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66° Anniversario della deportazione dal ghetto di Roma. Intervento dell’On. Causi alla Camera dei Deputati

il 16 ottobre del 1943, in questa città, nel ghetto di Roma, a qualche centinaia di metri dall’Aula di Montecitorio, vennero prese 1.022 persone (uomini, donne, bambini e anziani), rapite dalle loro case, trasferite su camion e condotte su vagoni-bestiame ad Auschwitz.
Si tratta del più grande episodio di deportazione di ebrei italiani nella storia della Shoah italiana: tornarono in diciassette! Credo che ogni anno questa Assemblea debba ricordare questa data. Lo dico perché sono convinto che la memoria è un buon esercizio contro la menzogna, l’affabulazione e l’oblio. Quando un popolo, asfissiato dalla propaganda di Goebbels e trascinato da un leader invasato, perde il senso di se stesso accade quel che accadde nel 1943 e il regime fascista non fece nulla per impedirlo, anzi scelse la strada scellerata delle leggi razziali.
Dobbiamo ricordare anche per ricordare i tanti italiani che nascosero gli ebrei nelle cantine e nelle soffitte delle loro case e i tanti religiosi che li nascosero nei conventi e nelle chiese per salvarli dalla sterminio, dalla morte e dalla tortura. Dobbiamo farlo anche per ricordare che vi furono molti italiani non ebrei – antifascisti, antinazisti, resistenti, renitenti alla leva – che solo in nome del fatto di essersi opposti al regime fascista o nazista furono deportati, torturati o uccisi.
E dobbiamo ricordarlo perché bisogna estirpare dai nostri cuori ogni forma di odio, di intolleranza e di razzismo, e mai però estirpare dalla nostra mente la memoria e il ricordo di ciò che è successo nel ghetto di Roma il 16 ottobre del 1943: 1.022 ebrei furono deportati e solo diciassette ritornarono vivi. Potrebbe succedere ancora a qualcun altro quello che successe in quegli anni, e vi è un’unica medicina perché non succeda mai più in nessun angolo, anche il più recondito della terra: questa medicina è non dimenticare mai

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