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“Il grande flop della finanza creativa. Pd: ora una commissione d’inchiesta”, di Bianca Di Giovanni

L’opposizione non ci sta a chiudere la partita della finanza creativa firmata Tremonti (vecchio corso) tutta a carico dei contribuenti e senza nessun impegno di trasparenza da parte del governo. «Presenteremo presto un disegno di legge in cui chiediamo la costituzione di una commissione d’inchiesta», annuncia Pier Luigi Bersani in una pausa durante il voto finale sul cosiddetto milleproroghe. Quel testo, all’articolo 43 bis, liquida le due operazioni di cartolarizzazione degli immobili pubblici gestite dalle Scip, lasciando a carico del bilancio pubblico quasi due miliardi di euro.

OMNIBUS
Quella che doveva essere la più grande operazione di finanza creativa organizzata da un governo, si è risolta in un buco finale, coperto con un emendamento arrivato di soppiatto in un decreto omnibus su cui è calata l’ennesima blindatura. Al momento del voto l’opposizione ha presentato due ordini del giorno, che impegnavano il governo a presentare una relazione sulla liquidazione.
Ma la maggioranza, compatta, ha bocciato la proposta. Meglio non sapere, per i parlamentari di centrodestra. «Un fatto gravissimo – dichiara il deputato Pd Marco Causi – il Parlamento e il Paese hanno diritto di sapere quanto costa la liquidazione di queste società e quali impatti la chiusura dell’operazione potrà generare sull’equilibrio patrimoniale degli enti di previdenza». Intervenendo prima del voto finale, il capogruppo Pd Antonello Soro ha sottolineato come nel decreto «ci sono almeno 3 operazioni di dubbia legittimità: quello sull’editoria che infligge un colpo duro al settore; quello sulle autostrade con favori e regalie a titolari di concessioni in totale disprezzo per la censura dell’Autorità Garante per la concorrenza; ed infine quello delle Scip, la società di cartolizzazioni, che sarebbe meglio definire “operazione scippo”, con la quale si raggiunge il paradosso.
Il saldo è una passività di 3400 miliardi delle vecchie lire per lo stato. Il Governo fa esattamente le stesse cose per cui finanzieri in Europa e nel mondo finiscono in carcere ».Aproposito dai finanza etica evocata da Tremonti.
Attorno ai numeri delle due Scip c’è sempre stata fitta cortina di fumo.
Che l’operazione Scip fosse complicata lo si era capito già qualche anno fa, quando Scip 2 (quella più pesante) fu costretta a ristrutturare il debito. la Corte dei Conti lanciò il primo allarme, producendo un voluminoso dossier. Poi, più nulla.
A ripercorrere oggi le tappe dell’operazione è il deputato pd Antonio Misiani, in un intervento sul sito del Nens (www.nens.it), con cifre da brivido. «Secondo l’ultimo Rapporto agli Investitori della società, a dicembre 2008 delle 62.880 unità immobiliari iniziali, ne risultano invendute 13.574. Nel solo quarto trimestre 2008, le vendite hanno prodotto incassi per 152 milioni di euro, il 55,3% in meno di quanto previsto dal Business Plan. I costi dell’operazione sono così enormemente lievitati: dal 2002 al 2007 sono stati pari – secondo i dati riportati dal sito www.scip2pregio.it – a 1.359 milioni di euro, di cui 780 milioni di interessi passivi su titoli emessi (aggravati dall’allungamento dei tempi di rimborso dei titoli),115 milioni di interessi passivi sul prestito ponte, 348 milioni di interessi su contratto swap». Come dire. un vero crack camuffato da operazione contabile.

L’Unità, 25 febbraio 2009

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