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“Ecco le motivazioni: Mills fu corrotto e agì per salvare Berlusconi”

L’avvocato David Mills ha agito per conto di Berlusconi e della Finivest. È questa la motivazione con cui i giudici hanno condannato il legale inglese per corruzione in atti giudiziari. I giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano, presieduti da Nicoletta Gandus (ricusata senza esito dal premier) nello spiegare «il movente sotteso alle condotte di Mills», scrivono: «Egli ha certamente agito da falso testimone, da un lato, per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data; dall’altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico».

Nel determinare la pena inflitta a Mills i giudici rilevano «l’oggettiva gravità della condotta, di assoluta rilevanza nei procedimenti in cui è stata posta in essere, anche in ragione della qualità e del numero dei reati ivi giudicati; va poi considerato il ruolo istituzionale di alcuni dei soggetti imputati nei procedimenti penali in cui David Mills rendeva falsa testimonianza».

La condanna per Mills è stata di quattro anni e sei mesi, solo due mesi in meno di quanto era stato richiesto dal pubblico ministero Fabio De Pasquale. Il punto fermo è dunque che Mills è stato corrotto. Il presunto corruttore, Silvio Berlusconi, invece, per ora non rischia niente: il processo nei suoi confronti è sospeso, in attesa che la Consulta decida sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano.

Dal canto suo, Mills si era difeso con un memoriale in cui affermava che Berlusconi era stato vittima dei suoi errori e chiedeva scusa al premier. Per i consulenti della difesa è dimostrato che i 600mila dollari facevano parte di una somma più ingente che Mills aveva ricevuto dall’imprenditore Diego Attanasio perché la gestisse.

«Riferirò in Parlamento». È stata questa la risposta di Silvio Berlusconi, a margine dell’inaugurazione del Policlinico di San Donato, alla richiesta di un commento sulle motivazioni della sentenza di condanna dell’avvocato inglese David Mills nel processo che vede coinvolto anche il premier.

Più tardi, durante una conferenza stampa a L’Aquila, duro attacco del premier Berlusconi al giornalista di Repubblica Gianluca Luzi («da voi solo odio e invidia») e alla cronista de l’Unità Claudia Fusani. La giornalista chiede al primo ministro: «A questo punto non sarebbe meglio farsi processare?». Berlusconi alza moltissimo la voce, quasi urla: «Su questa cosa mi infurio. Lo posso giurare sui miei figli. Non perdo tempo a risponderle. Me ne vado o senno se ne va lei. Questa cosa mi fa infuriare, è come se mi dicessero che non mi chiamo Silvio Berlusconi. Avevamo ricusato questo giudice – prosegue il premier – che in tutte le situazioni è andato in piazza per criticare l’operato del governo. È una cosa scandalosa, vedrete cosa dirò in Parlamento…». E, così dicendo, il premier lascia effettivamente la conferenza stampa.

L’Unità, 20 maggio 2009

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Manuela Ghizzoni
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“Un leader in fuga dalla verità”, di Giuseppe D’Avanzo È giusto ricordare che, se Silvio Berlusconi non si fosse fabbricato l’immunità con la “legge Alfano”, sarebbe stato condannato come corruttore di un testimone che ha protetto dinanzi ai giudici le illegalità del patron della Fininvest. Condizione non nuova per Berlusconi, salvato in altre occasioni da norme che egli stesso si è fatto approvare da un parlamento gregario. Le leggi ad personam, è vero, sono un lacerto dell’anomalia italiana che trova il suo perno nel conflitto di interessi, ma la legislazione immunitaria del premier è soltanto un segmento della questione che… Leggi il resto »
Manuela Ghizzoni
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“Dov’è la vergogna”, di Ezio Mauro Immerso fino al collo nello scandalo Mills, rispetto al quale le leggi ad personam lo hanno aiutato a fuggire la condanna ma non il disonore, impegnato a lottizzare in fretta e furia la Rai prima delle elezioni, ieri Silvio Berlusconi ha perso la testa insultando “Repubblica”. E’ successo quando Gianluca Luzi, il nostro notista politico, gli ha chiesto durante una conferenza stampa se e come avrebbe risposto alle dieci domande che gli abbiamo rivolto sul caso del “ciarpame politico” sollevato dalla moglie con la denuncia dei suoi metodi di selezione delle candidate, i suoi… Leggi il resto »
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