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Nuovo partito? Trito e ritrito

Doveva essere una giornata storica, nel senso che la storia sarebbe cambiata dopo la nascita del Popolo delle Libertà. L’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa. E forse lo è stato. Ma non nel senso che doveva e poteva essere nelle intenzioni di Silvio Berlusconi.

Sono da poco le 18.30, quando il premier e prossimo neo-segretario, presidente, proprietario e amministratore delegato del Pdl sale sul palco per un’interminabile sequenza di frasi ad hoc che ripercorrono la sua vita politica, i suoi successi e per denigrare la Sinistra, oggi finalmente sdoganata – ma non del tutto – del termine i “comunisti”. La scena dello show è ben coreografata: “inno alla gioia” di Beethoven, inno di Mameli e il loop “meno male che Silvio c’è”. Il parterre è quello delle grandi occasioni, tutti i leader nelle prime fila e tanti ragazzi. Soprattutto le ragazze sono tutte belle e giovani. Forse sono quelle che il Pdl si è permesso di scortare con l’esercito ricordando le parole del presidente del Consiglio l’indomani della successione di violenze e stupri a Roma e provincia.

L’ammirazione è davvero tanta. Tutti ascoltano entusiasti le parole di Berlusconi. Entusiasti? Beh non proprio. Le telecamere impietose passano davanti la faccia di Gianfranco Fini che non è proprio allegra. Il Presidente della Camera se ne accorge e accenna un poco convinto applauso.

Visto in un ottica partigiana – la loro – non c’è nulla di sbagliato in quello che dice il leader del Pdl. Solo che sembra la replica numero 1000 di un brutto spettacolo teatrale. A Broadway gli spettacoli vanno in scena per anni e restano “sold out”ininterrottamente. Poi partono in tournée all’estero. Con Berlusconi le cose non vanno proprio così: lui sì, continua a fare teatro ma di scarsa qualità e poi ancora non ha programmato una stagione fuori dall’Italia!

Il copione è sempre lo stesso, fatto di tanti “io qui, io lì”, “la Sinistra qui, la Sinistra là”. E forse Silvio stesso se ne accorge e alza i toni cercando di scaldare gli animi non solo dei presenti ma anche di quelli che lo ascoltano in Tv. Ma come gli ricorda il segretario del PD, Dario Franceschini: “Sono sempre le stesse parole e gli stessi attacchi dal ’94. Se ci riesce, faccia lo sforzo di guardare avanti”. C’è un applauso a Napolitano garante della Costituzione ma concordiamo col segretario dei democratici: si tratta di “parole, parole, parole”. Dietro c’è un elenco continuo di fatti, comportamenti e anche di affermazioni che sembrano subire ciò che la Costituzione prevede, cioè un equilibrio di poteri, non il paese nelle mani di una persona sola….

La politica estera. Qui lui è convinto di aver trovato il suo cavallo di Troia e di poter facilmente attaccare gli avversari ridando lustro al suo trito discorso di apertura del congresso. La Sinistra non ha mai avuto una posizione unitaria in politica estera – qui non è che ha tutti i torti – e come si fa ad avere fiducia nei confronti di chi “ha dato fuoco alle bandiere di USA e di Israele e deriso i nostri militari morti a Nassirya”? Se solo ci avesse passato prima il testo del suo discorso avremmo potuto suggerirgli anche il “Dal Molin” di Vicenza e ricordagli il G8 di Genova.

Ma anche questa volta, se sembra un plebiscito tra i 6000 delegati, il bersaglio viene mancato in maniera grossolana. Parlare di politica estera, per Berlusconi si riduce tutto agli happening con Putin in Costa Smeralda, agli abbracci con George W. Bush e gli elogi ai soldati impegnati in missioni straniere. Il resto è contorno. Lo è fare “cucu” al presidente tedesco, dare dell’abbronzato al presidente americano, mercificare Carla Bruni con il presidente francese, dare del kapò al leader dei socialisti europei e fare le corna nella foto di gruppo con tutti gli altri capi di governo.

E alle europee? Mi candido ma non entro
Servirebbe Jannacci forse per accendere i riflettori sulla canidatura alle europee, un vengo anche io? No tu no. E mica con un perchè no è la legge lo costringerebbe a dimettersi appena eletto. Ci sono, come ha ricordato Franceschini “26 capi di governo europei suoi colleghi che non si candidano alle elezioni europee”. Insomma se l’amico Sarkò, la signora Angela e tutit gli altri non si impegnao è per evitare di ingannare gli elettori. “Nei prossimi mesi eviti dunque di impegnare il suo tempo in comizi elettorali e si occupi invece della crisi e dei problemi degli italiani” dice Franceschini.

Poi ci sarebbe da parlare anche della visione europeista ed internazionale del miglior alleato di Berlusconi: la Lega. Ma questa è un’altra storia….

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patrizia
Ospite
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