cultura

“La giustizia negata di Marzabotto che non trova spazio sulla Rai”, di Gabriella Gallozzi

Sconvolgente. Non per dire. Ma è davvero sconvolgente questo prezioso documento filmato da Germano Maccioni, coraggioso filmaker bolognese, durante il processo per la strage di Mazabotto che si è tenuto a La Spezia nel 2006. E cioè 62 anni dopo l’accaduto: l’eccidio di Monte Sole, nell’Appennino bolognese, considerato uno dei massacri più grandi perpetrati dai nazifascisti nell’Europa Occidentale. Qui, tra il 29 settembre e il 5 ottobre ‘44, un intero reparto delle SS, al comando del maggiore Walter Reder, trucidò oltre 800 civili, donne, vecchi e tantissimi bambini, 250 sotto gli 8 anni. Ed ora i ricordi strazianti dei sopravvissuti, i bambini di allora salvati magari dai corpi dei genitori falciati dalle mitragliatrici delle Ss, ritornano come una bomba nelle immagini di Lo stato di eccezione (in dvd+libro per la collana «Documenti del presente» della Cineteca di Bologna, 14.90 euro). Una bomba contro le nostre coscienze assopite dai teatrini della politica. Dalle polemiche sul 25 aprile «oscurato» da Berlusconi sulla piazza del terremoto. Da quanti vorrebbero mettere alla pari i repubblichini e i partigiani. Dai facili revisionismi alla Pansa a cui la Rai è riuscita a dare seguito con una fiction (Il sangue dei vinti) che porterà pure nei cinema. Mentre non è riuscita a trovare un «interlocutore» per dar spazio in palinsesto a questo documentario che andrebbe fatto vedere in prima serata, nelle scuole, nelle università. Come del resto è accaduto negli Stati Uniti dove Germano Maccioni è stato invitato col suo film in occasione del «Giorno della memoria».

IL PAESE DELLA VERGOGNA
Ma questa è l’Italia, purtroppo. Lo «stato d’eccezione» in cui si è taciuto per oltre sessant’anni sulle stragi nazifasciste del ‘43, ’45: Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, San Terenzo, Vinca, Civitella. 695 eccidi di civili, relativi ad altrettanti fascicoli giudiziari, che sono stati insabbiati in quell’«armadio della vergogna» della Procura Militare di Roma, grazie ad un provvedimento di «archiviazione provvisoria», del tutto illegittimo, poiché non previsto dall’ordinamento giuridico italiano. Ma che allora, in barba ad ogni principio di giustizia, rispondeva ad una più «alta» ragion di stato. Gli equilibri imposti dalla «guerra fredda» in cui l’Italia non poteva far riaccendere gli animi contro i tedeschi – la Brd era con «noi» – , mentre il Vaticano favoriva la fuga dei boia nazisti verso l’America Latina e la Cia li «arruolava» per la lotta al comunismo. Meglio il silenzio, dunque. Come testimonia, negli straordinari extra del dvd, Mimmo Franzinelli, autore de Le stragi nascoste, raccontando «della volontà dei giudici di Roma di insabbiare quei fasciscoli, mentre si dava corso a piccoli processi per dare l’idea che la giustizia andasse avanti». Del ‘51, infatti, è la condanna all’ergastolo di Walter Reder come unico responsabile per Marzabotto, poi liberato nell’85.

E SPUNTA ANDREOTTI
C’è anche un’intervista ad Andreotti, in cui racconta, da sottosegretario del governo De Gasperi, «la necessità, allora, di mettersi al riparo dall’Urss », negando però di aver conosciuto la «volontà parlamentare» di insabbiare quei processi. Mentre documenti del Ministero degli esteri confermano la necessità di evitare richieste di estradizione per i criminali nazisti. Questa è l’eccezione italiana.
E l’indignazione che si prova davanti a quel processo così tardivo che ha portato, nel 2007, alla condanna all’ergastolo di 10 SS. Indignazione per una storia costantemente insabbiata, come testimonia – sempre negli extra – il regista Rai Luigi Di Gianni che nel ‘60 cercò di raccontare, a sua volta, in un reportage che i dirigenti di viale Mazzini bocciarono. Mandare in onda Lo stato di eccezione potrebbe riparare, almeno in parte, al torto fatto alla verità.

L’Unità, 5 maggio 2009

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