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“Iran sull’orlo della guerra civile”

Morire per la libertà. Nel 2009 deve ancora accadere, è successo a una ragazza iraniana, si chiamava Neda, ma il tributo di sangue sembra non bastare all’Iran dove la tensione è altissima. Purtroppo lei è già diventata un simbolo dell’opposizione iraniana. La ragazza sanguinante ripresa da un video è rimasta uccisa ieri a Teheran negli scontri con i sostenitori del governo. Secondo vari siti internet e i social network Youtube e Twitter, la ragazza si chiamava Neda. Secondo un post trasmesso da Twitter apparso sul sito di opposizione loftan.org, la strada di Teheran dove la ragazza sarebbe stata uccisa, via Amirabad, sarebbe stata ribattezzata dai contestatori “via Neda”. Il video che la mostra ferita alla testa e priva di sensi è visibile su Youtube digitando le parole “Neda iranian girl”.
Ha trovato la morte nel corteo che ieri, sfidando il divieto delle autorità, si è mosos nella capitale iraniana. La polizia antisommossa è intervenuta con lacrimogeni, idranti e manganelli per disperdere centinaia di manifestanti filo-Mousavi, radunati davanti all’Università di Teheran. Secondo alcuni testimoni, lungo il Viale Enghelab, dove la manifestazione sarebbe dovuta sfilare, sono appostati anche agenti armati sui tetti. Sono stati uditi spari. Poche ore e su You Tube appare il video della ragazza uccisa dalle milizie. Secondo i blogger è stato lanciato acido sulla folla dagli elicotteri.

“L’Italia e L’Europa non assistono insensibili al dramma che si sta consumando in Iran. Occorre fermare l’azione repressiva che già molte vittime innocenti ha
provocato. I ragazzi e le ragazze di Teheran non possono e non debbono essere lasciati soli. Chiediamo con forza al governo italiano di trasmettere alle autorità iraniane la ferma condanna della repressione in atto e di agire in tutte le sedi europee ed internazionale in questa direzione”. L’ha dichiarato Piero Fassino responsabile esteri del PD.

Nuove parole incendiarie. “Considerando le vostre sconsiderate affermazioni, non potete più essere considerat idegli amici della nazione iraniana. Pertanto vi consiglio: correggete il vostro atteggiamento fatto di ingerenze”. Ahmadinejad parla a un consesso di chierici e insegnanti, ma si rivolge ai numerosi paesi occidentali che criticano l’Iran per lo svolgimento delle elezioni e il rifiuto di accogliere le richieste dell’opposizione.
Domenica è stato l’establishment islamico a occupare la scena, dando la sua versione di quanto e’ accaduto ieri e lanciando precise accuse alla Gran Bretagna.

Le tv di stato aveva dparlato sabato di numerosi morti, da 10 a 13, per poi ritrattare. I feriti sono almeno un centinaio. Sono la conseguenza di scontri non meglio specificati tra le forze dell’ordine e quelli che senza mezzi termini vengono definiti terroristi. Si afferma di sapere anche a quale sigla appartengano, vale a dire a quei mujaheddin del popolo che hanno le loro basi all’estero, per esempio nel vicino Iraq, e il loro quartier generale a Londra.

E’ la teoria del complotto: agenti provocatori che commettono atti di chiara natura eversiva, attaccano i distaccamenti militari, bruciano autobus e perfino le moschee. Difficile crederlo ma a tirare le fila di tutto questo – secondo il ministro degli esteri Manuchehr Mottaki – e’ la Gran Bretagna. La prova: negli ultimi mesi prima del voto “e’ stato registrato un forte incremento nel flusso di persone provenienti dalla Gran Bretagna che entravano in Iran”.

Sulla Gran Bretagna, gia’ nei giorni scorsi indicata come una potenza malvagia, si sono diretti gli strali di Mottaki, secondo il quale Londra addestra gruppi terroristi attivi nel sud della Repubblica islamica ed influenza le altre potenze per fare loro assumere una posizione contraria al programma nucleare di Teheran. In particolare sta cercando di bloccare ogni apertura della amministrazione Usa verso l’Iran.

Gli ha fatto eco il presidente del parlamento Ali Larijani, che – pur suggerendo di ascoltare chi esprime dubbi su come sono stati condotti gli scrutini – ha definito vergognose le dichiarazioni fatte dalle autorità statunitensi, britanniche, francesi e tedesche sull’andamento delle elezioni e ha chiesto di rivedere i rapporti tra Iran e i tre paesi europei.
Attribuire le proteste di questi giorni in Iran “ad un complotto degli stranieri” e’ “segno di una falsa politica”. Lo ha detto oggi l’ex presidente riformista Mohammad Khatami in una dichiarazione riportata dall’agenzia Mehr. Khatami ha sottolineato “il silenzio e la compostezza” delle manifestazioni a Teheran prima degli scontri di ieri, affermando che “il Paese e la rivoluzione appartengono al
popolo”. È stato lo stesso ministro degli esteri britannico David Miliband a replicare: “Non e’ vero che le manifestazioni sono manipolate dall’esterno. Respingo categoricamente questa idea… Il Regno unito e’ fermissimo nel sostenere che spetta al popolo iraniano scegliere il suo governo”.

L’Iran è dunque sull’orlo della guerra civile.
Il leader dell’opposizione Mir Hossein Mousavi critica duramente il discorso della guida suprema Ali Khamenei che ha convalidato l’elezione del presidente Ahmadinejad. Sul suo sito Mousavi ha accusato, senza nominarlo, l’ayatollah Ali Khamenei di minacciare il carattere repubblicano delle Repubblica islamica e di mirare all’imposizione di un nuovo sistema politico. Dal 1989 in 20 anni di potere è la prima volta che viene fatta una critica così diretta da un politico alla massima autorità del paese. E grazie a internet alle denunce si accompagnano immagini, frame, più forti di ogni smentita.

Mar. Lau.

www.partitodemocratico.it, 22 giugno 2009

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