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“Indagine del Censis: così i tg influenzano gli elettori”

L’indagine del Censis sui media che condizionano il voto. I notiziari hanno la meglio anche sui programmi d’approfondimento, sui quotidiani e su Internet. Berlusconi non a caso ha invaso sia Rai che Mediaset (anche monologhi di 47 minuti). Inascoltate le denunce di Agcom.
I telegiornali orientano il voto dei cittadini. La maggioranza di governo domina i telegiornali, con Berlusconi che registra punte di presenza tra il 60% e il 75% degli spazi televisivi. La maggioranza incassa più voti dell’opposizione.
Il sillogismo si evince dalla lettura combinata dei dati sull’informazione elettorale forniti ieri dal Censis e sulla presenza dei politici in tv resi noti dall’Agcom per il periodo tra il 29 aprile e l’8 maggio. «Stavolta non è un complotto internazionale – commenta Beppe Giulietti di “Articolo 21” – Il Censis ha detto una cosa nota a tutti. In un Paese in cui il premier è proprietario di Mediaset e controlla indirettamente la Rai, non può non influenzare anche il diritto di voto degli italiani». Giulietti ricorda anche la lunga «passerella» di Berlusconi all’Aquila tra i terremotati: «Vedo una scomparsa graduale del principio della par condicio».
Squilibrio elettorale. Il Censis infatti ha diffuso i numeri post-elettorali: la tv resta il principale mezzo per formarsi un’opinione sulla politica, il 69,3% degli elettori ha scelto attraverso le notizie e i commenti trasmessi dai tg (dato che sale al 78,7% tra i pensionati e al 74,1% tra le casalinghe). In secondo luogo, il 30,6% degli elettori si affida ai programmi di approfondimento («Porta a Porta, Matrix e simili»). I giornali – prosegue il Censis – sono determinanti per il 25,4% degli elettori (soprattutto istruiti e nelle grande città). Marginali le conversazioni con familiari e amici (19%) e il web (2,3%).
Molto interessanti in questo quadro sono le rilevazioni dell’Agcom, l’autorità di garanzia per le comunicazioni che pure coprono un periodo (29 aprile-8 maggio) precedente al clou della campagna elettorale e all’ultima tornata di nomine di Viale Mazzini decise da Berlusconi a Palazzo Grazioli. Emerge «uno squilibrio a favore della maggioranza in tutte le reti, eccetto il Tg3».
Sulle reti del Biscione, Tg4 e Tg5 violano la par condicio dedicando rispettivamente il 74% e il 60% dei loro spazi a PdL e Lega «con particolare concentrazione su governo e premier». Studio Aperto durante la prima decade di maggio è sbilanciato a favore delle forze politiche maggiori. Tg2 e La 7 sono sbilanciati a favore del governo rispettivamente del 62% e 67%. Il Tg1, secondo l’Agcom, «mantiene costantemente oltre il 50% del tempo antenna (cioè la copertura complessiva tra notizie e interviste, ndr) dedicato alla maggioranza contro il 25-30% all’opposizione.
Multata Rete4. Ne è scaturito un richiamo generale «a un maggior equilibrio tra tutte le liste in competizione» con l’adozione di uno «specifico ordine di riequilibrio» a carico di Rete4. Tutto ciò è servito? Non pare.
Dalla Cnn a Videolina il vicepresidente della Vigilanza Giorgio Merlo ha denunciato, alla vigilia del voto, «la presenza ossessiva e costante di Berlusconi in tv». Rete4 è stata multata di 180mila euro per l’inosservanza del provvedimento dell’Autorità. Il capo del governo non si è fatto mancare niente: “Porta a Porta”, “Matrix”, Cnn, Canale Italia, Odeon, T9, Videolina, RadioRai, Radiomontecarlo, Radio Anch’io, Rtl.

L’Unità, 10 giugno 2009

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