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E l’Inps già “anticipa” il decreto. “C’è la crisi, controlli meno rigidi”, di Roberto Mania

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, lo chiama “radicale mutamento delle attività ispettive e di vigilanza”. E l’Inps l’ha messo in pratica: in questa recessione i controlli degli ispettori non devono ulteriormente danneggiare le imprese.
Nero su bianco, nella circolare n° 27 del 25 febbraio 2009, firmata dal direttore generale dell’istituto, Domenico Crecco, dove c’è anche scritto che nel 2009 “dovrà essere privilegiata l’azione di vigilanza nei confronti delle realtà economiche gestite da minoranza etniche”.

Di fronte a “un’emergenza mondiale” – scrive il dirigente dell’ente previdenziale – anche i controlli “se non opportunamente indirizzati, potrebbero aumentare il disagio e le difficoltà dei soggetti imprenditoriali”.
L’indirizzo, dunque, è di “saper distinguere quelle situazioni di irregolarità dovute essenzialmente ad errori di carattere formale che non ledono i diritti dei lavoratori, o a non sufficiente conoscenza delle numerose opportunità offerte dalla normativa vigente, da quei comportamenti aziendali che sono messi in atto al solo scopo di trarre vantaggio economico, attraverso l’utilizzo del lavoro nero”.

Se si tratta di un abbassamento della guardia lo si verificherà, certo è uno dei tanti tasselli che compongono il cambio di rotta culturale e politico impresso dal governo Berlusconi nella lotta al lavoro nero e per la sicurezza.
Perché Sacconi ha dichiarato guerra al formalismo e alla burocrazia; ha abolito i libri paga e matricola, e ora si prepara a portare al Consiglio dei ministri un decreto correttivo al Testo unico sulla sicurezza approvato dal governo Prodi. Un pacchetto di norme che attenua l’impianto sanzionatorio precedente.

Riduce i casi in cui è possibile l’arresto dell’imprenditore e lo pone in alternativa alla pena pecuniaria, poi diminuisce praticamente tutte le ammende ora in vigore. “C’è un generale affievolimento delle sanzioni”, sostiene Paolo Carcassi, segretario confederale della Uil, sindacato “dialogante” secondo il noto schema di Sacconi. “L’unico miglioramento – aggiunge Carcassi – riguarda il fatto che, ai fini della sicurezza, i lavoratori atipici sono considerati al pari degli altri”.
Al dicastero del Lavoro dicono che la nuova legge è ancora in una fase di elaborazione e che non sarà la prossima riunione del Consiglio dei ministri ad esaminarlo. Eppure sindacati e imprenditori sanno che il tempo del confronto è scaduto e che Sacconi ha già inviato ai vari ministri interessati il provvedimento.

L’idea di Sacconi era quello di pervenire a un “avviso comune” delle parti sociali da recepire nel provvedimento. L’opposizione della Cgil lo ha impedito e ha suggerito agli altri (Cisl e Uil in testa) di non ripetere su un tema così delicato come la sicurezza nel lavoro, la spaccatura già sperimentata sulla riforma dei contratti. Così tutti, tranne la Cgil, hanno detto sì al progetto di una marcata semplificazione normativa, ma senza giudizi di merito. Non proprio un’adesione.

Dice Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro: “Credo che sia giusto ripulire, semplificare ed eliminare alcune formule ridondanti, ma temo che il significato dell’intervento normativo sia tutt’altro: dare fiato all’opposizione che Confindustria ha condotto fin dall’inizio in particolare sulle sanzioni. C’era un equilibrio che ora rischia di rompersi a favore delle imprese”. E secondo Damiano nel 2009 i controlli sono diminuiti. Ma non è detto che sia già colpa della circolare-Crecco.

da Repubblica.it

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