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«Napoli, battaglia quotidiana», di Lorenzo Mondo

La moglie: «Hanno ucciso mio marito? Ditemi qual è il problema». La figlia tredicenne: «E’ toccata a lui, sono cose che succedono». Si riferiscono entrambe a Mariano Bacioterracino, ammazzato nel maggio scorso a Napoli da un sicario a volto scoperto. Ora è stato riconosciuto grazie alla diffusione, da parte della polizia, di un video che documenta la scena del delitto. Un video agghiacciante, che ha suscitato indignazione: per il comportamento dei passanti che scavalcano il cadavere senza manifestare un moto di pietà, come se facesse parte di uno squallido arredo urbano, uno scalino, una pianta malata, una merda di cane. Ma questa apparenza di normalità raggiunge il culmine nelle dichiarazioni dei familiari, che rivelano una rassegnazione senza più lacrime. E’ un fatalismo assoluto che cala come una pietra tombale, non soltanto sul caduto, ma sulla città vesuviana. E non bastano a scongiurarlo i pur importanti, occasionali successi delle forze di polizia.

D’altronde, quasi a farsi beffa degli inquirenti, i camorristi gli hanno buttato tra i piedi, nello stesso giorno del video, un altro morto. Gli hanno sparato da una vettura, tra la folla. Questo Salvatore Caianello aveva trascorso 18 anni in carcere perché aveva ucciso il nipote sedicenne che, intollerabile affronto per un boss, aveva litigato con suo figlio. Non basta voltare schifati la testa, pensando che lui e quell’altro non erano stinchi di santo. La guerra intestina è diretta infatti a ottenere la supremazia in una guerra condotta contro lo Stato, contro il vivere civile. Subdola, ramificata, recluta i suoi effettivi nei gangli di una società spesso sconfortata, impaurita, complice. Come può essere combattuta efficacemente da uno Stato che si mostra perfino incapace di far rispettare regole elementari, non affliggenti, come l’obbligo del casco per i motociclisti? Non si può neanche parlare di emergenza, come accade per l’immondizia inanimata, dal momento che l’emergenza – prodigio dell’inventiva criminale – a Napoli è diventata consuetudine. Eppure non bisogna dargliela vinta, occorre persuadersi una buona volta che vincere tanto degrado è questione primaria di ogni governo. Senza dimenticare che, a giorni alterni, voltata la pagina napoletana, si manifestano altri duri fronti, quelli imposti da ‘Ndrangheta e Mafia. Tanto ci è dato, e bisogna prenderne atto, con triste ma non arresa coscienza.
da la Stampa

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