partito democratico

“Germania e Italia. La parola «sinistra» non basta più”, di Piero Fassino

Caro Direttore,
dal voto tedesco viene la dura conferma di quel che già era emerso nel voto europeo di giugno: le politiche, le parole e gli strumenti della sinistra riformista manifestano una crescente difficoltà a intercettare le ansie e le aspettative del nostro tempo. Quel che andava bene ed era efficace nel ‘goo non appare in grado di dare risposte alle domande e,ai problemi del nuovo secolo.
E esattamente partendo da questa consapevolezza che, ispirato da Romano Prodi, è nato il Partito Democratico, con il duplice obiettivo di unificare in un solo partito le diverse correnti del riformismo italiano il riformismo socialista, il solidarismo cattolico democratico, il pensiero laico liberalprogressista e al tempo stesso andare oltre quelle storie, per mettere in campo un nuovo pensiero per un nuovo secolo, capace di assumere nuove culture e sensibilità di progresso, dall’ambientalismo ai diritti civili.

Il primo Congresso del Pd è l’occasione per verificare quanto quei due obiettivi siano stati fin qui realizzati e come proseguire il cammino intrapreso.
Quanto all’obiettivo dell’unificazione in un solo partito delle pluralità riformiste italiane, va detto come ha sollecitato qualche settimana fa sul Corriere della Sera il professor Giuseppe Galasso che la configurazione del Pd non è compiuta.
Se, infatti, senza la coraggiosa decisione di Ds e Margherita di unirsi il Pd non sarebbe mai nato, è altrettanto vero che unire il riformismo italiano significa aprire le porte del nuovo partito a tutte le sensibilità. Le scelte maturate in questi mesi con la segreteria Franceschini dicono che ciò oggi può avvenire.
La scelta del Pd di essere cofondatore, al Parlamento Europeo, del nuovo Gruppo Progressista dei Socialisti e Democratici primo passo per andare oltre le vecchie case anche in Europa e le posizioni chiare assunte dal Pd in materia di laicità dal caso Englaro alla difesa della 194 alla tutela della scuola pubblica consentono, a quanti si sono battuti con passione per non disperdere il patrimonio del riformismo socialista, di far vivere oggi quella cultura a pieno titolo nel Partito Democratico. Peraltro il tema della laicità, la scelta di un’economia sociale di mercato che non separi accumulazione e redistribuzione, l’impegno per una politica fondata sull’etica pubblica e sulla certezza delle regole e del diritto, consentono a chi si riconosce in un riformismo laico, repubblicano, «liberale», di poter ritrovare casa nel Pd. Per altro verso ancora, l’assunzione da parte del Pd della sostenibilità e della green economy come cifre programmatiche può consentire ai Verdi di unirsi ai tanti ambientalisti che fin dalla nascita sono parte costituente del Partito Democratico. E, infine, coloro che si sono separati dall’arroccamento ideologico di Rifondazione Comunista possono ritrovare nel Pd il luogo per una militanza politica sottratta al rischio di una nicchia minoritaria.

Certo, unire in un unico partito la pluralità delle culture riformiste non è esercizio semplice, né di breve periodo. Ma è il mondo intorno a noi a sollecitarci ad andare oltre la parzialità di ogni singola storia, per scrivere e narrare una storia nuova, in cui possano riconoscersi tutti coloro che credono in comuni valori di progresso, di uguaglianza, di giustizia, dì libertà. Il Pd è nato per questo e questo deve essere, perché dal presentarsi con un profilo largo, aperto e plurale dipende la possibilità di raccogliere il consenso indispensabile per contendere alla destra la guida dell’Italia.
Non minore coraggio e determinazione serve sul fronte dell’innovazione culturale e progettuale di cui il Pd deve essere portatore. Il nuovo secolo ci mette di fronte a temi la globalizzazione sull’uscio di casa, la flessibilità del lavoro e la sua esposizione alla precarietà, la crisi fiscale dello stato sociale, l’immigrazione e i suoi impatti sulla società, la sicurezza dei cittadini che non si possono governare riproponendo semplicemente ciò che ieri era efficace e oggi non lo è più. Né basta evocare la parola «sinistra», perché per essere credibile quella parola ha bisogno di contenuti e proposte nuove, unica strada per intercettare le aspettative di una società che per placare le proprie inquietudini non esita a volgere lo sguardo a destra.

dal Corriere della Sera

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