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“Tre riforme da difendere. Anzi, da ampliare”, di Livia Turco

Basaglia, aborto e servizio sanitario

L’anno che si chiude, questo difficile 2008, porta via con sé tre compleanni importanti. I trent’anni di tre leggi che hanno cambiato la vita delle persone e del nostro Paese.
Il 10 maggio 1978 veniva approvata la legge 180 che prevede la chiusura dei manicomi e la presa in carico da parte dei servizi pubblici e della comunità delle persone con disturbi psichici a partire dal riconoscimento della loro dignità. Il 18 maggio 1978 la legge 194 che tutela la maternità, previene e regolamenta l’aborto. Il 23 dicembre 1978 la legge 833 istitutiva del servizio sanitario nazionale. Passare dall’aborto clandestino e dalle mammane alle strutture ospedaliere e al consultorio; dal carcere per chi abortiva alla libertà di scelta verso la propria sessualità;
dalla contenzione e dagli elettroshock alla comunità che si prende cura; dalle mutue e dal medico condotto al medico di famiglia e all’ospedale per tutti e alla prevenzione della malattia, realizzare questo passaggio è stato un cambio di civiltà.
Dobbiamo esserne consapevoli ed avere anche l’orgoglio di queste conquiste per preservarle e migliorarle. Riforme che hanno fatto bene al Paese perché lo hanno reso più moderno, più solidale, più umano. Riforme frutto di grandi battaglie sociali. Riforme del dialogo tra le grandi forze politiche popolari come la Dc, il Pci, il Psi.
Dell’impegno di grandi donne come Tina Anselmi e Giglia Tedesco. Dell’iniziativa dei Radicali.
Tre riforme, tutte nel 1978. Nell’anno del brutale attacco terroristico, dell’uccisione di Aldo Moroe del Governo di Solidarietà Nazionale. Riforme che sono state possibili grazie ad un Parlamento autorevole, che ascoltava e che era ascoltato.
Ad una forma della democrazia basata sulla centralità del Parlamento, sul dialogo tra le forze politiche e sul rapporto tra partecipazione sociale ed istituzioni.
Tali riforme, inoltre, sono portatrici di un inedito universalismo solidale, capace di riconoscere e tutelare la dignità della persona. I dati e i fatti confermano il successo delle tre riforme. La nostra sanità, che va migliorata, è leader in Europa e nel mondo. Si è dimezzato il ricorso all’aborto. Molte persone hanno dimenticato i manicomi e si sono anche inseriti nel lavoro.
Oggi l’universalismo solidale e la società che si prende cura si trovano di fronte alle sfide di un mondo globale e diseguale. Oggi c’è ancora più bisogno di equità, perché la povertà genera la malattia e la morte precoce; di solidarietà per combattere la solitudine e l’abbandono delle persone fragili e malate e delle loro famiglie; di competenza femminile per rendere più umana la nostra vita.
Oggi c’è ancora più bisogno di istituzioni forti ed efficaci, di partiti capaci di promuovere il “noi”. Di una politica solidale per una società solidale. Discuteremo di ciò nel Convegno “Le riforme della speranza” domani a Roma (cinema Capranica)

L’Unità, 4 dicembre 2008

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