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“Troppi prof, dice il ministro. Ma i dati non corrispondono”, di Nicola Colajanni

In Italia ci sono troppi insegnanti in rapporto al numero di alunni rispetto alla media dei paesi Ocse. È l’accusa rivolta al sistema italiano che si ripete da nni e che è rimbombata anche nell’aula conferenze del ministero dell’istruzione in occasione della presentazione alla stampa da parte del ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini della versione italiana del rapporto Ocse, avvenuta l’altra settimana. Ma è proprio così? Per una strana alchimia, confrontando i dati diffusi dalla Gelmini con quelli contenuti nei rapporti in lingua originale, risultano molte differenze. Il comunicato stampa e le slides ministeriali, ancora non pubblicate come promesso sul sito del ministero, attribuiscono ai rapporti Ocse che il numero degli insegnanti per ogni 100 studenti globalmente considerato sarebbe in Italia pari a 9,6 mentre quello della media dei paesi Ocse sarebbe pari a 6,5. Il Rapporto “Economy Survey of Italy” (www.ocse.it), nel suo Capitolo IV a pag.108 nella Tabella 4.2, riporta, insieme ad altri dati, il raffronto sul suddetto parametro con riferimento alla scuola primaria, alla scuola secondaria di primo e a quella di secondo grado. Il confronto Italia-media Ocse nei tre settori è rispettivamente il seguente: 9,4(6,2) – 9,7(7,5) – 9,1(8,0), fra parentesi i dati Ocse. Non è riportato il confronto complessivo che il ministero, arbitrariamente sulla base di tali dati, considera come si è detto, essere 9.6(6,5). Il rapporto internazionale dà invece un numero di docenti italiani ogni 100 alunni a 9,4 rispetto al 7,2 della media Ocse.
Il Rapporto “Economy Survey of Italy”, fonda la sua valutazione sui dati riportati nel Rapporto Education at a Glance del 2008, ove a pag. 461 (Tabella D2.2), sono esposte le rilevazioni relative all’anno scolastico 2005-06, che riguardano il rapporto tra il numero degli studenti e quello degli insegnanti che correttamente rapportati portano a quelli sopraindicati riguardanti il numero di insegnanti ogni 100 studenti. Va segnalata la circostanza, perché con riferimento ai confronti sulla spesa per gli insegnanti questa spiega la sopravvalutazione attribuita nei rapporti all’Italia, che i dati dei Glance riguardano il complesso delle scuole statali e private, escludono gli insegnanti di sostegno e quelli tecnico pratici (112 mila unità solo nello stato), e includono invece quelli di Religione cattolica(25 mila unità solo nello stato) sulla base di un discutibile criterio che si propone di prendere in considerazione esclusivamente gli insegnanti titolari di un insegnamento frontale con una intera classe. Inoltre i dati del Rapporto Clance citato riportano anche i dati della scuola per l’infanzia stranamente non presenti nello studio “Economy Survey of Italy”.

In ogni caso, ciò premesso, si deve constatare che, sulla base dei dati riportati nel rapporto “Economy Survey of Italy”, non si giunge alla cifra sbandierata dal ministero come conferma delle dissipazioni in atto nella scuola pubblica (fra l’altro riguarderebbe anche la privata) ma a valori sostanzialmente diversi che collocano per l’Italia il numero dei docenti ogni 100 alunni a 9,4 rispetto al 7,2 della media Ocse. A questo dato, che dovrebbe essere ulteriormente precisato con un conteggio riferito al numero complessivo degli studenti presenti nei tre settori considerati, si può giungere considerando i Gap(Italia-media Ocse) indicati nella Tabella 4.2 citata che indicano rispettivamente 1,51-1,30-1,12. La media di questi Gap è 1,3. E’ lo stesso dato che si ricava se si rapportano il 9,4 e il 7,2 che si possono considerare come i dai complessivi rispetto a quelli settoriali sopraindicati del Rapporto “Economy Survey of Italy”. A conferma di questa analisi è opportuno ricordare che il Quaderno Bianco del 2007 riportava (Tab 7.1. pag.43), traendoli dal Rapporto Education at a Glance del 2006, e quindi con riferimento all’anno scolastico 2003-04, valori simili che attestavano l’Italia, sempre nel numero di insegnanti ogni 100 studenti nei tre settori indicati, a 9,1 a fronte di 7,5 della media Ocse.

ItaliaOggi, 30 giugno 2009

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