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“Farefuturo e le veline: «Il problema è politico»”, di Federica Fantozzi

Il tema del giorno? Non lo è diventato per colpa nostra né per merito nostro». Nel centralissimo Palazzo Serlupi Crescenzi, sede della finiana fondazione Farefuturo, la giornata scorre come tante altre. Fuori, no: il teatrino della politica è scosso dall’annuncio che Veronica Lario intende divorziare dal marito. Cioè dal premier, cioè dal principale alleato del presidente della Camera che presiede Farefuturo e ieri ha lanciato come modello multietnico la «Generazione Balotelli».
Sul giornale online «Farefuturo webmagazine» è uscito, il 22 aprile, il corsivo «Donne in politica, il velinismo non serve» che ha suscitato, nell’ordine: l’ira di Berlusconi; la garbata presa di distanza di Fini; il dibattito se lo scritto abbia contribuito al divampare della crisi coniugale. Li descrivono preoccupati per l’effetto slavina, ma il 42enne direttore Filippo Rossi smentisce: «Siamo tranquilli. Quello che avevamo da dire l’abbiamo detto. Abbiamo posto un problema politico-culturale, non certo di gossip». Sofia Ventura, docente di Scienza Politica all’università di Bologna e componente con Della Vedova del gruppo Libertiamo, è l’autrice del corsivo “galeotto”.
Professoressa, era consapevole di lanciare un sasso nello stagno?
«Non lo avrei mai immaginato. Ho scritto cose in cui credo senza mire politiche. Neppure sapevo che si stessero discutendo le candidature. Né che Veronica Lario si sarebbe inserita in questo tema».
Non prova un certo orgoglio intellettuale nel vedere che il suo tema oggi anima il dibattito politico?
«Premesso che non voglio parlare di una questione privata che non mi riguarda e non conosco, mi fa piacere che finalmente si parli del ruolo delle donne nella politica e nella società. Anche se io resto una persona riservata e non c’è nessun disegno di Farefuturo dietro».
Il velinismo è lo specchio del Paese, come dice Veronica?
«Mi hanno colpito le ultime righe dell’intervista a Maria Latella: un Paese dove le madri offrono le figlie minorenni. Ha colto un punto vero che purtroppo fa parte della nostra cultura. Un certo modo di concepire le donne e il successo. E guardi, io sono una liberale, credo nell’ambizione: ma il successo è frutto di un lungo percorso e dell’intelligenza, non di comparsate in tv».
Secondo lei, con chi stanno gli italiani nella vicenda?
«Con Berlusconi. Non ho dubbi. Ho appena riletto Giordano Bruno Guerri e lo condivido: siamo un popolo di guardoni pruriginosi che amano il peccato ma la sera tornano a casa dalla moglie. Verrà stigmatizzato più lo sfogo di lei che il comportamento di lui. Io invece ho trovato orribile la copertina di Libero».
Ha ricevuto attacchi o solidarietà?
«Amici a parte, solo qualche battuta dai parlamentari. Né attacchi né sostegno: il metodo è il silenzio».
Ipotizza di candidarsi in futuro?
«Io? Proprio no».

L’Unità, 5 maggio 2009

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