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Stalking, Modena fa scuola in Italia

Approvato alla Camera l’odg promosso dall’Onorevole Manuela Ghizzoni
sottoscritto dai deputati modenesi del Pd e da Isabella Bertolini del Pdl.
E’ stato approvato questo pomeriggio alla Camera, con il parere favorevole del Ministro Carfagna, un ordine del giorno proposto dall’Onorevole Manuela Ghizzoni, sottoscritto dai deputati modenesi del Pd Franco Ricardo Levi, Ivano Miglioli, Giulio Santagata e anche dalla parlamentare del Pdl Isabella Bertolini. Il documento, approvato nel corso della discussione in aula sulla legge che istituisce il reato di atti persecutori (stalking), impegna il governo a sollecitare la promozione su tutto il territorio nazionale di protocolli di intesa tra istituzioni e volontariato per la prevenzione di quel reato. Un modello già istituito nella provincia di Modena e che vede partecipare Prefettura, Provincia, comuni, aziende sanitarie, forze dell’ordine, Consigliere di parità, associazioni femminili, centro anti violenza e ufficio scolastico provinciale.

“A Modena – spiega Manuela Ghizzoni – il protocollo ha raggiunto ottimi risultati rispetto agli obiettivi: monitoraggio del fenomeno, fondamentale per il contrasto alla violenza alle donne; formazione adeguata degli operatori e percorsi educativi mirati coi ragazzi delle scuole; assistenza e sostegno alle vittime. L’ordine del giorno – conclude la parlamentare del Pd – firmato anche dall’onorevole Bertolini del Pdl, suggella una condivisione di intenti rispetto alla necessità di far fronte al tema della violenza sulle donne, condivisione che ha raggiunto la sua espressione concreta nel voto finale favorevole al provvedimento”.

2 Commenti

  1. redazione dice

    Pubblichiamo un interessante articolo apparso sull’Unità di oggi:

    La repressione non basta. Bisogna ripartire
    dall’educazione dell’uomo, a cura di NATALIA RODRIGUEZ

    Pochi anni fa l’apparizione di un seno alla televisione americana in orario di massimo ascolto provocò uno scandalo pazzesco. Justin Timberlake e Janet Jackson cantavano nell’ intermezzo della partita finale dal campionato di calcio americano. Un gesto, una provocazione o magari una strategia commerciale, chissà, ma milioni di persone si trovarono di fronte a un capezzolo inaspettato, e scoppiò una grande polemica. Per un seno. Il rapporto fra gli americani e l’immaginario sessuale è molto complesso. Un seno in televisione può essere considerato un attacco ai valori americani, mentre i giovani si trovano a gestire una sessualità complessa.
    Nel bagno dalla Stokes Librery si possono trovare alcuni poster dove si legge: «Una donna su quattro di questa Università è sopravvissuta a una aggressione sessuale o ha affrontato un tentativo di violenza durante il corso di laurea». Messaggi per la prevenzione sono frequenti anche in scuole, bar e biblioteche. Nonostante i poster e le buone intenzioni, purtroppo il messaggio sembra non raggiungere lo scopo. I comportamenti violenti nei confronti delle donne non demordono. Il numero delle aggressioni resta troppo alto. La campagna di prevenzione fin qui messa in atto non è sufficiente. Cosa e dove si sta sbagliando?
    Alcuni studi sottolineano come sarebbe opportuno, a questo punto, promuovere iniziative che agiscano puntando a ridurre il tasso di accettazione dei comportamenti violenti contro le donne nella società e in particolare nei gruppi dove soprattutto negli ambienti universitari è attiva una tolleranza sottotraccia nei confronti di questo tipo di violenza. Nei bagni delle università americane si possono trovare anche poster contro l’alcolismo. Il problema è che i messaggi veicolati da queste campagne sono contraddittori.
    Se da un lato si dice: «La maggioranza degli studenti beve tra quattro e sei bicchieri in una notte di festa», dall’altra si afferma: «questa quantità è eccessiva ed è dannosa per la vostra salute». La contraddizione sta nel fatto che questo doppio messaggio mette in luce un comportamento sociale molto popolare e allo stesso tempo condannato. Nei campus americani si beve molto e lo stato d’ubriachezza è frequente. Ed è proprio la condizione d’ubriachezza uno dei fondali più importanti della violenza sessuale.
    Questi messaggi non sono efficaci Un poster da solo non ce la può fare. Ma può far sì che all’interno dei gruppi gli studenti inizino a parlare tra loro su questo tema. Allora il gruppo diventa il fulcro di una nuova politica d’intervento. Perché? Perché è proprio il gruppo il nucleo fondamentale su cui poggia la tolleranza nei confronti di comportamenti violenti contro le donne e in questo l’alcol gioca un ruolo spesso decisivo.
    Dalla fine degli anni 90, l’Università James Madison di Virginia lavora utilizzando questo approccio di gruppo contro la violenza sessuale con strumenti desunti dal marketing. Con l’obiettivo di «vendere» una scala di valori capace di mettere in minoranza la «legge» che ha fin qui quasi legittimato lo scivolamento dei comportamenti nell’area della violenza. Nei campus si può leggere «L’uomo rispetta la donna: nove uomini su dieci della James Madison si fermano di fronte al primo no al sesso pronunciato dalla sua compagna».
    Il punto di partenza di questo lavoro era molto chiaro: quasi tutti i fattori che favoriscono l’aggressione sessuale si coltivano all’interno di gruppi maschili; di conseguenza i programmi sono stati portati avanti da psicologi uomini specializzati. Questo programma ha prodotto risultati apprezzabili.
    Qualcuno si è chiesto: non sarebbe forse meglio minacciare gli aggressori con pene più dure? I fatti dimostrano che è una strada improduttiva. Nella James Madison le indagini hanno evidenziato che gli uomini e anche le donne non davano valore al «consenso» nelle relazioni sessuali. Anzi, gli studi hanno dimostrato che gli uomini non riconoscevano le donne come compagne se nel gruppo questa percezione non era acquisita come positiva. Cosa possono punizioni più severe contro una cultura ben radicata che toglie valore fondamentale al «consenso» nelle relazioni tra uomini e donne?
    Sono stati costruiti messaggi destinati esclusivamente alle donne. Alcuni di questi lavorano affidando alla paura un ruolo di governo delle scelte e dei comportamenti. Uno spot della televisione italiana mostra una donna che cammina sola nella notte. Un uomo la segue e la blocca per il braccio; la voce fuori campo recita : «fai attenzione, questo può succedere anche a te».
    La paura può convincere tutte le donne a restare chiuse in casa la sera, ma non eviterà la violenza sessuale che si consuma all’interno dei gruppi d’amici o spessissimo nella propria casa. La paura non aiuterà le donne. Gli studi fin qui compiuti tendono invece a dare importanza a tutti gli strumenti utili a rafforzare il controllo della paura nello scenario della violenza sessuale.
    Il ruolo degli uomini Un aspetto interessante di questo nuovo approccio è il ruolo degli uomini: in questa direzione vengono infatti assunti come soggetti della soluzione e non più solo come causa del problema. Da qui, l’opportunità e l’urgenza di promuovere a tutti livelli una normativa sociale che convinca l’uomo ad accettare la pari dignità della donna. A partire ovviamente dalle relazioni all’interno dei gruppi.

  2. Patrizia dice

    ieri ho seguito in diretta il dibattito parlamentare che ha portato all’approvazione della legge sugli atti persecutori (stalking).
    E’ da quasi tre anni che mi occupo di questi argomenti, per lavoro e anche per passione e devo dire che gli interventi dei deputati, quasi tutte donne, ha prodotto una sintesi veramente di alto livello, cosa che dovrebbe succedere sempre in Parlamento, ma che non succede quasi mai, non essendoci volontà di confronto.
    La mia idea di politica è questa: trovare soluzioni condivise, frutto di compromessi, confronti anche accesi ma obiettivi comuni.
    Ringrazio anche Manuela per aver fatto arrivare a Roma l’esperienza che stiamo portando avanti con la Prefettura di Modena, è un lavoro serio, faticoso, ma importante, perchè aiutare le donne che subiscono violenza e atti persecutori è veramente difficile, ci sono tanti aspetti da tenere in considerazione, servono volontà politica e competenze tecniche, e non è sempre facile metterle insieme.

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