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Volantini su Gaza: «Inizia la terza fase»

GAZA – L’esercito israeliano ha lanciato volantini su Gaza avvertendo i residenti nella Striscia che «la terza fase della guerra al terrorismo (Hamas) sta per iniziare». Si estenderà quindi l’offensiva di terra anche nelle aree urbane, autorizzata giovedi dal gabinetto di guerra israeliano.

ONU – Le Nazioni Unite hanno annunciato la ripresa della distribuzione di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, dopo aver ricevuto assicurazioni sulla sicurezza da parte di Israele. L’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) aveva sospeso da giovedì scorso le sue operazioni a Gaza dopo che uno dei suoi convogli era stato colpito da proiettili d’artiglieria israeliani e un autista palestinese era rimasto ucciso. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha ridotto venerdì le sue attività a Gaza dopo che uno dei suoi veicoli è stato bersaglio di tiri, apparentemente israeliani. L’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani vuole un’indagine «credibile, trasparente e indipendente» sulla strage del 4 gennaio a Zeitoun, dove l’esercito israeliano avrebbe bombardato una casa dove si trovavano 110 civili, di cui molti bambini, uccidendo trenta persone. Secondo diverse testimonianze i civili erano stati condotti in quel luogo proprio dai soldati israeliani «che hanno ordinato loro di restare all’interno», riferisce un comunicato dell’Onu. L’ambasciatore isralieliano in Austria ha dichiarato che l’Agenzia Onu per i rifugiati a Gaza è «infiltrata» da elementi di Hamas che distribuiscono gli aiuti solo a chi appoggia il movimento estremista. L’ambasciatore ha inoltre giustificato il bombardamento di una scuola gestita dall’Onu affermando che sotto l’edificio si trovava un arsenale di Hamas.

AZIONI MILITARI – Nella notte sono avvenute una quarantina di incursioni aeree che, con i combattimenti di terra, hanno provocato la morte di una quindicina di miliziani. Lo ha reso noto l’esercito di Gerusalemme. Un colpo sparato da un carro armato ha ucciso otto persone appartenenti a una stessa famiglia nel campo profughi di Jabalya. Intensi combattimenti sono stati segnalati intorno alla strada costiera a nord di Gaza City (spesso utilizzata per il lancio di razzi), dove le truppe israeliane sono arrivate a circa 1,5 km dalla città, prima di ripiegare. Hamas ha proseguito nel lancio di razzi contro Israele (due Qassam sono caduti su Ashqelon provocando il ferimento di una persona) e ha affermato di aver colpito una base militare israeliana a 27 chilometri da Tel Aviv. F onti della Jihad islamica hanno reso noto che il comandante Shams Omar, uno dei capi delle Brigate al-Quds, è stato ucciso in un bombardamento.

STRAGE DI BAMBINI – L’Unicef, citando i dati forniti dall’Ocha (l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari), riporta che sono morti 758 palestinesi, dei quali 257 bambini e 56 donne. I feriti sono almeno 3.100 tra i quali 1.080 bambini e 452 donne. Fonti mediche palestinesi hanno indicato invece che le vittime dell’inizio delle operazioni sono «821, di cui 235 bambini e 93 donne. I feriti sono 3.350». Gli israeliani hanno avuto finora tredici morti, di cui tre civili, e 154 feriti. «Non c’è nessun posto sicuro per i bambini e le loro famiglie a Gaza in questo momento», ha detto Patricia McPhillips, rappresentante Unicef a Gaza.

DIPLOMAZIA – Il ministro degli Esteri palestinese, Riad Malki, ha denunciato Israele e Hamas per il «totale mancato rispetto» della risoluzione 1860 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, con la quale si chiede un immediato cessate il fuoco. Secondo il ministro degli Esteri, Franco Frattini, Israele ha respinto la risoluzione Onu «perché non si sente rassicurata sulla possibilità che Hamas, che ha provocato questa tragedia violando la tregua, la smetta di riarmarsi e lanciare razzi». Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, in un’intervista al Washington Post si è rifiutata di indicare i tempi dell’operazione «Piombo fuso», precisando però che non si tratta di una «occupazione. È una guerra al terrorismo: non chiediamo alla comunità internazionale di combattere con noi, ma di darci comprensione e un po’ di tempo».

ABU MAZEN – Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, dal Cairo ha lanciato un appello a Israele e Hamas per una tregua immediata. «Israele deve accettare il piano franco-egiziano o dovrà assumersi la responsabilità del conflitto a Gaza», ha detto Abu Mazen, secondo il quale però anche Hamas deve accettare «senza esitazioni» il piano di pace perché possa venire applicato il cessate il fuoco. Il presidente palestinese ha difeso l’ipotesi del dispiegamento di una forza internazionale a Gaza, proposta subito respinta da Hamas.

Il Corriere della Sera, 10 Gennaio 2009

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