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“Impariamo a dire: «Stasera cucini tu»”, di Maria Laura Rodotà

Ottanta minuti al giorno, 560 minuti in una settimana. Insom­ma nove ore e venti, buone per giocare a calcetto, andare in giro a farsi chiamare «papi», prendere aperitivi, guardare lo sport in tv, stare online, o altro. Gli uomini italiani, dice l’Ocse, hanno tutto questo tempo libero più di noi. Anzi, di voi, forse. Perché c’è una forbice, e si sta allargando: c’è una minoranza di donne italiane (chi scrive ne fa parte) che gli ot­tanta minuti li ha. Per fare i lavori di casa paga un’altra persona, ge­neralmente straniera (ci sono femministe anglosassoni che han­no teorizzato la liberazione delle donne cioè la loro attraverso la fa­tica domestica di altre donne; ma la maggioranza di noi femmini­ste di ogni etnia si sente, onesta­mente, in colpa).

La paga col suo stipendio, o con quello del marito. Anche se, nella maggior parte dei casi,

i minuti li butta. Perché ci sono le pazze delle la­vatrici, le devono fare personal­mente e spesso restano a guarda­re l’elettrodomestico mentre gira. Le maso­chiste della stiratura, anche con dieci colf so­no loro a stirare la cami­cia del marito; in genere è lui che lo pretende (il «fam­mi abbracciare una donna che stira cantando» di Umber­to Tozzi resta un sentimento dif­fuso). E poi tutte, insomma quasi tutte, quelle che cucinano. Sem­pre loro, anche se gli adulti in ca­sa sono due. Fare a turno in casa, in Italia, è raramente previsto. Il lavoro maschile «fuori» conta sempre più di quello delle compa­gne (nei rari casi in cui è più im­portante la donna, lei cerca di far­si perdonare tramite sottomissio­ne gastronomica, spesso).

Poi, ovvio: da noi si mangia me­glio che in Norvegia, Paese model­lo dei compiti divisi. Le nostre ca­se sono più pulite di quelle delle inglesi (sai che novità); lì però a furia di non passare

l’aspirapolve­re molte più donne hanno trova­to il tempo di fare le ministre, e son ministre competenti. Le italia­ne stirano cantando, alla pari con messicane e polacche. E forse do­vrebbero stirare meno; farsi un fa­vore, farlo alle loro figlie. Le no­stre ragazzine crescono tra imma­gini femminili vilipese, belle fan­ciulle mercificate, scarse icone po­sitive e assertive. Dovrebbero al­meno poter guardare alle loro ma­dri, sentirle dire al papà «oggi è il tuo turno di spolverare» oppure «stasera cucini tu». Verrebbero su più libere e autonome (e maga­ri più ordinate). Il problema ora però è che tante donne stanno perdendo il lavoro; e minuti vuo­ti ne hanno più di ottanta, e non fanno che pulire la casa, e non ne hanno tanta voglia, probabilmen­te. Colf e lavatrici Un po’ ce la cerchiamo: ci sono le pazze della lavatrice, anche se hanno la colf Madri e figlie Le nostre figlie dovrebbero guardare alle madri e sentirle dire: tocca a te spolverare.

Corriere della Sera, 6 maggio 2009

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