulla centrava con la scuola (si parlava di riorganizzazione sanitaria) si prevedeva infatti l’accorpamento delle scuole sotto i 50 studenti e il commissariamento delle Regioni che non avessero presentato entro novembre il piano di riorganizzazione. Poi il “ripensamento”: nel nuovo testo dell’articolo 3 del decreto legge 154, in discussione al Senato, è ora previsto l’accorpamento della dirigenza scolastica per l’anno 2009-2010 e il dimensionamento della rete scolastica a decorrere dall’anno 2010-2011 mediante un’intesa in sede di Conferenza Unificata. Di conseguenza viene eliminata l’ipotesi del commissariamento delle regioni.

“Il Governo ci accusava di gridare al lupo inutilmente – spiega Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd alla Commissione Cultura della Camera – ma poi ha dovuto fare un passo indietro sul ridimensionamento della rete scolastica confermando i nostri allarmi sulle scuole di montagna e dei piccoli centri. Il finto decisionismo del governo si dimostra, giorno dopo giorno, dilettantesco e incapace di risolvere i crescenti problemi del paese”. “Si sono presentati come campioni di velocità – continua Ghizzoni – vantandosi di aver approvato una manovra in 9 minuti, ma poi i mesi successivi sono trascorsi per porre rimedio ai danni che avevano fatto e la maggioranza procede oggi più con il passo del gambero che con quello della gazzella”. “Resta aperto il problema della mancata copertura che la maggioranza aveva previsto con il taglio delle scuole e si tratta di ben 250 milioni di euro – conclude – Se torneranno a tagliare nella scuola o nel welfare, invece di cercare i veri sprechi e realizzare reali economie e combattere l’evasione fiscale, troveranno nuovamente la nostra ferma opposizione.

Tagli per l’edilizia scolastica e gli istituti musicali

Il Governo Berlusconi ha fatto pagare alla sicurezza, alla  cultura e alla formazione il tributo per l’eliminazione di una parte dell’Ici (l’altra l’aveva eliminata già il Governo Prodi). Dopo i pesanti tagli alla scuola ora cancellano in toto i finanziamenti ai conservatori e decurtano di 22,8 milioni il fondo per l’edilizia scolastica. Modena vanta una tradizione musicale riconosciuta in tutto il mondo. L’istituto parificato Vecchi Tonelli, che ha visto tra i suoi insegnanti anche il maestro Luciano Pavarotti, vedrà sparire il fondo istituito dal governo Prodi. Grazie ai fondi per l’Afam (Alta formazione artistica e musicale) negli ultimi due anni, il centro sinistra aveva stanziato 260 mila euro per il conservatorio modenese. Ora tutte le spese ricadranno sugli enti locali, e quindi sui cittadini modenesi. Stessa sorte per l’edilizia scolastica, che vede tagliare di un terzo il contributo dello stato. Questo significa che la sicurezza dei nostri figli rispetto al rischio sismico, il loro diritto a vivere e studiare in ambienti funzionali e al passo coi tempi, dovranno essere finanziati in maniera sempre più consistente da Comuni e Regioni, a loro volta a che fare con risorse sempre più ridotte. Per forza di cose molti progetti e interventi dovranno essere rinviati o addirittura cancellati. Dopo la tragedia di Rivoli suonano dunque come un’offesa all’intelligenza le dichiarazioni di Berlusconi sulla presunta fatalità che avrebbe portato alla morte del giovane Vito. La tragedia avviene mentre andiamo in stampa, ma subito sono giunti al sito numerosi commenti su un fatto così grave che ha addolorato tutti e che ha colpito al cuore la famiglia Scafidi. Rinvio ai commenti sul sito, qui

e qui

.

Purtroppo nel mirino della Finanziaria sono caduti ancora i giovani e l’educazione scolastica: Berlusconi, Tremonti e la Gelmini stanno facendo scempio del diritto alla formazione dei nostri figli e nipoti condannandoli a una scuola e a un livello di cultura inadeguato rispetto ai loro coetanei europei. Questo significherà per loro meno possibilità di trovare un impiego, per l’Italia meno uomini e donne impegnati nella ricerca, nella formazione e nella cultura. Colpire i finanziamenti per l’edilizia scolastica significa infine mettere a rischio la sicurezza nelle scuole. Il centrodestra ci condanna ad un’Italia più povera e più insicura.

M. G.

Per un’università più autonoma, più responsabile, più equa e più internazionale

Di seguito il documento che il PD ha proposto alla discussione della comunità scientifica, del mondo studentesco e accademico, delle rappresentanze sociali per qualificare e migliorare il sistema universitario. Dopo la presentazione del documento, anche il Governo ha approvato in Consiglio dei Ministri le proprie linee guida programmatiche. Auspico che su questi temi strategici per il Paese si apra un reale e profondo confronto, nell’interesse dell’Università italiana.

M.G.

La situazione universitaria italiana si è fatta incandescente. I pesantissimi tagli finanziari impediranno dal 2010 il pagamento degli stipendi ai dipendenti. Il blocco del turn over chiuderà la porta in faccia a migliaia di giovani, i più preparati, che vorrebbero dedicarsi alla ricerca e alla didattica nelle università. La privatizzazione delle università presenta poi pericoli sociali e culturali senza garanzie di vero miglioramento e porterebbe l’Italia fuori dalla tradizione europea e dagli impegni sottoscritti a livello internazionale che definiscono la formazione e la ricerca universitarie beni pubblici e pubbliche responsabilità.

Il Partito Democratico si è opposto a questi provvedimenti e continuerà la sua opposizione in Parlamento e nel Paese cercando di ottenerne sostanziali modifiche. Ma non intende sottrarsi alla responsabilità politica di preparare e sostenere le proprie proposte alternative per costruire l’università del nuovo secolo, curandone i mali attuali entro una visione strategica e coerente.

Ecco quindi le nostre proposte, volte al futuro, immediato e soprattutto di lungo termine. Servono provvedimenti organici e coraggiosamente innovativi, avendo ben chiara in mente l’università di cui l’Italia avrà bisogno tra dieci o venti anni, quella, per intendersi, i cui professori di riferimento saranno gli attuali giovani ricercatori, di ruolo o precari che siano.

Non partiamo da zero, naturalmente. Molto lavoro fu fatto negli anni 2002-2006, in particolare nella preparazione del programma elettorale per le politiche del 2006, raccogliendo un notevole consenso in seno al mondo universitario. Da quelle idee, speranze, promesse conviene ripartire con fiducia e audacia, facendo tesoro dell’esperienza insoddisfacente dei venti mesi di governo tra il 2006 e il 2008.

Leggi le dieci proposte del Partito Democratico

Carpi e la crisi internazionale. Sostegno alle imprese e al reddito delle famiglie

Alberto Allegretti, vicesindaco con delega per Economia, Lavoro, Finanze e Bilancio del Comune di Carpi

Segnali di difficoltà si percepivano fin dallo scorso anno – erano previsti per il 2008 e 2009 ritmi di crescita ridotti – ma una recessione come questa nessuna l’avrebbe immaginata. È globale, ha coinvolto dapprima il sistema finanziario e bancario americano, al quale, tranne qualche eccezione, sono state date enormi garanzie di sostegno, per poi travolgere l’economia reale. Un esempio di rilevanza mondiale per tutti: le difficoltà del settore auto in Usa e in Europa. Il settembre 2008 entrerà  nella storia ed è paragonabile al crollo di Wall Street del 1929 o alla caduta del muro di Berlino per gli effetti che provocherà. In ogni caso è cambiato il mondo, ed è doveroso per la politica, la finanza e l’economia ‘riscrivere tutte le agende’. Qualche Paese ha preso provvedimenti rapidi e tempestivi, impiegando risorse colossali; le Banche centrali hanno immesso liquidità enormi per salvare il sistema del credito in modo tale da sostenere anche le imprese; l’Unione Europea si è mossa bene nelle prime settimane, ma  ha lasciato che prevalesse la logica nazionale e non ha sempre coordinato gli interventi dei singoli stati. L’Italia non ha dato l’impressione di avere un ruolo forte e decisivo nella definizione di  indispensabili politiche europee. Ancora oggi, a due mesi dall’inizio della crisi, non conosciamo quali cifre prevedano i provvedimenti del Governo Berlusconi per il sostegno alle banche; e anche per il piano per imprese e famiglie, annunciato da settimane, non è dato sapere chi ne potrà beneficiare e per quale entità . Si sta perdendo troppo tempo, la situazione peggiora. Tutte le analisi concordano sulla gravità e la dimensione della crisi.

Anche il nostro territorio ovviamente registra pesanti difficoltà. Molte imprese hanno bloccato l’attività, mancano commesse per i prossimi mesi, cresce la richiesta di cassa integrazione, si allungheranno di molto le ferie del ponte natalizio. Si prevede un 2009 davvero complicato, e non soffre solo il settore moda, che paradossalmente è forse più abituato ad affrontare fasi cicliche di difficoltà. Ci sono grossi problemi nel comparto meccanico, nel manifatturiero, nell’edilizia ed anche il commercio segnala la cessazione di molte attività. Occorrono da subito interventi straordinari per il sostegno alle imprese e al reddito delle famiglie.

Leggi il resto

64° anniversario dei Fatti d’armi di Limidi del 20 novembre 1944 – Intervento di Manuela Ghizzoni

Domenica 23 novembre sono stata invitata dal Comune di Soliera a celebrare i fatti d’armi di Limidi del novembre 1944, una vicenda forse lontana nel tempo, ma ancora profondamente presente nella memoria della popolazione locale.

Tra il dicembre del 1944 e il febbraio del 1945, nonostante la sospensione dell’avanzata alleata, il rinvio dell’attacco alla linea Gotica e l’invito rivolto alle formazioni partigiane dagli alleati di sospendere le operazioni su vasta scala, i partigiani di queste terre non smobilitarono, ma proseguirono il loro impegno contro il nazi-fascismo. In quei mesi si accentuò la recrudescenza delle azioni militari dei tedeschi e dei fascisti. Questi ultimi avevano costituito in estate il corpo delle famigerate Brigate Nere per contrastare le formazioni partigiane e gli episodi di violenza si acuirono. Si entrò in una spirale di odio che ebbe conseguenze tragiche sulla vita quotidiana della popolazione e che segnò gli anni più bui della nostra storia. Uno dei momenti più drammatici della guerra fu proprio lo scambio dei prigionieri di Limidi di novembre 1944, quando, dopo giorni di tensione, si concluse positivamente il braccio di ferro tra le forze partigiane che avevano catturato sei militari tedeschi, un milite della brigata nera e un’interprete, e le autorità tedesche che avevano rastrellato 500 civili tra Limidi e Soliera dopo aver incendiato abitazioni e fienili. Furono giorni di grande tensione perché l’esito poteva indubbiamente essere tragico. Grazie anche alla mediazione del vescovo Dalla Zuanna, prevalse la volontà di effettuare lo scambio e il massacro venne evitato. L’episodio dimostrò dal punto di vista militare e politico la forza del movimento partigiano, capace di imporre ai tedeschi la trattativa isolando i fascisti, di fatto esclusi dal negoziato. Dall’estate del 1944 la Resistenza si era sviluppata in pianura con un’ampia partecipazione popolare. Nella nostra provincia furono quasi 20.000 i partigiani e i patrioti combattenti riconosciuti; tra loro circa 2000 donne.

Leggi il resto dell’intervento

Per saperne di più

“Scuola, ancora sale sulle ferite” di Manuela Ghizzoni

Aprileonline.info, 20 novembre 2008

“Il Pdl sconfessa la Gelmini. Maestro unico, solo a richiesta”, di Maristella Iervasi

L’Unità, 20 novembre 2008

Cultura, On. Ghizzoni: Bondi si è fatto scippare risorse, senta adesso responsabilità

Comunicato stampa

Grande soddisfazione per la vittoria di Barack Obama alle presidenziali americane è stata espressa dall’on. Manuela Ghizzoni.

Comunicato stampa

SCARICA LA NEWSLLETER IN FORMATO PDF numero-3

Condividi
Ordina per:   più nuovi | più vecchi | più votati
wpDiscuz