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“Intercettazioni e avvocati. Sì al Senato entro metà dicembre”, di Fiorenza Sarzanini

ROMA — L’appuntamento era stato fissato la scorsa settimana e dunque è soltanto un caso che si siano incontrati il giorno dopo il deposito della sentenza sul cosiddetto «Lodo Alfano». Ma l’accordo concluso tra il Guardasigilli Angelino Alfano e il presidente della Commissione giustizia del Senato Filippo Berselli rischia di rendere ancor più incandescente il dibattito sulla giustizia. Perché al centro del colloquio c’era la tabella di marcia da seguire per arrivare all’approvazione dei provvedimenti tuttora all’esame di palazzo Madama. E la scelta è caduta sui due disegni di legge ritenuti indispensabili per poter poi cambiare le regole dei processi penali, così come vuole il premier Silvio Berlusconi. Dunque si comincia dalla riforma dell’ordine forense e dalle intercettazioni.

Si andrà veloce, quasi di corsa. Berselli non lo nasconde, anche se con i suoi collaboratori rivendica il merito di aver preso tempo proprio sulla riforma più ampia, rilanciata dopo la bocciatura del Lodo, quasi a dover rappresentare una ritorsione nei confronti dei giudici.

Sono stati diversi gli esponenti della maggioranza, in testa il presidente della Camera Gianfranco Fini, a mostrarsi contrari alla separazione delle carriere dei magistrati e ad affrontare in tempi stretti modifiche più profonde. Ma il capo del governo e lo stesso Alfano vogliono dare comunque un segnale forte e dunque si procede, cominciando proprio dagli avvocati, ma soprattutto avendo la garanzia che il provvedimento sulle intercettazioni diventerà legge entro la fine del 2009. «Per metà dicembre – conferma Berselli – entrambi i provvedimenti saranno licenziati».

Agli inizi di questo stesso mese si terrà a Rimini «Il salone della Giustizia», di cui Berselli è promotore. Ministri e parlamentari, magistrati e responsabili delle forze di polizia, si ritroveranno davanti ai cittadini per parlare di processi, di sicurezza, di riforme, di carcere. Una vera e propria fiera che nelle intenzioni di chi l’ha organizzata «dovrà essere terreno di incontro», ma che invece rischia di trasformarsi nella platea di uno scontro sempre più duro. Per quella data «gli avvocati avranno ottenuto più poteri per bilanciare quello che già hanno i pubblici ministeri», come conferma lo stesso senatore prima di confermare quale sia il vero obiettivo di queste norme in cantiere: «Arriveremo a una vera parità tra le parti del processo, senza che ci possano essere mai più sbilanciamenti». Proprio quello che Berlusconi ha evidenziato più volte come «una necessità».

A seguire si approverà il testo delle intercettazioni. La materia è scivolosa e i rilievi del capo dello Stato — che nel luglio scorso convinsero i presidenti delle Camere a far slittare la discussione all’autunno — dovranno essere tenuti in conto. «Sentiremo il parere del procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso — chiarisce Berselli — e subito dopo disporremo i termini per la presentazione degli emendamenti. Ma non ci sa­ranno pause, perché questi tre disegni di legge sono parte di una stessa riforma e non si può continuare a rinviare». Il nodo da sciogliere, per quanto riguarda il provvedimento sulle intercettazioni, rimane quello degli «evidenti indizi di colpevolezza» necessari per poter disporre l’ascolto ambientale o dei telefoni degli indagati. Nel luglio scorso, dopo che il testo era stato approvato alla Camera grazie alla mozione di fiducia posta dal governo, Alfano aveva mostrato «apertura» rispetto alle perplessità del capo dello Stato spiegando che «si possono fare modifiche». Era il momento della distensione e del dialogo, anche con l’opposizione. La bocciatura del Lodo ha fatto cambiare atteggiamento al governo, come più volte ha annunciato lo stesso presidente del Consiglio. Adesso l’intenzione è quella di procedere spediti, «anche da soli», come hanno sottolineano diversi parlamentari del Pdl. La volontà di Alfano era quella di cominciare dalla riforma del processo penale, ma Berselli ha frenato, sia pur soltanto sui tempi. E alla fine il patto è stato suggellato.

Il Corriere della Sera, 21 ottobre 2009

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