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Conversione in legge del DL n. 3: norme per lo svolgimento nel 2009 delle consultazioni elettorali e referendarie

Di seguito pubblichiamo l’intervento alla Camera dei Deputati dell’On. Dario Franceschini
“Signor Presidente, sarò brevissimo, perché i parlamentari del Partito Democratico che hanno parlato prima di me hanno già esposto le nostre posizioni sia sul provvedimento all’attenzione dei lavori dell’Aula sia sul punto specifico, che abbiamo chiesto venga introdotto nel testo, relativo al cosiddetto election day, cioè l’accorpamento nell’unica giornata del 7 giugno delle elezioni europee e amministrative, come già previsto, insieme al referendum sulla legge elettorale.
Credo che i banchi vuoti, così compattamente vuoti della maggioranza, siano un po’ la metafora di quello che il Governo e i partiti del centrodestra stanno cercando di fare in queste settimane: nascondere, occultare, coprire con altro tutto ciò che può creare problemi, coprire la crisi economica, negarne addirittura l’esistenza, come fa con una certa frequenza il Presidente del Consiglio, impedire che da un fatto di percezione individuale si trasformi in un dato sociale, in un dato di percezione collettiva, cercare di coprire con temi anche importanti dell’agenda politica tutto ciò che può creare problemi in casa propria. E così esattamente avviene su questo tema dell’election day.
Credo invece che si debba avere, ognuno di noi, ogni forza politica, il coraggio delle proprie scelte politiche, anche se impopolari, anche se faticose da spiegare, come questa del rifiuto allo svolgimento in un unico giorno delle elezioni del 7 giugno, e non invece inventare ipocrisie, arrampicarsi su funzioni giuridiche più o meno improbabili, cercando di coprire invece il merito; e in questo caso il merito è molto chiaro: perché la maggioranza possa stare assieme deve pagare alla Lega il prezzo di un’operazione che attraverso i tempi di svolgimento del referendum ne impediscano, diano la certezza di impedirne l’approvazione, impedire cioè che vincano i «sì». E voglio dirlo, al di là del merito, perché sul merito ci sarà modo di parlarne: noi l’abbiamo detto in più occasioni nei mesi scorsi, ci saranno molte opportunità di tornare sul fatto che questa legge elettorale è una legge che noi abbiamo contrastato, che è stata definita con un aggettivo qualificativo che da solo risponde a tutto, è inadeguata, ha il meccanismo delle liste bloccate, sottrae agli elettori di centrodestra e di centrosinistra la possibilità di scegliersi gli eletti, tutte cose che abbiamo detto nei mesi passati. Abbiamo anche detto che il referendum non risolve questi problemi; è sicuramente un’operazione politica di contrasto all’attuale legge elettorale, ma non risolve soprattutto il meccanismo delle liste bloccate.
Quello che fa veramente riflettere, e su cui dovrebbe riflettere l’opinione pubblica, è che dietro questa operazione di costruire attraverso un percorso forzato, giuridico, il modo di non raggiungere il quorum, copre invece le scelte politiche fatte in passato. Sta per nascere tra i festeggiamenti generali il Partito delle libertà: vorrei sapere come mai i parlamentari di Alleanza Nazionale, a cominciare dall’attuale Presidente della Camera, che hanno promosso quel referendum, che hanno raccolto le firme per quel referendum nelle piazze e nelle strade, oggi tentano addirittura di dimenticarlo. O tentano di fare un’operazione politica, evidentemente avendo un qualche timore ad ammetterlo, che attraverso lo strumento del mancato accorpamento sostanzialmente ostacoli il raggiungimento del quorum.
Esiste la possibilità – lo chiedo al Governo, lo chiedo alla maggioranza – di accorpare in un’unica giornata, il 7 giugno, il voto delle amministrative, delle europee e del referendum? Sì, la risposta evidentemente è «sì»: esiste giuridicamente questa possibilità che non ha alcun ostacolo, è soltanto una scelta politica. È vero che l’accorpamento di queste tre elezioni nella stessa giornata porterebbe ad un risparmio di 460 milioni di euro? Ciò in un momento in cui tutti noi, per presentare proposte che risolvano i problemi gravi degli italiani, delle famiglie, ci preoccupiamo di trovare coperture alle proposte che facciamo, come deve coerentemente e coscienziosamente fare una forza riformista, ma anche da parte della maggioranza c’è una ricerca ossessiva di trovare risorse che consentano di coprire finanziariamente i vari interventi che vengono proposti. È vero che il mancato accorpamento e lo svolgimento in una domenica successiva porterebbe ad una spesa di 460 miliardi di euro? Sì, è vero! È vero che il ripiego di cui stiamo leggendo (vedremo se verrà formalizzato o meno in un emendamento, ma le dichiarazioni sembrano far pensare di «sì»), per salvare un po’ la faccia quando non è salvabile, di andare a far votare il 21 giugno per il referendum, comporterebbe la modifica della norma di carattere generale, cioè della legge vigente che prevede che i referendum si debbano svolgere dal 15 aprile al 15 giugno? Tutto ciò pur di non far svolgere il referendum nella data logica.
È vero che questa operazione comporterebbe comunque enormi disagi ai cittadini e la riapertura dei seggi, considerato che il 21 giugno si voterà non sappiamo in quanta parte d’Italia, ma si voterà in una parte d’Italia piccola rispetto all’intero territorio nazionale per lo svolgimento dei soli ballottaggi, e quindi nei soli comuni e province in cui si svolgerà il secondo turno. Ciò comporterà, forse, di non spendere tutti i 460 milioni di euro, ma sicuramente comporterà di spenderne – è difficile fare un conto esatto – almeno, ci dicono, 300 milioni di euro.
È, la vostra, la scelta di impedire il raggiungimento del quorum e penso che questa operazione non la farete soltanto quest’anno, ma penso starete già pensando di farla l’anno prossimo, perché l’anno prossimo sarà, anche in questo caso, al di là del merito, l’anno di svolgimento del referendum sulla legge Alfano ed immagino che, essendoci le regionali l’anno prossimo, la prima vostra preoccupazione sarà di impedirne l’abbinamento; quindi è chiaro che, seguendo questa linea, proporrete agli italiani, anche nel 2010, di spendere altri 460 milioni di euro per evitare ed avere la certezza che nemmeno sul lodo Alfano verrà aver raggiunto il quorum per la validità del referendum!
E ciò, lo ripeto, al di là del merito, su cui vi sarà modo di confrontarsi, al di là del fatto che l’idea di astenersi, la scelta di un cittadino di astenersi al referendum, è uno strumento costituzionalmente previsto. Anche il tentativo di non fare raggiungere il quorum attraverso l’astensione e quindi di non far raggiungere il referendum è uno degli strumenti costituzionalmente previsti, ma come scelta individuale, non fatta strumentalmente per tenere insieme la maggioranza, facendo votare tre volte – il 7, il 14 e il 21 giugno – o due volte in una parte d’Italia, semplicemente per avere la certezza che il quorum non venga raggiunto. Allora, lo diciamo con chiarezza: è una vergogna! È una vergogna che, per un calcolo politico, buttiate dalla finestra 460 milioni di euro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Vi abbiamo proposto – e continueremo a farlo – di utilizzare da subito quelle risorse, quei 460 milioni di euro da spendere in giugno, per la sicurezza, per la sicurezza nelle strade e per la sicurezza nelle città (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), di utilizzarli per riparare e per mettere la benzina nelle centinaia di volanti della polizia e di gazzelle carabinieri che restano ferme ogni giorno nelle grandi città e nelle zone in cui c’è la massima criminalità, dal momento che non hanno i soldi per essere riparate o per fare il pieno di benzina.
Vi abbiamo detto: assumiamo 5 mila agenti (poliziotti, carabinieri, finanzieri) che già attraverso l’abbinamento potrebbero avere una copertura sia nel 2009, sia nel 2010. Voi risponderete di «no» e pensate che contemporaneamente, mentre negate l’utilizzo di queste risorse, date una risposta alla sicurezza dei cittadini attraverso il meccanismo delle ronde.
La settimana scorsa abbiamo incontrato tutti i sindacati di polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza e sono venuti a raccontarci loro davanti ai giornalisti, perché un conto è quando queste cose si sentono dire dai politici (e c’è sempre il sospetto di una strumentalizzazione). Abbiamo voluto che lo raccontassero loro davanti ai mezzi di comunicazione; abbiamo voluto che raccontassero il fatto che la giornata precedente a Roma in circolazione c’erano sei volanti su centoquindici, che a Padova sono arrivati dodici agenti delle forze dell’ordine da dodici città italiane, a ognuno dei quali è stata pagata la trasferta permanente perché hanno la funzione di scortare i soldati che sono lì simbolicamente; ci hanno raccontato gli episodi che abbiamo letto sui giornali, gli episodi in base ai quali la polizia e gli agenti di pubblica sicurezza devono seguire le ronde per evitare che, tra di loro o rispetto alle comunità in cui operano, creino ulteriori problemi.
La proposta che vi abbiamo fatto è molto chiara e molto precisa: utilizziamo le risorse che facilmente sarebbero disponibili da subito con l’election day per il comparto delle forze dell’ordine. Fate ancora in tempo! Volete proporre un utilizzo diverso di queste risorse? Proponete un utilizzo diverso di altre risorse, ma non può essere certo l’ammissibilità tecnica o meno di un emendamento a bloccare questo. È una scelta politica: dite di «sì» all’election day il 7 giugno.
Non si buttano centinaia di milioni di euro dalla finestra semplicemente per mantenere un patto di potere con la Lega. Questo è contro le migliaia di italiani che ogni giorno temono di entrare nella fame, nella miseria e nella disperazione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori – Congratulazioni).

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