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“Concorrenza, Parlamento in retromarcia”, di Luca Paghi

Più concorrenza e più liberalizzazioni. Per ridurre i costi di alcuni servizi primari per i cittadini. Come antidoto all`aumento dell`inflazione che minacciai consumatoriperiprossimi anni. E, soprattutto, per evitare «di riportare indietro l`orologio» dopo gli sforzi compiuti dall`Italia per adeguarsi al resto d`Europa. E questo, in sintesi, l`allarme lanciato ieri daAntonio Catricalà, presidente dell`Antitrust intervenuto a un convegno all`università Luiss.

Un allarme diretto in prima battuta all`attuale governo: «Dobbiamo cercare di resistere perché la tentazione di portare indietro le lancette dell`orologio è fortissima. Non cisono posizioni ufficiali del governo né della maggioranza. Le dichiarazioni sono tutte nel senso che bisogna andare avanti nella concorrenza.

Ma la verità – ha ammonito Catricalà – è che ci sono molti interventi sporadici, ma significativi, che in Parlamento tentano di riportare indietro l`orologio».

Non si tratta solo di smontare l`apparto delle norme che hanno aperto la strada delle liberalizzazioni in ltalia, dall`energia alle tlc. Ma di impedire che ci siano ripercussioni sul fronte economico.

«Bisogna abbassare tutti i costi – ha spiegato ancora Catricalà – c`era stato un tentativo importante di Bersani e da quel tentativo non bisogna tornare indietro. Occorre ridurre assicurazioni, credito, costi professionali e costi dell`energia». Anche per limitare l`impatto degli effetti della crisi: «Fra un po` con tutta la moneta messa in circolazione arriverà l`inflazione e l`unico modo perché l`inflazione non arrivi ai cittadini è creare nuovi operatori». Alla fine del suo intervento, un siparietto con Romano Prodi, tra i relatori al convegno.

L`ex premier gli si è così rivolto scherzando: «Mi sono trattenuto a stento di alzarmi e abbracciarti».

E della necessità di più concorrenza si èparlato anche a Milano, dove è stata presentata l`edizione 2009 dell`Indice delle libera- lizzazioni curato dall`Istituto Bruno Leoni. Traipartecipanti, il direttore generale di Confindustria Giampaolo galli che ha sottolineato come «con più liberalizzazioni, come suggerisce la Banca d`Italia, il Pil italiano balzerebbe in avanti dell`11%0».

Mentre una proposta, a suo dire «provocatoria», è arrivata da Rodolfo De Benedetti, amministratore delegato del gruppo Cir: «Lo stato dovrebbe uscire dalle aziende di cui è azionista e limitarsi al ruolo di regolatore, perché è un mestiere che non può essere derogato ai privati». De Benedetti ha poi citato il settore della produzione elettrica come esempio di liberalizzazione riuscita; non così quello del gas «dove soltanto il 3% degli utenti ha cambiato fornitore».

La Repubblica, 26 maggio 2009

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