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«Per la ripresa occorre una prospettiva europea«,di Donata Gottardi

È stata una settimana intensa dal punto di vista dell’economia e delle finanze questa che si sta chiudendo a Bruxelles. Qui al Parlamento europeo, in commissione Economica e Monetaria, abbiamo avuto uno scambio di vedute con il Presidente della BCE, Trichet, e il commissario Almunia per valutare l’andamento della crisi economica e finanziaria e l’adeguatezza sia delle misure di politica monetaria decise dalla BCE sia del piano di salvataggio e rilancio dell’economia europea di 200 miliardi, basato essenzialmente su piani nazionali, concordato tra l’Ecofin e la Commissione.
Ho espresso perplessità e insoddisfazione per le risposte che Trichet ha dato riguardo la necessità di preservare l’economia reale e i cittadini dalla crisi economica e finanziaria e dalla recessione che si prospetta. Condivido le scelte della BCE di abbassare il tasso di interesse e quella di mettere a disposizione liquidità a tassi fissi per le banche al fine di finanziare il rilancio dell’economia. Ma non basta. Se finora Trichet poteva affermare che era mediante la stabilità dei prezzi e il controllo dell’inflazione che si sostenevano le politiche socio-economiche e si proteggeva il potere d’acquisto, ora occorre mettere in campo – in modo coordinato e unidirezionale – politiche anticicliche di sostegno non solo alle istituzioni finanziarie ma anche alle imprese e ai redditi. In sostanza dobbiamo sostenere retribuzioni e pensioni, attraverso politiche e misure fiscali specifiche, ed evitare che dalla crisi del sistema finanziario derivino disastri all’occupazione e che le risorse bruciate in questo periodo spazzino fuori dal mercato – per chiusura del credito – le piccole e medie imprese.
Insoddisfazione inoltre riguardo la posizione sugli Eurobond espressa da Trichet, che dice di non essere a favore dell’emissioni di obbligazioni europee (ma solo di quelle tradizionali dei singoli Stati membri). Senza una prospettiva europea di investimenti con strumenti e finalità comuni, l’UE e gli Stati membri dell’Eurozona non saranno in grado di rilanciare l’economia reale in modo competitivo, durevole e sostenibile. Utilizzare uno strumento come gli Eurobond per finanziare gli investimenti significherebbe anche preservare le Finanze pubbliche e ridurre il prezzo pagato dai contribuenti per la crisi in atto, facendo intervenire i capitali esistenti sui mercati europei e internazionali e mettendo a profitto il valore aggiunto rappresentato dall’euro e dal mercato interno rispetto alla capacità di finanziare interventi e investimenti di cui l’UE ha assolutamente bisogno. È molto significativa a questo riguardo la lettera-appello a sostegno dell’introduzione degli Eurobond, pubblicata anche sui maggiori quotidiani europei e sottoscritta, tra gli altri, da Delors, Ciampi, Padoa-Schioppa, Lamy, Prodi e Gonzales.
In questo senso è importante che l’insieme degli stanziamenti e dei piani nazionali – previsti dal piano di salvataggio che è stato definitivamente adottato dal Consiglio europeo appena chiuso dai Capi di Stato e di Governo a Bruxelles – siano effettivamente e strettamente coordinati verso un piano armonizzato di rilancio europeo e con una regia europea – e che non siano solo una giustapposizione di diverse misure nazionali – altrimenti l’obiettivo del sostegno alle infrastrutture, alle imprese e al reddito dei cittadini non sarà pienamente efficace rispetto al potenziale di crescita del mercato e dell’economia europei. In questo senso è altresì importante che l’applicazione flessibile del Patto di stabilità – date le conseguenze che ne deriveranno in termini di finanze pubbliche e oneri a carico dei cittadini e dei contribuenti – sia effettivamente diretta allo sviluppo economico, al rilancio degli investimenti e al sostegno della domanda e sia accompagnata ad adeguate politiche fiscali e salariali per i redditi medio-bassi.
È questo che si chiede, tra l’altro, nel rapporto su “Finanze Pubbliche nell’UE 2007/2008” di cui sono relatrice, che è stato approvato all’unanimità in Commissione economica giovedì e che sarà adottato a breve dalla plenaria del Parlamento europeo.
Di fronte a tempi difficili e di grandi sfide come quelli attuali le istituzioni e i governi europei devono mostrarsi lungimiranti e responsabili. La risposta che gli Stati membri e l’UE daranno a questa crisi economica sarà determinante non solo per l’economia europea e il benessere dei cittadini ma anche per il ruolo futuro dell’Unione europea rispetto alla sua capacità di garantire una governance europea all’altezza delle sfide internazionali e dei bisogni dei suoi cittadini.

dalla newsletter della Delegazione italiana nel PSE (n.162)

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