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Newsletter n° 6 – Maggio 2009

Meno

È questo il segno che contraddistingue un anno di Governo di Berlusconi. Meno sicurezza, meno risorse alle forze di polizia, meno lavoro, meno benessere, meno opportunità, meno risorse per la scuola e l’università, meno sostegno alle famiglie, meno politiche per le piccole e medie imprese, meno diritti, meno pluralismo, meno democrazia, meno giustizia, meno welfare, meno ricerca, meno autorevolezza sullo scenario internazionale, meno risorse agli enti locali, meno coesione sociale, meno solidarietà, meno investimenti per ambiente e energie rinnovabili, meno crescita e prodotto interno lordo, meno rispetto del territorio. E, ci tocca ricordare anche questo aspetto a causa delle ultime notizie, meno moralità. L’unico segno meno che manca, ed è l’ennesima promessa tradita dalla destra, è quello riferito alle tasse, che purtroppo non sono calate per le imprese e per gli italiani. Ci avviciniamo al 2 giugno, Festa della Repubblica e anniversario dell’elezione dell’Assemblea Costituente, e dobbiamo segnalare anche meno rispetto per le istituzioni democratiche e per la nostra Carta fondamentale. Il Governo meno impegnato a contrastare la crisi sullo scenario internazionale. Il Governo che ha stanziato meno risorse. Meno… meno… meno… e ancora meno. Inevitabilmente ciò implica meno futuro per il nostro Paese.

Nonostante la sproporzione di forze, in questo anno di opposizione il Partito democratico ha contrastato le politiche della destra, purtroppo nel silenzio dei grandi mezzi di comunicazione sempre più addomesticati e servili. Di alcune nostre proposte alternative rendiamo conto all’interno della newsletter. Continueremo la nostra opposizione perché siamo convinti che c’è una cosa di cui il nostro Paese ha assolutamente bisogno, ed è che ci sia meno destra e più Partito Democratico.

 

Manuela Ghizzoni

 

Mutatis Mutande, di Giovanni Taurasi

Le ho detto: “Cara, non è come credi!! Non farti ingannare dalle apparenze”. Ma lei, inferocita, urlava come un’ossessa. E continuava a farmi domande insistenti e assurde. “Ma non la conosco nemmeno. Ha suonato il campanello per proporre un’enciclopedia e io le ho aperto. Non mi hai sempre detto che desideravi qualcosa di un po’ più approfondito dei ‘Quindici’. Pensavo ad un regalo per te”. E lì è partito il primo vaffa. “Cosa vuoi insinuare: volevo solo essere ospitale e cordiale”. E lei a dirmi di sparire dalla sua vista. “Ma guarda che inizialmente non era sola, c’era anche un suo collega che è poi è andato dai vicini per chiedere se volevano comprare anche loro l’opera”. E giù un diluvio di offese. “Sembra giovane, ma sono i miracoli del botulino”. E lì mi sono preso pure un ceffone. Aveva già arpionato il telefono per chiamare quella sobillatrice di sua madre, che ho fatto appena in tempo a dirle “Insomma amore, lo vuoi capire o no che è tutta una montatura della sinistra, della stampa nemica e dei servizi segreti deviati???”.

Operazione verità. Tutte le cose che il governo non dice

Il Governo Berlusconi ha compiuto un anno. Un anno che per l’Italia si è fatto sentire. Ma non nel modo in cui vi hanno raccontato, non per i successi che dicono di aver raggiunto.
La realtà, quella della vita vera degli italiani, è molto diversa: il nostro è un Paese più povero, più ingiusto, più insicuro, più disinteressato all’ambiente e al futuro. La sua fotografia, che poteva essere anche peggiore senza l’impegno dell’opposizione in Parlamento, la trovate in queste righe e nell’inserto allegato, curato dal gruppo dei deputati del PD. Accompagnata dalle nostre idee, quelle per l’Italia che vogliamo. L’Italia di Berlusconi non è quella che vi stanno raccontando… Non dà risposte di fronte alla crisi.

Di fronte alla crisi tutta l’Europa si è mossa. L’Italia no. Forse non tutti sanno che il governo Berlusconi è l’unico a non aver stanziato risorse vere per contrastarla. Lo dice il Fondo Monetario Internazionale: siamo fermi allo 0,2% del Pil contro il 2,3% della Spagna e l’1,6% della Germania, solo per fare due esempi. La realtà è che per sostenere salari e stipendi degli italiani, tra i più bassi d’Europa, le misure del governo sono state del tutto insufficienti. […]

 

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20 maggio 2009

“Non volteremo la testa da un’altra parte”

Pubblichiamo la dichiarazione di voto sul ddl sicurezza di Dario Franceschini

 

Signor Presidente, l’approvazione delle leggi e i dibattiti parlamentari sono sempre un’occasione per verificare la distanza tra le cose promesse in campagna elettorale e quelle che avvengono dopo le elezioni. Voi, maggioranza e Governo, avete fatto della sicurezza una bandiera sulla quale conquistare consenso e noi siamo i primi a dire che la lotta alla microcriminalità, agli scippi, alle rapine, alle violenze è e deve essere una priorità. Deve essere una priorità per tutti coloro che sono impegnati in politica. Aggiungo per noi, che siamo una forza progressista, riformista, perché in particolare la microcriminalità colpisce i più deboli, più quelli che vivono nelle periferie urbane che non quelli che vivono nei quartieri residenziali. Colpisce più gli anziani che altre categorie sociali. Ma adesso è tempo di bilanci, anche perché voi non governate da un anno.

Negli ultimi otto anni voi avete governato per sei anni ed è tempo di bilanci. Sulla sicurezza il vostro bilancio è di tradimento delle promesse elettorali ed è il bilancio di un fallimento totale, che tentate di coprire con dei proclami e con degli annunci ad effetto. […]

 

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14 maggio 2009

Illustrazione dell’Odg sui ‘presidi-spia’ in aula dell’on. Ghizzoni

Signor Presidente,

   una delle più gravi eredità patologiche lasciate dal fascismo all’Italia è stata quella del discredito delle leggi, delle leggi fittizie, truccate, meramente figurative, con le quali si industriava di far apparire come vero, attraverso l’autorità del legislatore, ciò che in realtà tutti sapevano che non era vero e non poteva esserlo.
Non sono parole mie, signor Presidente, ma di Piero Calamandrei, pronunciate in questa stessa Assemblea sul progetto di Costituzione, in particolare sul titolo II, quello relativo ai rapporti etico-sociali. Si tratta del titolo che di lì a breve avrebbe contenuto l’articolo 34, che sancisce il diritto allo studio e nel quale si afferma, senza alcuna condizione, che la scuola è aperta a tutti. Ebbene, l’argomentazione di Calamandrei mi pare assolutamente adeguata per illustrare l’ordine del giorno in esame, che ha per oggetto il tema dei cosiddetti «presidi-spia» e che siamo costretti a presentare per ottenere finalmente chiarezza su un provvedimento che chiaro non è, perché se da un lato fornisce indicazioni puntuali, dall’altro presenta ancora molte ombre e ambiguità. Infatti, la modifica apportata nei giorni scorsi al testo originario del provvedimento non rende più necessaria la consegna del permesso di soggiorno all’atto dell’iscrizione alla scuola dell’obbligo. È una modifica che naturalmente ci trova favorevoli, anche perché il testo originario violava palesemente il citato articolo 34 della Costituzione, poiché esso negava il diritto di tutte le persone, in particolare dei minori, a ricevere servizi essenziali come l’istruzione, un diritto sancito non solo dalla nostra Carta costituzionale, ma anche dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

 

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14 maggio 2009

Scuola, Pd: casi di Genova e Padova confermano permanenza ‘presidi spia’

Come abbiamo denunciato in Parlamento la marcia indietro sui presidi spia è stata solo a parole e lo dimostrano i casi di Genova e Padova dove ’solerti’ dirigenti scolastici già si ‘inventano’ cacciatori di migranti”.

Lo denuncia la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni che aggiunge: non è passata neppure una settimana dall’approvazione ‘forzosa’ alla Camera del ddl sicurezza che a qualcuno non pare vero di improvvisarsi severo tutore della legge, senza averne alcun titolo. E sì – prosegue Ghizzoni – manca ancora l’approvazione del Senato, perchè il progetto del Governo possa dirsi legge dello Stato, eppure a Genova come a Padova solerti dirigenti scolastici si ‘inventano’ cacciatori di studenti migranti. Stiamo parlando di studenti che da anni frequentano le nostra scuole, parlano la nostra lingua ma sono privi di un pezzo di carta. La loro ‘colpa’ non si riferisce a qualcosa che hanno commesso ma solo alla follia della legge Bossi Fini che al diciottesimo anno di età li trasforma in migranti irregolari. A questi zelanti dirigenti, che si conquisteranno di certo la stima di Gelmini e Maroni, vogliamo ricordare l’articolo 34 della Costituzione che dice che ‘la scuola è aperta a tutti’, non fosse altro – conclude – per non calpestare l’onore del nostro paese e la dignità umana”.

 

21 maggio 2009

Subito ‘tagliare i tagli’ di Tremonti e Gelmini. Il PD presenta la sua proposta per rilanciare l’Università

Un miliardo di euro da investire sull’Università: seicento per “tagliare i tagli”di Gelmini e Tremonti e quattrocento per aprire le porte ai giovani di talento e per sostenere un diritto allo studio che offra reali opportunità di crescita individuale e professionale”.

Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni sintetizza la proposta di legge sull’università che il Pd depositerà oggi pomeriggio nei due rami del parlamento. “La nostra proposta – sottolinea – si fonda sul binomio risorse e riforme affrontando i nodi dell’Università, quali finanziamento e governo degli Atenei, stato giuridico dei docenti, accesso alla carriera, lotta al precariato e sostegno al talento, che il Governo sta deprimendo con l’ingiustificato ritardo dell’emanazione del decreto per l’apertura dei concorsi a ricercatore. La nostra proposta individua quindi i confini entro i quali gli Atenei eserciteranno l’autonomia e fissa i criteri per rendere operativi i principi di responsabilità e valutazione. Ora attendiamo il dibattito nelle aule parlamentari: ogni rinvio è responsabilità del Governo, dal quale ci attendiamo attenzione per le nostre idee e –a differenza di quanto avvenuto fino ad ora- reale spirito di confronto”.

 

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21 maggio 2009

Università. Ghizzoni, Gelmini firmi decreto per i ricercatori

Il ministro dell’Istruzione e dell’università non ha ancora firmato il decreto sui ricercatori che doveva essere promulgato entro il 9 febbraio scorso”. Così Manuele Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Cultura della Camera che aveva presentato una interrogazione per sapere i motivi del ritardo della promulgazione del decreto sui parametri e la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei ricercatori.

“Ci hanno risposto che il decreto è ‘alla firma del ministro’ – prosegue Ghizzoni -. Possiamo mai dubitare della sua parola? Forse sì, poiché basterebbe ricordare che nel novembre scorso la solerte Gelmini intervenne con decreto per far diventare i concorsi maggiormente meritocratici. Ma da allora sono passati invano più di cinque mesi. Un periodo abbastanza lungo per far sorgere qualche fondato sospetto: forse che il governo vuole far passare il 2009 per portare le selezioni all’anno prossimo con beneficio delle esangui cassa degli atenei, salassate da Tremonti, e magari applicando le nuove norme concorsuali contenute nel ddl sull’università che da qualche settimana è annunciato come imminente? Comunque sia, ai giovani di talento che attendono di entrare all’università e che si sono visti bloccare i concorsi, occorre ben più delle rassicurazioni del ministro. Servirebbe semplicemente che il ministro firmasse il decreto”. […]

 

Leggi l’interrogazione dell’On. Ghizzoni


Ufficio stampa PD, 14 maggio 2009

I parlamentari del PD esprimono solidarietà agli amministratori dell’Emilia Romagna contro tagli

I Deputati e i Senatori del Partito Democratico esprimono piena condivisione agli obiettivi del viaggio a Roma compiuto dagli amministratori dell’Emilia Romagna allarmati per le conseguenze che le Politiche Scolastiche e i gravissimi imposti dal Governo avranno sull’efficacia e sulla qualità del sistema di istruzione.

Dopo l’incontro svoltosi in mattinata presso il Ministero dell’Istruzione con i Dirigenti Cosentino, Boni e Chiappetta, gli Amministratori sono stati ricevuti a Montecitorio da una folta delegazione di Parlamentari del PD composta da Mariangela Bastico, responsabile scuola del PD, Manuela Ghizzoni, capogruppo della VII Commissione alla Camera, dai senatori Walter Vitali, Albertina Soliani, Giuliano Barbolini e i deputati Carmen Motta, Maino Marchi, Salvatore Vassallo, Elisa Marchioni, Gabriele Albonetti, Massimo Marchignoli, Donata Lenzi, Sandro Brandolini e Sandra Zampa.

Nel corso dell’incontro sono state discusse le difficoltà che attanagliano la scuola emiliano-romagnola e che gli Amministratoti hanno portato all’attenzione del Ministro dopo averle esposte in un Ordine del Giorno della Conferenza Regione- Autonomie Locali. È stato prioritariamente stigmatizzato l’atteggiamento del Governo di scaricare sugli Enti Locali e sulle Scuole dei territori i tagli insostenibili, chiamandoli impropriamente a svolgere un ruolo di supplenza nei confronti delle inadempienze del Governo. Nell’incontro si è ribadito che per l’Emilia Romagna i tagli agli organici sono insostenibili poiché a fronte di 6000 studenti in più si registrano 1670 docenti in meno: situazione gravissima in considerazione della riorganizzazione e razionalizzazione della spesa già raggiunta negli anni passati. L’Emilia Romagna è infatti la regione con il più alto numero di alunni per classe (20,24) ed è tra le prime per numero medio di alunni per docente, cioè 1 a 11,51. […]

 

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Ufficio stampa Pd, 20 maggio 2009

Tagli agli istituti tecnici modenesi

Il Governo intende riformare gli istituti tecnici, istituzioni scolastiche fondamentali per la realtà modenese, con l’unico obiettivo di tagliare: gli indirizzi; il monte ore; le ore di laboratorio; le cattedre, gli insegnanti e il personale ATA. È una pessima partenza, così come lo è il non aver coinvolto Regioni, autonomie locali e forze parlamentari.”

A dichiararlo sono le parlamentari del PD Mariangela Bastico e Manuela Ghizzoni nell’illustrare i contenuti di una loro interrogazione al Ministro Gelmini sulla riforma degli istituti tecnici. Si tratta di una realtà scolastica assai diffusa nella provincia di Modena, dove si contano 17 istituti tecnici superiori; per l’anno scolastico 2008/2009 sono ben 8.057 gi alunni frequentanti le 330 classi di prima, seconda e terza superiore. Per l’anno scolastico 2009/2010 (dati non definitivi) saranno 8.488 alunni distribuiti in 351 classi dei primi tre anni di scuola superiore. Sono questi i numeri relativi agli studenti, alle classi e agli insegnanti coinvolti nelle innovazioni previste nel regolamento che riforma l’istruzione tecnica.

“Il nuovo ordinamento, infatti – proseguono le parlamentari – non si applica solo alle prime classi ma anche alle seconde, disattendendo la doverosa continuità dei percorsi d’istruzione. Se possibile, ancora più grave è la scelta che riguarda le terze classi che, pur proseguendo secondo i piani di studio vigenti, sono obbligate alla riduzione dell’orario a 32 ore settimanali, con un taglio di 4-6-8 ore alla settimana in maniera disorganica. Forse le scuole saranno chiamate a decidere per sorteggio quali ore eliminare? Questo – aggiungono – anche considerando la riduzione minima di quattro ore settimanali, farà perdere il posto, a livello nazionale, a 5.770 docenti. Immaginiamo con grande soddisfazione del Ministro dell’economia!”.

Le parlamentari del Pd lanciano poi l’allarme sulle sperimentazioni: “Se è giusto diminuire gli attuali indirizzi – precisano – perché troppo frammentati e con duplicazioni, è invece negativo passare brutalmente dagli oltre 400 esistenti ai soli 11 previsti, suddivisi in due settori: economico e tecnologico. Così si metterà fine a molte positive sperimentazioni, tra cui il liceo tecnologico. È necessario che il Governo, partendo dalle migliori esperienze realizzate, definisca il processo di riforma in modo partecipato, senza vincoli insormontabili “a priori” – concludono – la riforma dell’istruzione tecnica è tema troppo rilevante per il Paese per essere classificata nella categoria ‘manovre per il risparmio’”.

 

Ufficio stampa Pd, 21 maggio 2009

Sul sistema nazionale di istruzione pubblica

Intervento in aula dell’On. Ghizzoni per le dichiarazioni di voto su mozioni in materia di scuole paritarie

 

Signor Presidente, come Partito Democratico, riteniamo che non si possa affrontare il tema delle scuole paritarie senza fare riferimento alla politica scolastica attuata dal Governo Berlusconi in questo primo anno di legislatura e, in particolare, alla volontà di penalizzare il sistema nazionale di istruzione pubblica, mediante il depauperamento delle risorse finanziarie ed umane, attuato già con la famigerata manovra estiva, che ha sottratto 7 miliardi 800 milioni alle istituzioni scolastiche nel prossimo triennio. È una scelta draconiana, rafforzata dalle ulteriori riduzioni dei fondi per il funzionamento amministrativo e didattico delle scuole, previste dalla legge finanziaria del 2009. Solo una massiccia dose di ipocrisia può spacciare tutto questo come un intervento di razionalizzazione. Le vostre scelte minano le basi dell’istruzione pubblica e, cosa ancora più grave, sono il primo passo per ridisegnare il profilo della società italiana, cancellandone i contorni ispirati ai principi costituzionali di libertà, solidarietà, equità ed uguaglianza, che proprio nella scuola pubblica, seppur faticosamente e lentamente, hanno trovato una concreta applicazione. Senza retorica ed osservando gli esiti del sistema nel suo complesso, possiamo affermare che la scuola italiana, pur fra mille problemi, è una scuola di buona qualità per tutti, indipendentemente dal censo, che ha sperimentato modelli didattici attenti tanto ai livelli quanto ai tempi dell’apprendimento, realmente inclusiva – basti pensare ai ragazzi in condizione di handicap – partecipata e aperta all’apporto educativo e culturale delle sue diverse componenti. […]

 

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7 maggio 2009

Il testo della Mozione del PD sulla crisi del settore manifatturiero italiano

La Camera, premesso che:

la crisi economica globale ha sconvolto una parte consistente del settore manifatturiero italiano che rappresenta una fetta importante e strategica del Pil nazionale;
nonostante da più parti si cominci ad avanzare un timido ottimismo sull’uscita dalla crisi, per le piccole e medie imprese il peggio non è certamente passato: l’indicatore del clima di fiducia nell’industria manifatturiera di febbraio ha segnato un’ulteriore discesa, che ormai dura da 22 mesi, la contrazione è dovuta principalmente alla riduzione degli ordini interni ed esteri e dalle peggiorate aspettative di produzione;
la produzione industriale in Italia nel 2008 si è contratta del 4,3 per cento rispetto al 2007: la più forte caduta dal 1975; le rilevazioni di inizio 2009 non forniscono spunti di novità rispetto alla situazione precedente, in gennaio la produzione industriale realizzata in Italia è stata inferiore del 21,9 per cento a quella di gennaio 2008;
a febbraio la cassa integrazione ordinaria è cresciuta del 553,17 per cento, a marzo del 925 per cento rispetto agli stessi mesi del 2008, nel primo trimestre 2009 l’aumento è stato del 589 per cento rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno; […]

 

Leggi il testo completo della Mozione

Berlinguer, 25 anni dopo

È giunto il momento di dare al Pci il riconoscimento che merita…». Dario Franceschini commemora Enrico Berlinguer nella Sala della Regina di Montecitorio che ospita, per l’occasione deputati e senatori del Pd, molti ex dirigenti comunisti e una pattuglia di ex democristiani. L’11 giugno ricorrerà il venticinquesimo anniversario della morte del leader comunista che – parole di Antonello Soro – mostrava una «naturale, non costruita, capacità di essere punto di riferimento di tutti gli italiani. al di là degli schieramenti politici». Soro, come Franceschini, proviene dai popolari e prima ancora dalla Dc. E faceva un certo effetto, ieri – mentre scorrevano sui video le foto di Berlinguer con Moro, o con Zaccagnini, o con Spadolini, o con Pajetta – ascoltare il presidente dei deputati democratici mentre spiegava che «senza l’originalità del Pci non si comprenderebbe il perché del Partito democratico». O Franceschini che parlava del Pd come dell’«approdo finale della transizione italiana iniziata 20 anni fa». Post ed ex comunisti che ricordano Moro e post ed ex dc che ripensano Berlinguer e il suo partito. Non bastano le commemorazioni per rimescolare le storie politiche e andare oltre. Ma riconoscersi è più che un buon inizio. […]

 

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L’Unità, 22 maggio 2009

Per saperne di più

 

La crisi a Modena rischia di diventare drammatica

22 maggio 2009

 

Dario Franceschini: “Chi fa politica ha il dovere di non mentire”

24 maggio 2009

 

“Istituzioni umiliate”, di Nadia Urbinati

La Repubblica, 23 maggio 2009

 

“L’Aquila, sindaci in rivolta: risarcimento per tutti”, di Giuseppe Caporale

La Repubblica, 23 maggio 2009

Newsletter numero 6 – 27 maggio 2009

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