partito democratico

Dichiarazione di voto della Sen. Finocchiaro sulla proposta di legge Delega al Governo in materia di federalismo fiscale

Signor Presidente, onorevoli senatori, signori rappresentanti del Governo, Presidente del Consiglio, poche volte mi e` accaduto nella mia ormai lunga esperienza parlamentare di avvertire cosı`
forte la responsabilita` di un voto. Certo, incide la qualita` straordinaria della questione, nel senso di extra ordinem, rispetto al consueto dei lavori parlamentari. Si da` attuazione all’articolo 119 della Costituzione, sostituendo all’attuale un altro impianto istituzionale, che riguarda sotto il profilo delle prerogative fiscali l’intero sistema delle autonomie (Regioni, Comuni,Province).
Abbiamo anche la consapevolezza della parzialita` di questa riforma,visto che qui e insieme non discutiamo anche della Carta delle autonomie, cioe` del riordino dei poteri, delle funzioni e dunque delle risorse da assegnare alle autonomie. Lo faremo presto, ha assicurato ieri il ministro Calderoli.
Noi attendiamo, ma – voglio sottolinearlo – non sara` un’attesa paziente perche´ avvertiamo quanto mutilo sia per questo motivo il nostro ragionare di oggi.
Mi capita – penso che capiti a tutti – di pensare in chiave di metafora e mi e` successo in questi giorni di pensare a questa riforma come a una di quelle bandiere che lo scalatore pianta sulla cima della vetta conquistata. Dopo, quel luogo non e` piu` lo stesso: la presenza dell’uomo lo cambia,ma quella bandiera e` esposta a tutti i venti e sorge in un luogo inesplorato e non ha, a sorreggerla, niente intorno. Sta, come direbbe il ministro Tremonti,in una terra incognita: appunto.
Ieri il Ministro ha qui riferito circa una nostra pressante richiesta, quella di conoscere l’impatto della riforma in termini economici e finanziari. Preoccupazione legittima l’ha definita il Ministro; piu` che legittima – direi io oggi – nell’incalzare degli effetti di una crisi che – temiamo – durera` qualche anno, come qualche anno durera` l’emanazione dei decreti legislativi e, quindi, il compiuto inveramento di queste riforme. Il ministro
Tremonti ci ha risposto, con chiarezza, che non e` possibile oggi rispondere alla domanda che abbiamo posto, perche´ troppe sono le variabili in gioco, ma che sara` possibile, volta per volta, valutare l’impatto economico di ogni singolo decreto legislativo. La risposta non ci ha soddisfatto – lo sapete – ma soprattutto essa ha riproposto con forza la questione che sin dall’inizio abbiamo sollevato, cioe` quella del ruolo del Parlamento nell’attuazione del federalismo fiscale.
E’ la questione sulla quale abbiamo piu` insistito e rispetto alla quale non abbiamo avuto ancora risposte sufficienti e rassicuranti, perche´ a valutare e a controllare i decreti legislativi e, a questo punto ministro Tremonti, a valutare l’impatto economico di ciascuno di essi, sara` un organo – la Commissione bicamerale – che non ha un potere in piu` rispetto alle Commissioni permanenti. Un Parlamento disarmato, dunque, di fronte ai testi del Governo e rispetto all’impatto economico che quei testi porteranno
con se´.
La nostra preoccupazione e` una preoccupazione seria. Ieri il presidente Pisanu ha affermato che prima vengono le scelte e poi vengono i conti, restando il fatto che se i conti non dovessero tornare si ritornera`
sulle scelte, e ha ribadito che l’approvazione del provvedimento e` un atto di fiducia nel dialogo che si sviluppera` in Parlamento: appunto. Cio`richiederebbe che il Parlamento avesse, con la Commissione bicamerale, una sua propria speciale forza nei confronti, non del Governo e non di questo Governo, ma dei Governi che si succederanno in questi anni.
Non e` cosı` con questo testo e mi auguro che cosı` non sara` ancora, ma che il percorso successivo veda un ripensamento serio, profondo, radicale su questo punto. Un non conosciuto, quindi, e ove non conoscibile non governabile.
Quella bandiera, pero`, e` anche investita dal vento impetuoso delle politiche centralistiche del suo Governo, presidente Berlusconi. Non sono pero` quelle dettate, come pure accade in altri Paesi europei, dalla necessita`di fronteggiare la crisi con politiche neocentralistiche. Mi riferisco a ben altro; mi riferisco al taglio dell’ICI che ha privato di risorse essenziali i Comuni per una scelta strumentalmente demagogica, socialmente inutile, dannosissima per le municipalita` e cui non corrisponde ancora l’impegno del Governo alla restituzione. (Applausi dal Gruppo PD). Mi riferisco anche al decreto-legge che ha sostituito lo Stato alle Regioni su capitoli definitivi come scuola e sanita` o ancora, per citare la lettera di ieri dei Presidenti delle Regioni, alla gestione del Fondo sociale europeo; e potrei continuare.
Certo e` che il federalismo fiscale si colloca in un quadro di compatibilita`con le scelte politiche centralistiche, che lo infragilisce e solleva dubbi veri e perplessita` sulla sua sorte finale. Una contraddizione politica che la coalizione di maggioranza e` in grado di reggere per la sapienza distributiva
con cui concede qualcosa a ciascuno degli associati, ma che non puo` rassicurare il Paese e che mostrera` presto la corda. Eppure, qualcosa di davvero positivo e` accaduto in questo iter parlamentare.
Cose significative per il nostro Gruppo e per il nostro partito, che e` innanzitutto una grande forza nazionale, rappresentante e governante in tutte le aree del Paese, al Nord, al Centro, al Sud. Siamo una forza che, insieme alle altre che componevano il centrosinistra, nel 2001 ha volutola riforma del Titolo V della Costituzione. E – voglio dirlo per stroncare forse definitivamente, me lo auguro, tanta favolistica – era lo stesso testo approvato prima in Commissione bicamerale e poi in Aula, a larghissima
maggioranza.
Siamo la stessa forza che contribuı` a sconfiggere con il referendum la successiva riforma del centrodestra e che oggi e` stata a pieno titolo nella discussione parlamentare ed ha capovolto la filosofia di quel testo governativo sul federalismo che partiva da un impianto egoisticamente centratosulle Regioni ricche e fondato sulla suggestiva tentazione che veniva offerta a quelle Regioni di trattenere sul proprio territorio la ricchezza prodotta, tutta la ricchezza prodotta, incurante di ogni ragione del Mezzogiorno
e dei suoi cittadini, delle disparita` territoriali, dei gap infrastrutturali, delle disuguaglianze nell’accesso ai diritti sociali di tanta parte del Paese.
Non e` piu` cosı` nel testo che abbiamo discusso in Aula. Ce lo riconoscono gli osservatori ed anche gli studiosi piu` critici. Cio` che abbiamo con la nostra proposta e con la nostra fatica contribuito grandemente a determinare e` un modello potenziale di federalismo, che e` in grado di fondare, se lo vorremo, una nuova unita` nazionale. Un federalismo ispirato al principio di sussidiarieta`, che prevede che verticale sia la perequazione e dunque tutela le aree piu` deboli, che prescrive uguali diritti e asseconda il processo per ottenerli con una gestione affidabile, trasparente e verificata nei costi, che muove verso la responsabilita` degli amministratori, principio tanto piu` utile nel Mezzogiorno per sconfiggere gli antichi mali e per promuovere e premiare le amministrazioni virtuose. Se lo vorremo, certo.
Una forza riformista non puo` indietreggiare rispetto a questo. Ha il dovere e la responsabilita` di collaborare perche´ questo sia. Ma, soprattutto, ha il dovere di vigilare perche´ questo sia. Siamo all’inizio di un percorso che sara` lungo e ancora da fare. E sara` il risultato finale a determinare il
nostro atteggiamento definitivo; niente, da questo punto di vista, e` scontato.
Ma nel frattempo siamo stati, per questa ragione e a pieno titolo, con la nostra proposta, nel percorso parlamentare e abbiamo sbriciolato– me lo lasci dire, presidente Berlusconi – il cliche´ dell’opposizione riottosa e incapace di proposta, a dimostrazione che, quando c’e` la disponibilita`del Governo e della maggioranza, noi ci siamo. Io non so se si replichera`, per esempio sulla giustizia. Ma quello che
e` chiaro, a questo punto, e` che la faccenda dipende dal Governo e dalla maggioranza, che dal Governo e dalla maggioranza dipende la possibilita`di costruire consenso intorno a riforme che servano al Paese.
Ma si e` anche rovesciata una prassi oppositiva, in quest’Aula e in quelle Commissioni che hanno lavorato al federalismo fiscale. Non e`«no» a tutti costi, sempre, se si e` all’opposizione, com’e` stato in passato
per noi, ma anche, identicamente, per voi nella scorsa legislatura. Questo torna a farci riflettere ancora su un tema che e` molto chiaro: se il federalismo fiscale passasse solo con i voti della maggioranza, se avesse solo il segno e la cifra della maggioranza, e forse, ancora di piu`, la cifra soltanto
di una delle forze che compongono la maggioranza, cosa accadrebbe? Qualora cambiasse domani la maggioranza di Governo, si cambierebbe nuovamente il federalismo fiscale e questo Paese, che ha bisogno
di crescere, di rafforzarsi, di modernizzarsi, farebbe la fine di una pallina da ping pong che rimbalza inutilmente su un tavolo deserto. Inoltre, e` passato sin troppo tempo dal momento in cui abbiamo approvato la riforma costituzionale, e finalmente siamo in condizione di intervenire.
Il nostro partito ha molti ringraziamenti da fare a tutti coloro i quali hanno lavorato, a tutti i colleghi del mio Gruppo, ma specialmente lasciatemi ringraziare i componenti delle tre Commissioni che si sono impegnati,
il nostro relatore di minoranza Vitali, i componenti del Comitato ristretto, a cominciare dai nostri responsabili nelle tre Commissioni. Abbiamo anche da fare un ringraziamento – e vedete come suona davvero
strano che occorra dirlo – al ministro Calderoli per l’attenzione che ha riservato alle ragioni dell’opposizione, non solo nelle sedi proprie, quindi non solo lı` dove gli toccava farlo perche´ e` il suo mestiere, cioe` nelle Commissioni e in Aula, ma anche in mille conversari, in mille incontri. Speriamo di trovarlo ancora piu` attento nelle prossime occasioni. Il mio ultimo ringraziamento non e` rituale e forse ha anche poco a
che fare con il testo, ma molto con il momento e con l’occasione. Vorrei infatti ringraziare il presidente Napolitano per il suo messaggio di fine anno (Generali applausi). Le sue parole ci hanno sorretto e confortato
nella scelta, rafforzandoci nella fiducia. E ` per queste ragioni che annuncio il voto di astensione del Gruppo del Partito Democratico. (Applausi dai
Gruppi PD e IdV. Molte congratulazioni).

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