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“Noi, precari dell’Ingv studiamo il sisma senza un contratto”, di Maristella Iervasi

È la notte di domenica scorsa. Arriva a Guido Bertolaso ma anche a un precario sismologo un messaggino sul cellulare di servizio: «Terremoto all’Aquila», con tanto di stima dell’ipocentro, la magnitudo e le province coinvolte. Il dipendente in scadenza (con un contratto a termine) si è subito precipitato all’Istituto nazione di Geofisica e Vulcanologia di Roma, in via di Vigna Murata. E da lì è partito per l’Abruzzo perché era di turno per l’emergenza rete mobile.
Sì, è toccato proprio a lui, precario, insieme ad altri precari e non, precipitarsi nella zona epicentrale del sisma per installare la strumentazione utile per il monitoraggio della sequenza sismica in atto. E all’indomani, nella sera della replica, con magnitudo 5.3 che ha continuato a gettare nel terrore la popolazione abbruzzese, l’equipe di esperti dell’Ingv era ancora lì, sulla «bocca» del terremoto: a pochi chilometri a sud-est del’Aquila.

A sentire il ministro Brunetta, i precari sono tutti in odore di «fannullismo». Tant’è che per via della sua legge proprio chi studia i terremoti rischia di venire «licenziato» senza alcuna prospettiva di stabilizzazione futura. E sono tanti all’Ingv. Lo stesso Enzo Boschi, presidente dell’istituro di ricerca si appellò al Governo nell’ottobre scorso. Una lettera in cui Boschi riepilogò con particolari la situazione Ingv, sottolineando che «l’istituto nato nel 2001 ha operato quasi esclusivamente in regime di divieto di assunzioni». Ed ecco i numeri del «cervelli» precari che lavorano nell’Istituto che le riviste scientifiche internazionali definiscono «prestigioso». 282 sono i titolari di contratti di lavoro dipendente a tempo determinato; 68 i titolari di assegni di ricerca: 7 i titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa in settori tecnico-scientifici. Un totale di 357 unità di personale precario. Tra cui figurano 108 ricercatori, 59 tecnologici, 76 collaboratori tecnici specializzati, 39 addetti ai servizi amministrativi di supporto.

Gli occhi del mondo intero sono puntati sull’Abbruzzo. E l’Ingv è il sito più cliccato in questi giorni: vi è riportata dettagliatamente tutta la sequenza del sisma in atto, nonché i terremoti recenti e la produzione scientifica. Anche i precari Ingv, in mobilitazione dall’ottobre 2008, per via della totale incertezza sui rinnovi dei contratti a termine, hanno un loro sito. C’è scritto: «Esprimiamo la nostra solidarietà alla popolazione dell’Abruzzo colpita dai drammatici eventi sismici e continuamo a garantire il massimo sforzo in tutte le attività tecnico/scientifiche per dare sostegno alle persone duramente colpite. Lo stato di agitazione permanente è subordinato al senso di dovere e di responsabilità con cui queste attività vengono svolte e lo sarà per tutta la durata dello stato di emergenza».
Se solo Brunetta andasse in visita all’Istituto nazione di Geofisica e Vulcanologia…

da L’Unità dell’11.04.2009

“Terremoto, emergenza tra i sismologi, in centinaia rischiano il posto all’Ingv”, di Giovanni Gagliardi
“L’istituto ha un budget ricco, ma l’organico è al completo e non possiamo assumere”. I sindacati: “Sono fondamentali. La rete di monitoraggio funziona grazie a loro”.
In questi giorni 400 precari rischiano il posto di lavoro. Persone che svolgono un lavoro realmente “atipico”, visto che non sono poi molti quelli in grado di spiegarci cosa accade quando la terra trema sotto i nostri piedi. E dove la forza della natura si è scatenata con maggiore intensità e quali potrebbero essere le zone maggiormente a rischio sismico. Parliamo dei precari dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che rischiano di perdere il posto di lavoro per effetto della legge Brunetta. Quattrocento persone che negli ultimi giorni stanno facendo turni massacranti e che hanno sospeso ogni forma di agitazione, dopo il dramma dell’Abruzzo. Tenuto conto che, in totale, i dipendenti dell’Ingv sono 1.000, si tratta del 40% del personale che rischia di venire spazzato via da una norma di legge.

“Sono fondamentali, non voglio neanche prendere in considerazione l’ipotesi di dover fare a meno di loro – dice il presidente dell’Ingv, Enzo Boschi – parliamo di persone che conoscono due o tre lingue, che si sono laureate in maniera brillante. E io ho già dovuto rinunciare ad una ventina di loro perché sono andati a lavorare all’estero”.
I precari del professor Boschi sono centinaia di persone, in prima linea ogni volta che la terra trema assieme ai colleghi regolarmente assunti: l’istituto opera, infatti, con turni che coprono le 24 ore e fornisce alla Protezione civile servizi e consulenza. Ora tutti, precari e non, stanno facendo turni massacranti dalla notte di domenica scorsa. C’è chi è partito immediatamente, alle cinque del mattino, per installare la rete di monitoraggio, e chi ha lavorato dalla sede. Tutti a disposizione, anche oltre l’orario di lavoro, per fronteggiare l’emergenza.
In totale sono 284 i dipendenti con un contratto a tempo determinato. Di questi, 224 sono “stabilizzandi”, cioè praticamente assunti, avendo acquisito con oltre tre anni di contratto a tempo determinato il diritto all’assunzione in base alle precedenti finanziarie. E 60 sono “non stabilizzandi”: potevano almeno contare sul rinnovo del contratto, ma con la nuova legge non ne avrebbero più diritto. Inoltre, ci sono circa 60 assegni di ricerca e 60 tra borsisti e dottorandi.

“So che in un momento di emergenza come questo, con cinquantamila sfollati, potrebbe sembrare fuori luogo affrontare questo argomento”, spiega Boschi. Il geofisico, che alcuni mesi fa aveva inviato una lettera al governo per richiamare l’attenzione sulla questione, sottolinea che non vuole fare polemica di alcun tipo, in particolare con Brunetta: “Ha fatto meglio di altri”, chiarisce. Ma teme che possa accadere l’irreparabile: “L’Istituto è ricco e virtuoso, grazie ai finanziamenti e ai concorsi che vinciamo, poi spendiamo solo il 60% del nostro budget. Potrei assumere, ma poiché abbiamo la pianta organica al completo, non si può”.
Ma come mai tanti precari? “Quando nel 2000 arrivò Bertolaso alla Protezione civile, con lui iniziammo un discorso nuovo – racconta Boschi – volle il massimo della tecnologia per il monitoraggio dei fenomeni sismici e dei vulcani. Così, siamo passati da 80 a 400 stazioni. Tutti e sette i vulcani principali sono sotto controllo. Abbiamo tre sale di sorveglianza attive 24 ore al giorno. Una solo dedicata al Vesuvio, il problema di protezione civile più grande del mondo”. Insomma un team di esperti impegnato ai massimi livelli, che sta dando il meglio di sé proprio in questi drammatici giorni. “Abbiamo anche ricevuto i complimenti dalla pubblica amministrazione”, dice Boschi con orgoglio.

Complimenti al personale dell’Ingv anche dai sindacati. “Si tratta di lavoratori che, come hanno dimostrato anche con il terremoto in Abruzzo, possono dare un contributo importante. Sono stati i primi che si sono mossi per raggiungere le aeree colpite”, sottolinea il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo. Il punto, secondo il sindacalista, “non è trovare i cavilli burocratici, ma capire se questi ricercatori servono o meno. A nostro avviso, servono. Riteniamo sbagliato e ipocrita licenziarli”.
Sulla stessa linea il segretario nazionale della Uilpa-Ur, Alberto Civica, che parla di una situazione “allucinante”. “I precari della ricerca – osserva – svolgono funzioni fondamentali. La rete sismologica viene garantita soprattutto grazie a loro perché l’Ingv è un ente che ha una pianta organica molto ridotta. La Protezione civile gli dà i soldi con il contagocce, il bilancio non è mai consolidato per cui non possono fare assunzioni, non possono aumentare la pianta organica, e dal punto di vista del controllo sismologico sta tutto in mano ai precari”.
Per il segretario confederale della Cisl, Claudio Santini, quindi, “la vicenda dell’Abruzzo non fa che rafforzare, purtroppo, la necessità di battersi per la stabilizzazione di questi lavoratori”. Ed è per questo, aggiunge, che il sindacato chiede che “il decreto (Brunetta, ndr) venga prorogato o si facciano immediatamente i concorsi per la stabilizzazione”.

Repubblica.it, 13 aprile 2009

Su questo argomento cfr. anche la notizia pubblicata dal Manifesto e ripresa l’8 aprile in un commento della redazione http://www.manuelaghizzoni.it/?p=3169#comments

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