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Gerardo D’Ambrosio: «La corruzione ci impoverisce può salvarci l’indignazione», di Claudia Fusani

Italia, ritrova la capacità di indignarsi. Di riscoprire il merito e di dire basta alle scorciatoie. È il grido-appello del senatore Gerardo D’Ambrosio (Pd), capo del pool di Milano ai tempi di Mani Pulite. Questa intervista inizia un viaggio tra alcune voci significative del Paese nel tentativo di mettere a nudo l’Italia paese dei favori.
Senatore D’Ambrosio, la corruzione è tornata o non è mai andata via rispetto agli anni Novanta?
«C’è stato un attimo di pausa quando i burocrati hanno avuto paura delle inchieste della magistratura. Era il 1992, avevamo arrestato Mario Chiesa. La pausa è durata un paio d’anni, circa…».Poi cosa è successo?
«È cominciata l’opera di delegittimazione molto violenta contro la magistratura. E piano piano il sistema della corruzione ha ripreso a funzionare. E non si è più fermato».
Quando dice burocrati cosa intende?
«I tecnici, quelli che lavorano negli uffici pubblici, degli enti locali, dei ministeri. Sono loro che preparano i contratti, i bandi delle gare d’appalto e poi mandano alla firma dell’assessore o del ministro di turno. I politici da soli non si possono corrompere. È il burocrate che decide, spesso, a chi dare l’appalto, senza la sua complicità è più difficile corrompersi».
Che differenza tra la stagione di Mani Pulite e oggi?
«Allora era un sistema: ogni appalto doveva rendere ed essere funzionale al finanziamento dei partiti».
Oggi?
«Oggi la corruzione è meno un sistema ma è altrettanto un principio. E i politici si corrompono per molto meno. I ruoli sembrano invertiti: la prima mossa è degli imprenditori che si rivolgono ai burocrati che poi fanno da intermediari con i politici. I soldi non vanno più al partito come struttura ma al singolo per la campagna elettorale che poi a sua volta può ricambiare il favore in vari modi: la consulenza e l’incarico al professionista, il posto di lavoro, una gara d’appalto costruita su misura affidata con ribassi pazzeschi recuperati poi con le varianti in corso d’opera, qualche finanziamento. I vantaggi che può dare chi è al potere sono enormi».
L’Italia dei favori, appunto. Di recente il Parlamento ha approvato, con i voti della maggioranza, la norma per cui saranno dati a trattativa privata gli appalti fino a 500 mila euro, circa il34% dei cantieri aperti nel paese.
«È la fine della trasparenza. In questo modo gli appalti diventano ufficialmente e legalmente merce di scambio tra il politico e il privato».
Secondo l’ultimo Rapporto del Commissario Anticorruzione, abolito dal governo Berlusconi, le denunce diminuiscono mentre avanza il sommerso. Perchè?
«La corruzione è un reato che giova a tutte e due le parti. È sbagliato aspettarsi denunce. Ai tempi di Mani pulite noi non abbiamo avuto denunce. Ci aiutò il nuovo codice che prevedeva la possibilità di indagare una persona senza informarla».
Promettere incarichi in cambio di un appalto, trattare direttamente con il privato il destino di un’area diventata abitabile, tutto questo è corruzione?
«È una corruzione di tipo diverso. Non si danno i soldi ma si scambiano favori reciproci. È il sistema delle raccomandazioni. Ricordiamoci che la raccomandazione toglie la prevalenza del merito e rovina la competitività sana. Come il sistema delle tangenti ha rovinato il sistema delle imprese, adesso si rovinano quelli che hanno il merito. Così il paese può solo regredire».
Pdl e Lega avrebbero trovato l’accordo sulle intercettazioni limitandole ai reati più gravi ed escludendo quelli contro la pubblica amministrazione. Senza questo strumento la magistratura può combattere la corruzione?
«Senza le intercettazioni Mario Chiesa avrebbe patteggiato e sarebbe finita lì. Le intercettazioni restano il miglior strumento di indagine. Ma non l’unico. Guai adagiarsi sulle trascrizioni dei brogliacci. Ma senza non abbiamo speranza».
Si può parlare, in Italia, di atteggiamento culturale che propende verso la corruzione?
«La corruzione affligge da sempre tutte le società. Il punto è perché uno sceglie di fare il politico: per potere o per servizio? Spesso,molto vicino ame, sento parlare di lettere di scuse perché “nonostante l’interessamento non è stato possibile soddisfare il trasferimento”. Capisce? La raccomandazione è una scorciatoia, gli italiani sono abituati a questo, chiedono e vogliono favori, è normale e perdono di vista il merito».
Senatore, da dove ricominciare?
«Dalla capacità di indignarsi di nuovo. E dal diritto ad avere risposte e certezze. Bisogna rimettere al primo posto il merito, il servizio. Non può essere messo alla berlina chi persegue la corruzione. Non possono stare in Parlamento i condannati. Non si può aspettare otto anni per una sentenza definitiva o consentire che ci si possa difendere “dal” processo cambiando le regole del gioco, le leggi, in corso d’opera».

da unita.it

1 Commento

  1. Manuela dice

    «I corrotti sono tornati in sella. Se poi Mangano è un eroe… », di Claudia Fusani da l’Unità del 30 dicembre 2008
    C’era un ufficio in Italia che si occupava di corruzione. Non quella che è già reato e affare della magistratura. Si occupava del fenomeno, delle cause e delle conseguenze, un monitoraggio continuo. «Lo aveva voluto Berlusconi nel 2005 – racconta il prefetto Achille Serra che ne è stato l’Alto Commissario prima di diventare senatore del Pd – ma proprio Berlusconi lo ha chiuso a giugno, è stato uno dei primi atti del governo. Ha dato le competenze al ministro Brunetta».
    Forse perché le denunce diminuiscono?
    «In Italia la corruzione ha radici profonde che toccano un po’ tutti i settori della vita civile. Mani Pulite è stata una parentesi che ha fatto saltare le regole del gioco, il vecchio sistema. Poi corrotti e corruttori si sono riorganizzati in fretta. Le denunce possono raccontare poco di questo fenomeno. L’Ocse, invece, l’Organizzazione mondiale per lo sviluppo economico, mette l’Italia al 41° posto della classifica dell’indice della percezione del malaffare (Corrupt percept index) che serve a misurare la corruzione nel settore pubblico e nella politica. Dividiamo la posizione con la Repubblica Ceka. Dopo di noi ci sono solo Malesia, Corea del Sud e Sudafrica. La Banca Mondiale fa peggio e ci spinge fino alla 70° posizione. La verità è che c’è un calo di tensione dovuto anche alla difficoltà di sanzionare e punire i funzionari corrotti».
    Lei è stato Alto Commissario dal settembre 2007 al febbraio 2008. Una fotografia del fenomeno?
    «Con Pier Camillo Davigo, ex del pool di Mani Pulite ora in Cassazione, abbiamo presentato la prima mappa della corruzione in Italia. Una fotografia sconcertante».
    Ad esempio?
    «Il ministro alla Sanità Livia Turco ci dette l’incarico di indagare sul fenomeno della malasanità in Calabria».
    Il nesso tra malasanità e corruzione?
    «Dopo mesi di audizioni io e il prefetto Silvana Riccio abbiamo scritto una relazione su come funzionava la sanità in Calabria. Qualche numero: su 39 ospedali 36 sono risultati irregolari; su 63 strutture sanitarie, ambulatori, case di cura convenzionate, guardie mediche, 38 sono irregolari. Eppure la Regione Calabria investe in Sanità l’8,77 del pil, il doppio rispetto alla Lombardia. La malasanità è cattiva gestione ma anche corruzione nel momento in cui i direttori generali delle Asl vengono scelti non sulla base di requisiti di professionalità ma di altro genere. La sanità non funziona perchè arrivano tanti soldi e vengono spesi male e anche questo è conseguenza della corruzione. Nel nostro viaggio-indagine in Calabria abbiamo visto cose incredibili: a Melito Porto Salvo c’erano pazienti in dialisi su letti arrugginiti e accanto a pareti piene di umido; secchi sudici accanto alle garze sterili».
    Dopo la vostra relazione è cambiato qualcosa?
    «Io ho lasciato per candidarmi alle politiche, poi l’ufficio è stato, nei fatti, chiuso. Non credo sia cambiato qualcosa».
    Il prefetto Riccio racconta di mail di disperazione che arrivano dalla Calabria. Di persone e comitati che credono in un cambiamento che non arriva.
    «Abbiamo trovato tanta omertà ma anche tanta speranza. Specie i genitori di ragazzi morti per incuria, egoismo e miopia. Perchè non è mai arrivata un’ambulanza».
    Quindi lei non è rimasto stupito per le inchieste di Firenze, Napoli, Potenza, Pescara?
    «Invece mi colpisce molto dover parlare di questione morale all’interno del Pd. Ma preferisco essere cauto perchè ho visto provvedimenti gravi presi con troppa facilità da parte della magistratura».
    Raccomandazioni e scorciatoie, anche questa è corruzione. Dalle intercettazioni sembra quasi che i politici, per lo più di sinistra, se lo siano dimenticato. Perché il paese non riesce più a distinguere cosa è lecito e opportuno anche se forse non ancora illegale?
    «Senza cadere in generalizzazioni, stiamo diventando, in parte lo siamo già, un paese individualista e qualunquista. Colpa dello stato che non c’è abbastanza. Colpa nostra che non riusciamo più a indignarci quando sentiamo un parlamentare dire che un mafioso come Mangano, morto all’ergastolo per mafia, è un eroe. Colpa della classe politica che dovrebbe stare meno nei palazzi e andare più tra le persone, a cercare di coinvolgerle sulla questione morale».
    Contro la corruzione senza lo strumento-intercettazioni. È possibile?
    «No. E lo dico da ex poliziotto. La soluzione, tra l’abuso di pubblicazioone – che esiste – e la salvaguardia di questo strumento di indagine straordinario, è una sola: pubblicare solo le telefonate attinenti il reato. Le altre non possono neppure essere trascritte sui famigerati brogliacci».
    [email protected]

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