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“Sorpresa: l’indulto ha un effetto positivo” di Francesco Drago, Roberto Galbiati e Pietro Vertova

Studiato per ridurre almeno temporaneamente il sovraffollamento delle carceri italiane, l’indulto del 2006 è stato tra i provvedimenti più criticati della scorsa legislatura. Perché favoriva i criminali e diminuiva il valore deterrente e la credibilità del sistema penale, sostenevano i contrari. Ma il provvedimento stabiliva che se fossero tornati in carcere per un nuovo reato, i beneficiari avrebbero dovuto scontare anche la pena residua in aggiunta alla nuova. Insomma, ha dato certezza alla pena. E questo ha determinato un calo delle recidive.

L’ultimo provvedimento di indulto approvato dal Parlamento italiano è quello del 2006, votato a maggioranza qualificata dei due terzi il 29 luglio di quell’anno. Con quel provvedimento si è commutata parte della pena per la maggior parte dei reati commessi prima del 2 maggio 2006. L’immediata conseguenza dell’indulto è stata la scarcerazione anticipata di circa 25mila soggetti, nel mese di agosto del 2006. Studiato per ridurre almeno temporaneamente l’inaccettabile sovraffollamento delle carceri italiane, l’indulto è stato tra i provvedimenti più criticati della scorsa legislatura. Le obiezioni fondamentali all’indulto sostenevano la sua natura criminogena e la diminuzione del valore deterrente e della credibilità del sistema penale.

DALLE PENE EFFETTIVE A QUELLE ATTESE
Ma è proprio vero che l’indulto del 2006 ha avuto degli effetti così devastanti sul benessere degli Italiani? Le conclusioni di un nostro studio pubblicato sul numero di aprile del Journal of Political Economy suggeriscono una valutazione diversa. A partire dai dati sulle caratteristiche e sul comportamento recidivo di coloro che ne hanno beneficiato, la nostra analisi mette in luce che il provvedimento è stato un positivo esperimento di policy da cui si può imparare per il futuro.
La legge non soltanto è stata ben congegnata, ma ha anche ridotto il numero di reati commessi dai beneficiari rispetto a quanti ve ne sarebbero stati senza l’indulto. (Alcuni esperti raccomandano di seguire il provvedimento italiano per risolvere problemi di sovraffollamento nelle prigioni della California. Si veda l’articolo di Steven Levitt “The Great California Prison Experiment”.)
Il provvedimento ha liberato individui con pene residue minori di tre anni, individui che, senza questo provvedimento, sarebbero stati liberati a scadenza naturale delle loro sentenze. La media della sentenza residua dei beneficiari nell’agosto 2006 era di circa quindici mesi. Un provvedimento accessorio cruciale, ma passato in secondo piano nel dibattito pubblico, stabiliva che in caso di rientro in carcere per un nuovo reato, i beneficiari dovessero scontare la pena residua in aggiunta alla nuova. L’indulto è stato una sistematica commutazione di pene effettive in pene attese. Ad esempio, indultati con una pena residua di cinque mesi hanno effettivamente scontato cinque mesi in meno della loro pena e alla loro uscita dal carcere si aspettavano una pena aggiuntiva di cinque mesi in caso di rientro in carcere. La liberazione di coloro che, secondo la sentenza originaria, dovevano ancora scontare una pena residua non superiore ai tre anni, ha consentito di osservare il comportamento di circa 25mila individui con pene residue che variavano da uno a trentasei mesi.
Confrontando il comportamento dei beneficiari dell’indulto con pene residue alte con quello dei beneficiari con pene residue basse, osserviamo che i primi hanno avuto una propensione a delinquere minore. Nel nostro studio documentiamo che gli individui con pene residue maggiori hanno avuto tassi di recidiva del 25 per cento minori. In altre parole, un mese in meno trascorso in carcere associato a un mese in più di carcere atteso riduce la recidiva. Senza il provvedimento accessorio che prevedeva di aggiungere la pena residua alla nuova in caso di rientro in carcere, i tassi di recidiva dei beneficiari dell’indulto sarebbero stati molto più alti. Se ne deduce che, a parità di altre condizioni, l’indulto ha ridotto il volume reale dei reati che, seppur diluiti nel tempo, questa frazione della popolazione avrebbe commesso uscendo dal carcere secondo la naturale scadenza della sentenza originaria. Si è quindi trattato di una misura efficace contro il crimine, almeno per quanto riguarda i circa 25mila che ne hanno beneficiari.

ALTERNATIVE AL CARCERE
Ma da cosa dipende questo risultato? Come ha fatto l’indulto a ridurre la propensione alla recidiva? Il nostro lavoro suggerisce che l’effetto positivo dipende dalla certezza della pena. Infatti, se gli individui hanno in media risposto positivamente, cioè commettendo meno reati, al provvedimento, vuole dire che l’incentivo della commutazione della pena effettiva in pena attesa è risultato credibile e perciò efficace. Quindi l’indulto non sembra aver minato il valore deterrente del sistema penale per i beneficiari del provvedimento.
Vale la pena discutere i nostri risultati alla luce di quelli ottenuti da Alessandro Barbarino e Giovanni Mastrobuoni. I due autori analizzano tutti gli indulti dal dopoguerra a oggi e con dati di tipo aggregato – i tassi di crimine a livello regionale – mostrano che dopo ogni indulto i tassi di criminalità aumentano. (Occorre dire che non tutti i provvedimenti precedenti a quello del 2006 hanno previsto il meccanismo della pena residua da scontare in caso di rientro.) Per quello del 2006, mostrano che le rapine in banca aumentano in modo considerevole dopo il provvedimento. Èragionevole pensare che dopo l’indulto del 2006 molti reati siano aumentati nel breve periodo . Ciò che vogliamo evidenziare tuttavia è che con l’indulto del 2006, l’uscita dei soggetti dal carcere prima della scadenza naturale della pena anticipa il periodo in cui si commettono reati che sarebbero stati comunque perpetrati, perché i beneficiari dell’indulto sarebbero usciti a naturale scadenza della loro pena, ma ne riduce il numero grazie agli incentivi dovuti alla sospensione dei benefici in caso di rientro in carcere. In questo senso i nostri risultati sono coerenti con quelli del lavoro di Barbarino e Mastrobuoni.
L’indulto non è una politica che si può applicare ripetutamente. Però, una valutazione più attenta del provvedimento del 2006 suggerisce una serie di interventi per strutturare meccanismi penali alternativi alla carcerazione: ad esempio, l’estensione delle pene alternative e della libertà condizionale, liberando alcuni soggetti prima della scadenza naturale della loro sentenza come è stato fatto in modo generalizzato in occasione dell’indulto. Per evitare i tentativi di risolvere enormi problemi sociali e giuridici attraverso una politica repressiva e molto costosa fatta di costruzione di nuove carceri e privazione delle libertà personali.

da www.lavoce.info

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