scuola | formazione

“Senza investimenti pubblici la qualità privilegio dei ricchi”, di Innocente Pessina

Una scuola milanese comunica ai genitori che dal prossimo anno le lezioni di latino le dovranno pagare di tasca propria. Si tratta di un insegnamento aggiuntivo e fa parte del Piano dell´Offerta Formativa (POF) ma non essendoci soldi, sono costretti a pretendere una retta.
Non è insolito che si chieda alle famiglie di mettere mano al portafoglio: molte scuole all´iscrizione chiedono un contributo, libero e volontario per carità, e poi durante l´anno “fanno capire” che se si vuol garantire un servizio dignitoso occorre dare una mano. Serve la carta igienica? Pronti! Al mattino non strano vedere qualche studente che va a scuola coi rotoli richiesti. Un nuovo computer perché quello del laboratorio è obsoleto o rotto? I genitori si organizzano, fanno una lotteria, sfornano torte, feste, inventano strane, colorate e fantasiose iniziative e alla fine ecco comparire il computer richiesto.
Non che questo sia sempre sbagliato, dare un concreto contributo alla scuola dei propri figli fa bene e ci fa sentire utili. Ma quello che è triste e potenzialmente pericoloso è che non ci si limita più alla carta igienica, al potenziamento delle strumentazioni, al corso di chitarra o di teatro, ma ora si va oltre. Si chiede di pagare un´ora di lezione che la scuola considera determinante per il proprio progetto formativo.
Da quando esiste l´autonomia delle scuole, ogni istituto ha cercato di personalizzare e di rendere più qualificato il proprio progetto formativo aggiungendo insegnamenti che, si ritiene, corrispondono meglio alle esigenze della propria utenza e del proprio territorio. Ecco quindi il corso di strumento musicale, quello di nuoto, il corso di teatro utilissimo per i timidi e gli impacciati e le lezioni di latino per chi andrà al liceo. Ma anche lo sportello psicologico alle superiori, i progetti di prevenzione delle droghe, del tabagismo, dei comportamenti sessualmente a rischio. Una volta erano offerti dalle Asl o finanziate da Enti locali, oggi sono a totale carico delle scuole. Anche queste dovremo farle pagare?
Infine: i genitori fino a ieri avevano la libertà di scegliere la scuola secondo il progetto educativo, senza preoccuparsi troppo dei costi. Ora se gli istituti dovranno fare i conti con le proprie magre risorse di bilancio e non ci saranno più finanziamenti pubblici, avremo ancora una volta, scuole con genitori più benestanti che potranno permettersi di arricchire il proprio POF e altre invece dove l´offerta formativa sarà inevitabilmente più scarna e povera. Speriamo che, su questa strada, tra i documenti di rito che ogni genitore dovrà consegnare all´atto dell´iscrizione non si arrivi a richiedere anche il numero della carta di credito: spiace dirlo, ma, se non si ritorna ad investire nelle scuole con il denaro pubblico, si tornerà inevitabilmente ad avere scuole di serie A e scuole di serie B.
da La Repubblica/Milano

sullo stesso aromento e dallo stesso quotidiano
«I genitori: “Uno scandalo è una materia che fa media”», di Zita Dazzi
«Abbiamo iscritto Andrea in quella sezione proprio perché lì si fa latino, materia indispensabile pensando al futuro liceo. Ma dall´anno prossimo dovremo pagare». Alessandra Zoppi, controller di bilanci, madre di un ragazzo iscritto in prima media alla “Tiepolo” ha ricevuto, come gli altri genitori della scuola, una circolare che annuncia novità.
Quali novità?
«Da settembre per avere ancora la lezione di latino bisognerà versare un contributo attorno ai 70 euro. Se non sarà raggiunto un numero minimo di iscrizioni il corso verrà sospeso».
E voi genitori che reazione avute avuto?
«Ho chiamato subito la segreteria didattica e mi hanno spiegato che ci sono stati dei tagli di bilancio, a causa di una diminuzione di risorse da parte dello Stato. E che non si può fare altrimenti. Per pagare l´insegnante di latino devono per forza chiedere l´aiuto delle famiglie».
Che ne pensa?
«Che questi tagli e questa riforma penalizzano la scuola dell´obbligo e danneggiano i nostri figli. So che la presidenza e gli insegnanti del nostro istituto non hanno nessuna colpa di quel che sta succedendo, che subiscono le conseguenze di una politica dei tagli nazionale. E che si fanno in quattro per garantire la stessa offerta formativa che ci avevano proposto all´iscrizione».
Non avevate mai pagato per queste lezioni?
«Mai, anche perché si tratta di attività didattiche curricolari, che danno voto in pagella, che sono inserite nel normale orario di lezione. Non è il corso di pallacanestro pomeridiano, ma una materia di studio come tutte le altre».
Il latino alle medie non è facoltativo?
«Lo è, ma quando si sceglie di fare anche quella materia, in vista del liceo, si deve andare fino alla fine e frequentare le lezioni, perché c´è il voto come per il resto del programma».
Che farete?
«Pagheremo, non c´è scelta, anche se sono scandalizzata. Ritengo sia importante che una materia come il latino venga proseguita in un ambito di studi obbligatori. È una questione esclusivamente didattica».
A suo figlio il latino piace?
«Naturalmente sì, perché la lezione è fatta bene, dallo stesso professore che insegna le materie letterarie. Anche per questo non intendo rinunciare».

«La preside: “Inglese, sport stiamo rinunciando a tutto”» di f.v.
Micaela Francisetti è preside dell´istituto Sandro Pertini, che comprende le scuole medie di via Salerno e via Crivelli, alla Barona. Per effetto dei tagli sul numero di insegnanti, i suoi studenti a settembre dovranno rinunciare ad attività sportive, al teatro, a ore di francese e inglese. «Se avessi fra gli iscritti tante famiglie ricche – dice – anch´io chiederei loro le migliaia di euro che servono a garantire tutti i corsi. Invece, avendo tanti stranieri e un´utenza complessa, dovremo arrangiarci in altro modo»
Ai genitori non chiederete nulla?
«Dovremo farci dare la solita quota di 25 euro l´anno, per pagare i laboratori e l´assicurazione obbligatoria, già sapendo che quattro famiglie su dieci non pagheranno. Sono soldi che possono essere detratti dalle tasse, ma per molti genitori è comunque una spesa insostenibile».
Con questi fondi pensa di riuscire ad andare avanti con l´offerta didattica che avete proposto quest´anno?
«Assolutamente no. Per coprire i tagli del ministero speriamo nel contributo del consiglio di zona 6. Abbiamo già chiesto loro di darci una mano, pagando i progetti musicali, come il coro, che altrimenti dovremo chiudere. Lo stesso vale per gli insegnanti madrelingua di inglese e francese, che fino a oggi abbiamo pagato con soldi pubblici ma che ora non possiamo più permetterci. La riforma Gelmini ha tagliato le ore di inglese da cinque a tre sul tempo prolungato, facendo un grande danno. Ma non voglio arrendermi all´idea di mandare alle superiori studenti meno preparati rispetto a quelli delle scuole del centro, che possono permettersi viaggi all´estero e lezioni private»
La disuguaglianza con gli istituti più centrali è forte?
«Lo è sempre di più. Sottraendo risorse alla scuola pubblica si aumenta di fatto la forbice fra ricchi e poveri, e questo lede il principio costituzionale dell´uguaglianza»
E il Comune non vi aiuta?
«Purtroppo sempre di meno. Alle medie ho circa 480 studenti, di cui 40 diversamente abili. Palazzo Marino dovrebbe garantire loro il diritto allo studio pagando educatori e assistenti, ma negli ultimi anni ha diminuito i fondi per il servizio. La sensazione è che il sistema scolastico, per come si sta conformando, venga meno al suo dovere di aiutare chi è svantaggiato, da tutti i punti di vista».

Condividi