partito democratico

“«La gente che lavora ci vota». Il Pd ci crede”, di Simone Collini

«Trento capitale». Piacerebbe a molti, nel Pd, che fosse realtà lo slogan coniato da Lorenzo Dellai nella fortunata campagna elettorale che cinque mesi fa lo portò a guidare la Provincia autonoma. La vittoria di Alessandro Andreatta al Comune, ora, è un nuovo segnale importante per i Democratici. Al Nazareno nessuno immagina che la strada d’ora in poi sia in discesa, anche perché si ricordano la bruciante delusione, dopo i festeggiamenti per le provinciali trentine di novembre, nel veder capitolare alle regionali di dicembre e di febbraio l’Abruzzo e la Sardegna. Ora la vittoria del centrosinistra sul centrodestra 64 a 20 per cento viene giudicata una lezione che non si deve lasciar cadere nel vuoto.
Dario Franceschini parla di «risultato importantissimo». La «schiacciante vittoria» del candidato del centrosinistra e il Pd che esce dalle urne come il partito più votato sono fattori da studiare, per così dire, in prospettiva.
Per Franceschini siamo di fronte alla prova che «i trentini sono gente concreta, che lavora, con la testa sulle spalle, gente che sceglie sempre con attenzione alla qualità dell’azione di governo e ai programmi». Esponenti cioè di «un’Italia reale, ben diversa da quella tutta lustrini, successo e ricerca della notorietà che la televisione mostra tutti i giorni». Ma il modello vincente deve essere esportato.

TRADIZIONE E INNOVAZIONE
È vero che contano le peculiarità del territorio, che Trento negli ultimi quindici anni si è sempre affidata a coalizioni di centrosinistra. Ma in questa vicenda c’è chi vede le possibili soluzioni per le difficoltà che sta attraversando il Pd. Il segretario provinciale del Pd Trentino Maurizio Agostini punta il dito sul forte «radicamento» del partito in queste terre. E Giorgio Tonini, che dall’89 ha lavorato alla Provincia autonoma di Trento, spiega: «Qui il Pd è stato capace di essere rappresentativo della società trentina e momento di sintesi delle diverse storie, tradizioni e culture». Per il senatore democrat è proprio grazie a queste caratteristiche che il Pd è stato in questa occasione il «catalizzatore di una coalizione più ampia», che va dall’Udc all’Idv. Per Tonini ciò che conta è l’aver saputo legare la tradizione con meccanismi innovativi come le primarie. Che a Trento si sono svolte nonostante una personalità di primo piano come Dellai non le vedesse di buon occhio.
Altra caratteristica, però, è proprio l’alleanza con una forza per così dire a vocazione autonomista come l’Unione per Trento, animata dallo stesso Dellai. Un modello che ha consentito al Pd di battere un centrodestra qui diviso tra Pdl e Lega. Situazione che però non si creerà in molti voti amministrativi del nord: «Se viene riconfermato il voto delle politiche è notte fonda ovunque, Emilia esclusa», dice Daniele Marantelli, deputato varesino amico di Bossi. «Dobbiamo riuscire a rimotivare i nostri elettori». E per farlo, sostiene il presidente del gruppo Pd al Consiglio provinciale di Trento Luca Zeni, serve «un modello di rinnovamento ed espressione del territorio, capacità di amministrare in maniera concreta e non ideologica e un forte senso di coalizione». A Trento ci sono riusciti.

L’Unità, 5 maggio 2009

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