partito democratico

Fuori dal patto di stabilità

Dalla parte dei cittadini

La crisi strozza le imprese e gli enti locali, comuni e province in primis, non possono pagare le imprese per lavori eseguiti, e per i quali i fondi ci sono. Colpa del taglio dell’ICI, del blocco dei trasferimenti statali e del patto di stabilità, inalterato nonostante l’approvazione in Parlamento della mozione targata Pd che puntava ad allentare i criteri di controllo sulla gestione delle spese degli enti locali. Ma, ha puntualizzato il segretario Pd, “non è stata rispettata. Così molti sindaci potrebbero decidere unilateralmente di sfilarsi dal patto di stabilità. In tempo di crisi non si possono tenere le mani legate ai comuni che hanno opere cantierabili immediatamente per 4,5 miliardi di euro, con tutti i benefici in termini di ripartenza dei consumi. Non possono avviarle perché impiccati al Patto di stabilità così aggiungiamo crisi a crisi”.

È la denuncia del segretario del PD, Dario Franceschini, e degli gli aspiranti primi cittadini di Perugia, Pescara, Pistoia, Potenza, come dei candidati alla presidenza della Provincia di Napoli e Torino, tutti presneti alal conferenza stampa presso la sede nazionale del PD.
Candidati che “hanno tutti scelto le alleanze sul territorio – ha sottolineato Franceschini –. Andremo in coalizioni non più decise da Roma, ma maturate dall’esperienza locale. Ovviamente, decise sulla base di un programma elettorale condiviso”. Tutti i candidati democratici sono stati scelti col meccanismo delle primarie, “previsto – ha fatto notare il segretario – nello statuto del partito. È un meccanismo utile per la qualità della democrazia, speriamo che lo adottino anche i nostri avversari”.

La rivolta contro una norma ingiusta. “Tutti dicono di voler aiutare le imprese, queste rischiano di fallire e lo Stato che fa? Trattiene soldi che sono delle imprese che vanno pagate! La norma va cambiata perchè senza poter attingere alle risorse sono due le strade: o si riducono i servizi o si aumentano le tasse. Quella norma fa dei danni ed è moralmente ingiusta visto che il patto impedisce agli enti locali di sbloccare fondi per pagare i creditori. Ci sono – esemplifica Franceschini – 4,5-5 miliardi di opere immediatamente cantierabili ma bloccate dal patto di stabilità. Nel momento in cui si e’ fatto del federalismo una bandiera, la realtà in cui vivono gli enti locali e’ diversa e la norma del patto di stabilità crea situazioni paradossali e pericolose. Non a caso alcuni amministratori hanno detto che se non cambia usciranno unilateralmente”.

È stato poi Antonio Saitta, candidato alla presidenza della provincia di Torino, a raccontare cosa succede: “Noi non possiamo pagare i nostri fornitori, ci fanno aggiungere crisi a crisi. Se non verrà cambiata la norma sul Patto la prossima settimana io uscirò, perché ci stanno strozzando e ci sono imprese in ginocchio. Ho i soldi in cassa e non posso pagare i fornitori! E voglio vedere chi verrà a dirmi qualcosa”.

L’obiettivo della campagna elettorale del Pd, è chiaro: “Accendere i riflettori sulla situazione degli enti locali – dice Franceschini – vogliamo parlare dei problemi locali che affliggono le persone. Dobbiamo impedire che il governo scarichi sui cittadini le spese”.
E cosa succede se si tagliano i servizi? Il leader democratico fa un lungo elenco: “Tagliare fondi agli enti locali significa meno asili, meno bus pubblici, bollette più alte, più costi per le persone anziane e non autosufficienti. Proprio ora che stipendi e pensioni non sono sufficienti o addirittura per troppe persone non ci sono più! Cercheremo di ripresentare in Parlamento la proposta di un fondo sociale di aiuti alla povertà, con il due per cento dell’Irpef sui redditi più alti (dai parlamentari in su) da cui poter ricavare 500 milioni da spendere per le fasce più deboli. In questo momento è moralmente giusto che si chieda ai ricchi di aiutare i più poveri”.

Un tema strettamente connesso al voto delle amministrative è il federalismo. Franceschini ha rivendicato i meriti dell’opposizione in Parlamento: “Avremmo potuto fare un’opposizione facile e gridare senza proporre nulla. Abbiamo invece scelto la strada responsabile, di avanzare modifiche al provvedimento delega, e abbiamo evitato che venisse approvata una norma iniqua. Ora, dobbiamo vigilare sull’operato del governo che dovrà approvare i decreti attuativi”.
E rispetto alle elezioni si dice “fiducioso della capacità di scelta degli italiani, assolutamente diversa da quella dei politologi e dei sondaggisti. Dove abbiamo governato, io penso che l’abbiamo fatto bene e il voto sarà legato alla credibilità dei programmi e alla qualità delle persone”.

Presentando i candidati sindaci e presidenti di Provincia, il segretario del Pd Dario Franceschini sottolinea il valore locale e non politico del voto alle amministrative. “Un cittadino che va a votare – afferma il leader del Pd – sa bene che va a scegliere il sindaco o il presidente di Provincia che amministrerà il suo territorio per i prossimi cinque anni. Non c’è più il voto di appartenenza ma il voto va conquistato ogni volta e il consenso del sindaco viene misurato dai cittadini sulla base della sua proposta politica o di come ha governato”.

Via le province nelle aree metropolitane.
A proposito dell’abolizione delle province annunciata dal premier il segretario ribadisce: “Il Pd resta per l’eliminazione delle Province nelle aree metropolitane. Dopodiché chiedo se non e’ sospetto che il Pdl tiri fuori il tema ad un mese dalle elezioni…tanto poi l’argomento scompare dall’agenda? Lo hanno ritirato fuori perché piace ai cittadini, come sostengono i sondaggi, ma poi dopo il voto l’argomento sparisce e non se ne fa niente”.

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