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“Le città hanno paura. Della crisi”, di Sergio Rizzo

Alcuni dicono che la tempesta durerà tutto il 2009. Altri, invece, prevedono tempi molto più lunghi. Ma nessuno sa quanto servirà perché quel profondo senso di insicurezza che la crisi economica più grave dal dopoguerra ha generato abbandoni la società. Difficilmente, un anno fa, alla domanda «Che cosa le fa più paura?» la risposta più frequente sarebbe stata questa: «La precarietà economica e lavorativa». Il 32% degli abitanti delle grandi città italiane è spaventato più da questo che dalla criminalità (30%) e dal male tipico di ogni metropoli, la solitudine (12%). Se poi si somma anche il 18% che mette la «caduta del tenore di vita» in cima alla lista dei propri timori, ecco che oltre metà degli abitanti delle grandi città è preoccupato soprattutto per le proprie condizioni economiche.

Ma non è soltanto per questo che i risultati di un sondaggio condotto a metà gennaio in undici città italiane su un campione di 3.700 persone da Res publica Swg per una ricerca dell’Anci sulle «dimensioni della insicurezza urbana» appaiono sorprendenti. In nessuna città italiana, per esempio, l’immigrazione viene indicata dagli intervistati (ai quali è stato chiesto di esprimere tre giudizi) come il fattore che alimenta maggiormente il senso di insicurezza dei cittadini. Siamo al 24%, contro il 37% della «scarsa efficacia della giustizia» e il 36% della «mancanza o della precarietà del lavoro». La città dove le carenze della giustizia sono più avvertite come fattore di insicurezza è Roma (42%). Napoli è invece, com’è ovvio, quella dove invece il problema più grosso per l’incertezza sociale è il lavoro (49%). Nel capoluogo campano l’immigrazione è considerata un fattore di insicurezza quasi inesistente (9%). Ma anche nelle città dove raggiunge i valori più elevati (Torino e Venezia con il 32%), resta ben lontano dalla cima della classifica. Ancora: se si sommano le risposte che indicano la «mancanza e la precarietà del lavoro» (36%) con quelle che individuano fra le tre maggiori cause di insicurezza «l’aumento delle diseguaglianze e la crisi economica » (26%) si arriva al 62%. Eppure il sociologo Aldo Bonomi non si mostra affatto meravigliato: «Ho sempre sostenuto che il problema della sicurezza non è una questione di ordine pubblico. Semmai rimanda al concetto della società dell’incertezza». «Il fatto è — argomenta Bonomi — che siamo passati gradualmente da una società con mezzi scarsi ma fini certi, a una società con mezzi sovrabbondanti ma fini incerti. Nella società industriale tradizionale si andava a lavorare in un’azienda e tendenzialmente ci si rimaneva tutta la vita. Si sapeva cosa ci sarebbe toccato dalla nascita alla morte. Ora abbiamo mezzi sovrabbondati, internet, televisioni, possiamo girare il mondo con i voli low cost. Ma abbiamo una totale incertezza dei fini. Questo produce la vera grande paura, non il singolo fatto o la patologia criminale».

Non che il problema della criminalità non abbia il suo peso. Il 91% dei cittadini di Napoli avverte il proprio comune come «un luogo» insicuro. La stessa cosa pensano il 70% dei palermitani, il 62% dei baresi e il 55% dei romani. La città dove al contrario più predomina la sensazione di trovarsi in un «luogo» sicuro è Venezia (81%), seguita da Cagliari (77%) e Firenze (62%). Milano (considerata sicura dal 52%), Torino (51%) e Bologna (51%) sono al limite. Ma Milano, con Genova, ha anche un record negativo, fra tutte le 11 città prese in esame per la ricerca. Non c’è nessun milanese (come nessun genovese) che si senta di definire la propria città un luogo «molto sicuro». Anche se c’è da dire che se si eccettua Venezia (dove si sente «molto sicuro» l’11%), Firenze (7%) e forse Cagliari (5%), gli altri capoluoghi non sono in condizioni molto migliori. I giudizi «molto sicuro» sono il 3% a Bologna e Palermo, il 2% a Roma e Napoli, l’1% a Bari e a Torino.

Roma e Napoli, l’1% a Bari e a Torino. Il 71% dei napoletani, inoltre, ritiene che la città sia meno sicura di qualche anno fa. Giudizio identico a quello del 64% dei bolognesi, del 53% dei fiorentini, del 52% dei genovesi, del 51% dei torinesi e del 48% dei milanesi. la città dove la situazione della sicurezza risulta meno peggiorata è Cagliari. Bologna è la città dove le molestie e le violenze sessuali sono il fattore che incide maggiormente (secondo solo allo spaccio di droga) sulla percezione della sicurezza urbana: 43%. Soltanto Roma, con il 38%, si avvicina a questo valore. Milano è al 32%. Bonomi invita a ricordare un articolo sul Corriere «nel quale Claudio Magris si diceva stupito perché la gente ormai piscia per strada senza nessun problema. Il fatto è che la società ha perso le proprie capacità sanzionatorie. Una volta se un cittadino si comportava male, veniva colpito dall’ostracismo. Ora non più. E si delega ai soggetti di forza. Tutti dicono di volere più sicurezza, ma invece della luna si guarda il dito».

La percentuale maggiore di persone che a causa della scarsa sicurezza ha cambiato abitudini di vita è tuttavia a Torino: 62%, contro il 60% di Napoli e il 58% di Roma. Soltanto il 17% dei torinesi sarebbero tuttavia disponibili a partecipare alle ronde contro la criminalità. E nel capoluogo campano le ronde sono ancora meno popolari: 8%, contro il 10% di Roma, il 9% di Genova. E il 7% di Milano, il valore più basso insieme a Palermo, Venezia e Bologna.

Lo spunto dal quale è partita l’indagine di Cittalia, la fondazione per le ricerche dell’Anci, sono le circa 600 ordinanze emesse dai Comuni dopo il provvedimento sul «sindaco sceriffo». Per i due terzi (il 66%) al Nord. I sindaci del Sud hanno varato appena il 13% delle ordinanze, esattamente come i loro colleghi del Centro e più del doppio in rapporto ai primi cittadini delle Isole (6%). Principale obiettivo, la prostituzione. Più dietro, l’abuso di alcolici, gli atti vandalici e l’accattonaggio. Ma le ordinanze dei sindaci sceriffi non sono considerate risolutive dai cittadini. A Milano e Napoli il 44% delle persone è convinto che colgano un problema reale, ma sono poco efficaci. A Genova questo valore scende al 42%. A Torino è al 38%, a Venezia al 36%, come a Roma. Nel capoluogo lombardo i cittadini persuasi che l’ordinanza del sindaco si possa rivelare risolutiva sono però appena il 15%, percentuale superiore soltanto a quella registrata a Napoli (13%). In nessuna città italiana il numero di cittadini convinti dell’efficacia di queste ordinanze è superiore a quello di quanti si mostrano parzialmente o completamente scettici.

Corriere della Sera, 26 febbraio 2009

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