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“Licenziabili 7 mila prof e dirigenti”, di Alessandra Ricciardi

Alla fine, la norma libera posti è arrivata. Nella sede più sicura -visto che già si prefigura il ricorso al voto di fiducia- ovvero quella del decreto legge Tremonti ter, la manovra estiva del ministro dell’economia, Giulio Tremonti, approvata venerdì scorso dal consiglio dei ministri. Dirompenti gli effetti per la scuola: secondo quanto risulta a ItaliaOggi, potranno essere licenziati circa 7 mila dipendenti, tra insegnanti e dirigenti scolastici, per essere posti forzatamente in pensione. A tanto infatti ammonterebbe il contingente di personale scolastico che ha già maturato il requisito indicato dal decreto legge Tremonti, ovvero i 40 anni di contributi versati, alla luce del quale il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, è autorizzata a procedere alla risoluzione anticipata e unilaterale del rapporto di lavoro. L’anzianità contributiva dei 40 anni prenderà il posto per tre anni dei 40 anni di effettivo servizio ad oggi necessari. La norma del Tremonti ter riscrive infatti l’articolo 72 del decreto legge n.112/2008, così come poi modificato in sede di conversione. E autorizza le amministrazioni pubbliche, per i soli anni 2009, 2010 e 2011, a risolvere il contratto di lavoro, anche del personale dirigenziale, al compimento del 40esimo anno di anzianità contributiva, dando un preavviso di sei mesi all’interessato. Il nuovo regime, seppur transitorio, era atteso da tante amministrazioni alle prese con la necessità di liberare un po’ di posti e procedere magari a nuove assunzioni. Non si applicherà però a magistrati, professori universitari e dirigenti medici, categorie per le quali il dl attua una specifica esclusione. La norma libera posti così formulata ricalca in larga misura quella che al senato la maggioranza ha provato a introdurre in via emendativa al ddl lavori usuranti e pubblico impiego, da tempo bloccato nelle commissioni Affari costituzionali e Lavoro.
Altre due novità per la scuola arrivano sul fronte delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici, uno dei pezzi forti della riforma Brunetta che ora viene riscritto: la prima riguarda le visite fiscali che il Tremonti ter chiarisce essere a carico del sistema sanitario nazionale. Insomma, non sono più le scuole a dover far fronte alla spese per il medico di controllo, ma direttamente le Asl, che avranno a questo scopo un finanziamento ulteriore. La seconda novità riguarda le fasce di reperibilità. Il ministro della funzione pubblica aveva previsto che per undici ore al giorno i dipendenti pubblici malati fossero reperibili a casa, non potendosi assentare neanche per acquisti di farmaci o per esami medici: dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20, liberi da potenziali controlli solo nelle ore notturne e tra le 13 e le 14. Questa parte del decreto Brunetta è soppressa e tornano così in vigore le vecchie fasce di reperibilità: dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19. Non si applica invece ai dipendenti della scuola l’esclusione dalla decurtazione di stipendio per ogni giorno di malattia che scatterà, sempre con il Tremonti ter, per il personale del comparto sicurezza e difesa. Liberi tutti, infine, di assentarsi per permessi, per donare il sangue ma anche a fini sindacali, senza vedersi intaccare la busta paga. Un’altra raddrizzata data da Tremonti al decreto Brunetta.

Per il momento non ce l’hanno fatta invece i contratti di disponibilità, che inizialmente dovevano essere previsti con un decreto legge autonomo e poi invece come articolo del dl estivo. Anche qui la previsione è saltata. Si tratta dei contratti con i quali l’Istruzione e il Lavoro avrebbero garantito continuità salariale a tutti i docenti precari -da ultimo l’ombrello era stato esteso anche agli Ata, seppure con un orario e un salario part time- che quest’anno hanno avuto un contratto fino al termine dell’anno scolastico o delle lezioni e che, causa tagli agli organico della scuola, da settembre sarebbero rimasti a casa, usufruendo del sussidio di disoccupazione. Il contratto avrebbe impegnato i lavoratori a essere disponibili per supplenze, corsi di recupero e progetti contro la dispersione scolastica, a fronte di un salario minimo garantito. La norma, coperta finanziariamente con il fondo per le supplenze e quello delle regioni per gli ammortizzatori sociali, dovrebbe a questo punto spuntare come emendamento governativo in sede di conversione parlamentare del dl.

ItaliaOggi, 30 giugno 2009

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