attualità

“L’allarme della Cgil: il nostro sarebbe l’unico governo a licenziare in piena crisi”, di Roberto Mania

E anche nello Stato si rischia in pericolo 100mila posti pubblici. Solo nella scuola non saranno rinnovati 30-40mila contratti. Centinaia di migliaia di lavoratori precari perderanno il lavoro nel corso del 2009 e continueranno a non ricevere alcuna indennità di disoccupazione. Nonostante il decreto anti crisi varato dal governo, nonostante gli otto miliardi di euro stanziati per il biennio 2009-2010 per la cassa integrazione in deroga. Per qualcuno, al massimo, arriverà una “mancia”, una tantum, pari al 10 per cento del reddito dell´anno precedente che in media non supera gli 8.500 euro. Difficile stimare quanti possano essere questi lavoratori. Al Dipartimento politiche del lavoro della Cgil parlano di almeno 160 mila lavoratori con contratto a progetto nelle aziende private che perderanno il posto. Poi ci sono i contratti a termine che non saranno rinnovati.
Ma il vero paradosso è che potrebbe essere la pubblica amministrazione, nel bel mezzo della più grave recessione degli ultimi decenni, a ricorrere in massa ai licenziamenti: tra il 2009 e 2010 – sempre secondo i calcoli della Cgil – scadono oltre 100 mila contratti precari che, salvo un nuovo intervento normativo, non potranno più essere rinnovati. Solo nella scuola sono intorno ai 30-40 mila. «Il nostro – sostiene Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil – sarebbe l´unico governo a licenziare in piena crisi».
Per il triennio 2009-2011 e in via sperimentale, il governo ha previsto di erogare ai co.co.pro (collaboratori a progetto) con alcuni requisiti (iscritti in via esclusiva alla gestione separata dell´Inps, con un solo committente e un reddito compreso tra i 5 mila euro e poco più di 11 mila nel 2008) una sorta di indennità risarcitoria per la perdita del lavoro pari al 10 per cento, appunto, del reddito dell´anno precedente. Al di là dell´ammontare che consentirebbe di sopravvivere al massimo per un mese, «non saranno molti» – come ha scritto il Sole 24 Ore – coloro che potranno beneficiare di questo minimo sostegno al reddito. Secondo uno studio dell´Università La Sapienza di Roma sono circa 800 mila i co.co.pro assimilabili di fatto ai lavoratori dipendenti, ma non saranno più di 10 mila quelli che prenderanno l´indennità. I calcoli l´hanno fatti e pubblicati sul sito de Lavoce.info, tre ricercatori del Laboratorio Revelli di Torino. Secondo i quali alla fine l´esborso pubblico non supererà gli otto milioni di euro. «Un bel gesto che non impegna», hanno commentato i tre studiosi, Fabio Berton, Matteo Richiardi e Stefano Sacchi.
La massa critica dei precari è rappresentata dai contratti a termine che, quando scadono, con la crisi, non si rinnovano. Secondo alcune stime già oltre 400 mila lavoratori sono rimasti a casa, escludendo quelli del pubblico impiego. Per chi perde il lavoro nel privato è prevista l´indennità di disoccupazione ma solo per 90 giorni. E il percorso per ottenerla non è lineare. «Ci sono gli sbarramenti», dice Fammoni. Infatti per ricevere l´indennità di disoccupazione ordinaria bisogna essere iscritti all´Inps da almeno due anni e avere versato nel biennio precedente almeno 52 contributi settimanali. Requisiti adatti a chi lavora con i contratti standard, non ai precari. Per chi non ha questi requisiti c´è sempre la possibilità dell´indennità (sempre per 90 giorni) con i requisiti ridotti. Ma qui l´ammontare si aggira intorno al 35-40 per cento dell´ultima retribuzione.
D´accordo con le Regioni il governo ha deciso di destinare 8 miliardi di euro per la cassa integrazione in deroga, cioè per quei settori e quelle aziende (in particolare quelle di piccole dimensioni) che attualmente non ce l´hanno. «Ma da Bruxelles – dice Fammoni – non è ancora arrivato il via libera al decreto. In più checché se ne pensi l´indennità di cassa integrazione non è l´80 per cento dell´ultimo stipendio, ma ha un tetto che è poco più di 800 euro. Da qui il rischio che tra un po´ la questione sociale esploda. Per quanto tempo si può vivere con 800 euro al mese?».
La Repubblica 01.03.09

Condividi