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“La Cei: in politica la bellezza non basta”, di Roberto Monteforte

Ciò che crea il guasto educativo e culturale è che la bellezza sia l’elemento unico e decisivo per cui tutti gli altri aspetti diventano del tutto secondari». La Cei torna a criticare il modello «veline al potere», con l’aspetto fisico fatto contare più di ogni altra cosa, anche in politica. È stato chiaro monsignor Diego Coletti, vescovo di Como e presidente della Commissione episcopale per l’educazione che ieri ha posto il tema dell’emergenza educativa all’assemblea generale dei vescovi. Anche se, come dalla Cei si sono affrettati a chiarire, il suo è stato un ragionamento generale. Una riflessione sull’«atmosfera culturale del nostro tempo» e non un giudizio sulla costituzione delle liste elettorali per le prossime elezioni le cui candidature, gli era stato chiesto, paiono definite «non in base alle competenze già maturate, al solo aspetto estetico o alla sola notorietà pubblica». «Non tirateci per la tonaca» dicono alla Cei, ma il giudizio del vescovo resta, chiaro e critico. Dopo aver precisato di non voler riferirsi alle attuali liste elettorali, monsignor Coletti ha ricordato che non bisogna fermarsi alla bellezza. «L’importante – ha proseguito Coletti – è non fermarsi lì». Se è una buona cosa che «la bellezza intesa come percezione immediata della forma, abbia una sua importanza. Ciò che crea un guasto educativo e culturale – osserva – è che questo sia l’elemento unico o decisivo per cui gli altri elementi diventano del tutto secondari». Malgrado lo sforzo di tenere bassi i toni e smorzare le ventate polemiche verso il governo, i «modelli» concreti proposti alle giovani generazioni dal premier non possono non preoccupare i vescovi.
Mette in guardia dall’edonismo e dai modelli del successo facile anche Benedetto XVI che a conclusione della sua udienza generale in piazza San Pietro ricorda come la Chiesa sia vicina a chi è povero materialmente e spiritualmente. Un richiamo, anche se generale e indiretto, presente anche nella sua riflessione dedicata agli insegnamenti del monaco san Teodoro Studita. «La rinuncia alla proprietà privata, la libertà dalle cose materiali, la sobrietà e la semplicità» ha affermato il Papa, «sono insegnamenti essenziali anche oggi che indicano una strada anche per noi tutti». Parlando a braccio papa Ratzinger ha ricordato ai fedeli che non bisogna dipendere dalla felicità materiale. «Dobbiamo imparare la rinuncia, la sobrietà, l’austerità: solo così può crescere una società solidale e può essere superato il problema della povertà in questo mondo».

L’Unità, 28 maggio 2009

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