attualità

“Il sogno di un Paese unito oltre la pena”, di Stefano Folli

Ora che la settimana più lunga sta per concludersi in una Pasqua malinconica, è legittimo porsi alcuni interrogativi di fondo.
Il primo: quanto durerà quel senso diunità nazionale e di coesione civica che ha scandito le ore dell’emergenza? Anche in passato le tragedie collettive hanno unito gli italiani, ma non hanno impedito che si tornasse in fretta ai riti della politica sterile e inconcludente. Perché abbia un significato non effimero, è necessario che lo spirito di coesione si proietti nel tempo: dalla fase della commozione e del primo soccorso alla stagione della ricostruzione. La quale, peraltro, è destinata a essere lunga e complessa, come ha ricordato Silvio Berlusconi. E aggiungiamo che gli italiani si attendono una rinascita dell`Abruzzo nel segno della trasparenza e della buona amministrazione. L`opposto di quanto avvenne in passato, dal Belice all`Irpinia; piuttosto nel segno virtuoso del Friuli.
Il terremoto ha come rimesso in moto le energie del Paese. E l`efficienza di cui ha dato prova il presidente del Consiglio, alla testa ideale della Protezione Civile, può diventare il simbolo della rinascita. Purché si riconosca che il protrarsi della solidarietà tra maggioranza e opposizione non significa il venir meno della dialettica politica, una sorta di mantello steso sulle istituzioni. Tanto meno può essere scambiata per un anestetico delle coscienze.

Al contrario si tratta – ecco la seconda riflessione – di uno stato d`animo morale, prima ancora che politico. Lo ha ben compreso Giorgio Napolitano, quando ha richiamato tutti alle proprie responsabilità. Ricostruire vuol dire anche guardare a fondo nelle cause del disa- stro, che solo in parte può essere ricondotto alla fatalità. Ne deriva che trovare la forza morale di ammettere l`imperizia e l`incuria del passato sarebbe un magnifico messaggio, davvero innovativo, che maggioranza e opposizione potrebbero trasmettere insieme al Paese. Evitare le polemiche inutili e corrosive nella fase dell`emergenza è meritorio. Ma riuscire a guardare avanti con serietà, senzapensare aunvantaggio politico immediato, sarebbe molto di più. Qualcosa a cui non siamo abituati. Come sempre, la prima riforma è la riforma morale.

Terzo punto. Siamo immersi in una crisi economica che conosce proprio in questa primavera il suo punto più doloroso. Non cè un motivo logico per cui l`unità di intenti realizzata fin qui intorno allo.sfortunato Abruzzo non debba valere anche per far fronte alle conseguenze sociali della crisi.
All`Aquila abbiamo visto un premier abile e un`opposizione responsabile. Sarebbe straordinario se la stessa efficienza e lo stesso senso di responsabilità valessero domani in altre circostanze della vita pubblica. In fondo il rispetto delle regole e la riforma delle istituzioni costituiscono una sorta di emergenza permanente. Affrontarla con lo spirito coeso tante volte invocato e mai realizzato, sarebbe unabellanovità. Viceversa, sarebbe grave se il governo considerasse l`unità del Paese come l`occasione offerta dal destino per zittire l`opposizione e obbligarla a un ruolo subordinato. Non è certo questo lo stato d`animo di Berlusconi, ma è possibile che qualcuno nel centrodestra subisca la tentazione. E uno sbaglio. La tragedia del terremoto offre al sistema politico la rara opportunità di fare unpasso verso la maturità. Ed è chiaro che, se non si riesce a completare quel.passo, la regressione sarà inevitabile.

Ultimo punto. Il fatto che in Parlamento si sia aperta una vivace dialettica tra il Popolo della Libertà e la Lega non è negativo. Soprattutto non contraddice la cornice della coesione nazionale in cui abbiamo vissuto negli ultimi giorni Con tutta evidenza è in corso un riequilibrio dei poterifra il partito berlusconiano e Bossi. E una partita politica all`interno della maggioranza ed è tutt`altro che conclusa. Assisteremo nel prossimo futuro ad altri episodi, tutti volti a ridimensionare il peso e lavisibilità del partito leghistanella coalizione. Finché il governo non sarà a rischio (e al momento non lo è), il fenomeno interessa quasi soltanto gli addetti ai lavori. Piuttosto va rilevato che la nuova circostanza apre spazi imprevedìbiliinParlamento. Lo abbiamo visto con il ritiro delle norme sulle ronde e con la bocciatura (provvisoria) del provvedimento sul rimpatrio dei clandestini. Episodi figli di un Parlamento percorso da un certo malessere, non solo nelle file dell`opposizione ma tra i ranghi stessi della maggioranza. Eppure proprio in quelle ore Berlusconi ha aperto più di uno spiraglio all`ipotesi, ormai verosimile, di accorpare insieme il voto per le europee e il referendum elettorale Guzzetta-Segni. Una scelta di buon senso, nel segno del risparmio di pubblico denaro.

Un altro avvertimento alla Lega. E soprattutto un indizio che la coesione nazionale, fin quando durerà, implica anche un maggior rispetto verso il punto divistadell`opposizione. Nonché perisentimenti diun`opinioné pubblica turbata dalla tragedia. Anche questo è un segno di maturità della politica.

Il Sole 24 ore, 11 Aprile 2009

Condividi