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“Cinque per mille: Tremonti alla carica con lo ‘scudo fiscale'”, di Giorgio Beretta

Oltre il danno le beffe. Non solo il Governo italiano con la Finanziaria 2010 intende tagliare ulteriormente gli aiuti ai Paesi poveri riducendoli al minimo storico degli ultimi 13 anni, ma sta facendo anche sparire la possibilità per i contribuenti di elargire alle Onlus e Ong il 5 per mille. Lo hanno denunciato ieri le associazioni del Cini. “Lo strumento del 5 per mille da destinarsi alle Ong e Onlus è sparito da questa Finanziaria e non si hanno notizie neppure dei fondi del 5 per mille destinati dai contribuenti nel 2007”.

Nei giorni scorsi, infatti, Federconsumatori e Adusbef annunciavano con non poco stupore che – dal CUD 2010 è sparita la voce che dava la possibilità al contribuente di scegliere a chi destinare il 5 per mille.

Ma le beffe non finiscono qui. Le sorti del 5 per mille sono infatti legate agli (eventuali) fondi che arriveranno dallo scudo fiscale. Lo conferma il comunicato diffuso ieri in serata dall’Agenzia delle Entrate, dopo che dalla bozza del Cud 2010, pubblicata il 6 ottobre, era stato “depennato” il riquadro per la destinazione del cinque per mille dell’Irpef al non profit, alla ricerca scientifica e sanitaria e all’università.

Un’idea che non è affatto piaciuta al portavoce del Forum del terzo settore Andrea Olivero che al Sole 24 Ore ha commentato: “Il ricorso ai fondi dello scudo fiscale è quanto di più lontano potessimo immaginare dalla stabilizzazione del cinque per mille, e ci porta invece al massimo della precarietà. Ancora una volta, non si considera seriamente il Terzo settore, che ha bisogno di risorse stabili per operare e per pianificare i propri interventi. L’inserimento della norma in Finanziaria, ancora una volta, comporterà poi che la platea dei potenziali beneficiari sarà il risultato della solita mediazione in Parlamento”.

Ovvio, non è solo questione di vedersi garantite “risorse stabili”. Il problema l’ha colto chiaramente Banca Etica che ha affermato che non accetterà la raccolta di capitali che dovessero rientrare in Italia grazie allo “scudo fiscale”. “I principi della finanza etica che ispirano per intero la nostra attività prevedono la piena tracciabilità e la provenienza lecita del denaro che raccogliamo – ha spiegato Mario Crosta, direttore generale di Banca Etica. Accettare capitali accumulati anche grazie al mancato rispetto delle leggi e che, al già grave reato di evasione fiscale, potrebbero sommare il falso in bilancio, sarebbe una violazione del nostro Dna”. “L’intermediazione di denaro proveniente da attività illecite snatura e umilia l’impegno per la legalità che noi, insieme ad altri istituti bancari, associazioni e cittadini scegliamo quotidianamente” – aggiungeva Fabio Salviato presidente di Banca Etica e di Etica Sgr.

E qui si pone un bel rebus: potranno le associazioni umanitarie, quelle che lottano contro le mafie, per la legalità e per la tutela dei diritti, le Ong impegnate a fianco dei più poveri del mondo chiudere un occhio (anzi due) e tapparsi pure il naso (per usare un eufemismo) e a cuor leggero accettare sovvenzionamenti (governativi) provenienti da capitali accumulati attraverso attività illecite?

A loro l’ardua sentenza. A noi solo una noticina. Finalmente abbiamo capito che Tremonti è uomo di parola: non ci aveva forse detto che avrebbe fatto come Robin Hood togliendo ai ricchi per dare ai poveri? Eccovi accontentati.

Unimondo.org, 16 ottobre 2009

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